“Cancellazione” - LE PAROLE DI BLAST
di Cristina Marchesan
Per via di un tremore essenziale, che mi assilla da quando ero piccola, non ho mai potuto eseguire con costanza lavori di precisione, come quelli che all’epoca venivano riservati alle bambine, in uso già dai primi anni del percorso scolastico. Confesso che anche l’imparare a scrivere in corsivo, in maniera fluida e leggibile, mi era costata molta fatica a causa dell’impatto del mio tremolio sui movimenti fini, in particolare delle mani. Va da sé che un errore o una macchia d’inchiostro sul compito, proprio quando eravamo ancora del tutto sprovvisti dei fantomatici cancellini, aveva il potere di innescare - per arginare la disgrazia di un sicuro buco sul quaderno - complicate strategie di cancellazione manuale, mediante lo sfregamento di una gomma bicolore, che richiedevano una discreta dose di abilità “fine” e in cui io decisamente non brillavo.
Anche metaforicamente parlando, di questi tempi, cancellare risulta molto più facile, eccetto, purtroppo, per ciò che concerne multe e sanzioni.
Nell’accennare alla regola di semplificazione in matematica e passando al diritto, in tale ambito la parola trova riscontro per quel che riguarda ad esempio l’estinzione di un’ipoteca o di un debito; mentre potremmo sostituirla con oblazione nel momento in cui quest’ultima consente la cancellazione di un reato contravvenzionale attraverso il pagamento volontario di una sanzione amministrativa.



