Auto aziendale in uso promiscuo: dalla leva incentivante alle rinnovate policy aziendali di gestione dei costi
di Giacomo Monti
L’assegnazione in uso promiscuo al dipendente dell’auto aziendale rappresenta, storicamente, una delle forme maggiormente apprezzate di fringe benefit.
La disciplina fiscale, (articolo 51, comma 4, del TUIR), prevede un criterio di valorizzazione forfetario del beneficio, basato su costi chilometrici di esercizio - desumibili dalle tabelle nazionali elaborate dall’ACI - che prescindono dall’effettivo utilizzo e dagli effettivi costi del veicolo.
Questo meccanismo rende l’assegnazione dell’auto aziendale uno strumento particolarmente incentivante sotto il profilo retributivo. A fronte, infatti, di una tassazione relativamente contenuta, il dipendente beneficia di un incremento “indiretto” di retribuzione, rappresentato dal risparmio finanziario connesso alle spese annue di gestione del veicolo assegnato.
Allo stesso modo, le imprese “accettano” la deducibilità parziale dei costi sostenuti, considerato che il costo complessivo - tra spese vive e maggiori imposte pagate - presenta, di norma, margini di convenienza finanziaria rispetto al riconoscimento, a favore del dipendente, di un equivalente incremento salariale.



