Apple, Google e l’AI: accordo fatto, con molte domande aperte
di Simona Baseggio e Gabriele Silva
Per mesi Apple ha ripetuto che l’intelligenza artificiale sarebbe arrivata “alla sua maniera”: più controllata, più privata, più integrata nell’esperienza utente. Poi, da poco, è arrivata la notizia: Apple e Google hanno annunciato un accordo pluriennale per l’utilizzo dei modelli Gemini all’interno della nuova piattaforma Apple Intelligence, con una Siri profondamente rinnovata attesa nel corso del 2026.
Il dato, questo sì, è ufficiale. Molto altro, invece, resta ancora da chiarire.
Ma cosa sappiamo davvero dell’accordo? Apple e Google hanno confermato una collaborazione di lungo periodo: i modelli di Google Gemini costituiranno la base su cui Apple costruirà le proprie funzionalità di intelligenza artificiale. I termini economici non sono stati resi pubblici, ma secondo ricostruzioni di stampa (Bloomberg, Financial Times) l’accordo potrebbe valere circa 1 miliardo di dollari l’anno, per un totale stimato intorno ai 5 miliardi nel tempo.
Non sappiamo se si tratti solo di licensing dei modelli, di utilizzo dell’infrastruttura cloud di Google o di una combinazione delle due cose. Sappiamo però che Gemini non sarà una semplice “integrazione accessoria”: sarà un elemento strutturale dell’ecosistema Apple Intelligence.
Già questo basta a ridimensionare molte letture troppo nette.
Perché Google (e non OpenAI)? Qui iniziano le ipotesi. Apple avrebbe valutato anche OpenAI e Anthropic, ma la scelta finale è caduta su Google. Secondo alcune fonti, OpenAI non avrebbe accettato di sviluppare un modello fortemente personalizzato per Siri, preferendo mantenere il controllo diretto sulla propria traiettoria tecnologica. Ma non esistono dichiarazioni ufficiali in tal senso.



