Anche per il CPB 2026/2027 arriverà il “salvagente” del ravvedimento speciale?
di Simona Baseggio e Barbara Marini
A breve tornerà d’attualità il tema del concordato preventivo biennale. Come si ricorderà, l’istituto è stato presentato come uno degli strumenti destinati a segnare il passaggio da una fiscalità fondata sul controllo ex post a un modello di collaborazione preventiva tra contribuente e Amministrazione finanziaria.
La prima applicazione, relativa al biennio 2024-2025, ha però evidenziato un dato difficilmente contestabile: l’adesione è stata sostenuta in larga misura dalla possibilità di accedere al ravvedimento speciale per le annualità pregresse. Per molti operatori il concordato ha rappresentato, prima ancora che una scelta sul futuro, un’occasione di sistemazione del passato.
L’avvicinarsi del nuovo concordato 2026-2027 apre ora una questione meno evidente ma decisiva per comprendere se l’istituto possa davvero consolidarsi.
Il punto non è soltanto se il legislatore deciderà di riproporre una nuova forma di ravvedimento speciale. Il vero interrogativo riguarda chi verrebbe effettivamente incentivato da una simile misura.



