Il vice-Ministro Leo appare convinto, al punto da averlo ripetuto anche nella sua ultima intervista, che il nuovo codice tributario porterà certezza nel diritto. Qualche perplessità è però lecita averla.
Almeno due, una di merito ed una di forma.
Nel merito sembra che il tema certezza del diritto sia visto in modo piuttosto appiattito. La certezza del diritto è, come appare intuitivo, prevedibilità delle conseguenze giuridiche di una certa condotta. Il sapere, insomma, con una certa sicurezza, quali conseguenze si determinano adottando un determinato comportamento. Sennonché, a detta prevedibilità concorrono molteplici fattori: come è redatta una legge, che deve essere facilmente leggibile e di immediata intellegibilità; la sua stabilità, ossia non essere oggetto di reiterate modifiche; l’occorrenza o meno, per la sua applicazione, di ulteriori fonti di rango secondarie (decreti, provvedimenti ecc.) per definire aspetti necessari al suo funzionamento; la consistenza della giurisprudenza, in grado di fornire soluzioni stabili. Una pluralità di fattori eterogenei ma con un’analoga incidenza. Ebbene, siamo così sicuri che un codice possa garantire tutto ciò?



