C’è qualcosa di profondamente italiano in questa scena: l’azienda ha bisogno di assumere, individua la persona giusta, fa i conti, decide di investire. Poi scopre che, per accedere ai benefici contributivi, deve prima pubblicare un’offerta di lavoro su una piattaforma pubblica. Anche se il candidato è già stato scelto.
Non è una caricatura. È l’effetto pratico dell’obbligo di pubblicazione delle offerte sul Siisl come condizione per fruire degli incentivi.
La tesi è semplice: questo meccanismo non favorisce le assunzioni. Le complica.
Dal 1° aprile 2026 l’accesso ai benefici contributivi per l’assunzione di personale dipendente è subordinato, tra le altre cose, alla pubblicazione delle posizioni vacanti sul Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa (Siisl).
Un sistema nato per gestire le politiche attive, l’incrocio tra domanda e offerta e il monitoraggio pubblico del mercato del lavoro, che oggi viene utilizzato come porta di accesso agli sgravi.
Dal punto di vista tecnico il disegno è coerente: più trasparenza, più tracciabilità, più dati condivisi. Dal punto di vista operativo, però, la realtà è molto meno ordinata.
Il nodo critico è uno solo, ma decisivo: il legislatore immagina un mercato del lavoro che funziona in modo opposto a quello reale.



