L’istruzione contemporanea si trova dinanzi a un bivio evolutivo in cui il confine tra speculazione teorica e applicazione pratica si sta dissolvendo, spinto da necessità geopolitiche, da emergenze demografiche e dalla disruption tecnologica dell’Intelligenza Artificiale. Quello a cui assistiamo non è solo un aggiornamento dei programmi, ma una vera mutazione del valore del titolo di studio: dalla certificazione di una competenza acquisita alla dimostrazione di un risultato tangibile.
Mentre il sistema accademico occidentale è spesso ancorato a metriche di pubblicazione bibliografica, la Cina ha intrapreso una strada radicalmente pragmatica. L’Harbin Institute of Technology (HIT), una delle principali università dedicate alla difesa, ha avviato un programma pilota che consente ai dottorandi di ottenere il PhD presentando un prodotto o un design originale invece della tradizionale tesi di ricerca. Questo cambio di paradigma risponde alla necessità di risolvere i “colli di bottiglia” ingegneristici in settori vitali come i semiconduttori e il calcolo quantistico, dove la conoscenza teorica da sola non è più sufficiente a superare i blocchi tecnologici internazionali. Il caso di Wei Lianfeng, il primo studente a ottenere il titolo basandosi interamente su processi di saldatura laser e sulla manifattura della relativa attrezzatura, chiarisce la direzione intrapresa: la valutazione non spetta più solo a una commissione accademica, ma a un panel di esperti industriali che ne certificano l’utilità reale. Questa visione è stata formalmente sancita da una legge nel 2024, che permette di sostituire la tesi con progetti ingegneristici di alto profilo o lo sviluppo di nuovi apparati. Essere scienziati in questo contesto significa “costruire cose che funzionano” quando la sopravvivenza tecnologica nazionale è in gioco.



