Anomalie d’agosto: la lettera ISA che può far decadere il CPB
di Simona Baseggio e Barbara Marini
C’è un rito che si ripete puntuale come il caldo: appena gli studi professionali cominciano a guardare al calendario delle ferie, il cassetto fiscale si riempie. Quest’anno il timbro porta la data del 14 luglio scorso, giorno del provvedimento con cui l’Agenzia delle Entrate ha aperto la campagna delle comunicazioni di anomalia sui dati ISA relativi al periodo d’imposta 2024. Migliaia di lettere, recapitate nell’area riservata, che segnalano una possibile incoerenza in ciò che è stato dichiarato ai fini degli indici sintetici di affidabilità fiscale.
Sulla carta, niente di drammatico. Non è un accertamento: non c’è una somma da pagare, non c’è una scadenza perentoria. È — così la definisce l’Amministrazione — una comunicazione “informativa”, un invito a controllare e, se serve, a correggere spontaneamente. Il contribuente può replicare tramite l’apposito software, spiegare, allegare. Tutto molto civile, almeno nelle intenzioni.
Ma attenzione: per una platea non trascurabile — chi ha aderito al Concordato preventivo biennale — quella lettera dall’aria innocua non è affatto una formalità.
Il Concordato preventivo biennale nasce da un patto: il contribuente accetta una proposta di reddito costruita dall’Agenzia a partire, tra l’altro, proprio dai suoi dati ISA. Su quel reddito paga, per due anni, a prescindere da quanto guadagni davvero. È un accordo che poggia su un presupposto elementare: che i dati di partenza fossero corretti.



