C’è qualcosa di meravigliosamente italiano nel vedere un decreto fiscale aprirsi come una pratica di ravvedimento e chiudersi, all’improvviso, con il profumo del mare, il luccichio delle prue e una brezza gentile che porta via Ires e Irap.
Succede così che, nel mezzo delle faccende ordinarie di questo Paese — contribuenti che inciampano per un codice tributo, professionisti che cercano di capire se una norma decorra, retroagisca o semplicemente vaghi nello spazio-tempo — compaia l’America’s Cup. E non una comparsata timida, no. Entra con la grazia di chi sa di essere “di straordinario rilievo”, formula che nel lessico legislativo italiano equivale più o meno a un lasciapassare celeste.
Un emendamento approvato in sede di conversione del decreto fiscale ha infatti deciso che, in ragione di tale straordinario rilievo, le persone giuridiche aventi sede legale in Italia, costituite nel 2026 dall’ente organizzatore o dalle squadre partecipanti, saranno esentate dall’imposta sul reddito delle società e dall’Irap per il 2026 e il 2027. Lo stesso privilegio, con ammirevole spirito nautico e internazionale, si estende alle stabili organizzazioni istituite in Italia nel 2026 in occasione dell’evento. Naturalmente, a condizione che le attività siano direttamente ed esclusivamente correlate alla partecipazione all’evento. Cioè, per capirci, non va bene il motoscafo per andare a prendere le mozzarelle. Serve la vela istituzionale.
È una norma che ha il pregio della sincerità. Non finge di essere universale, non recita la parte della riforma sistematica, non prova neppure a travestirsi da principio. È una carezza selettiva. Una di quelle che non si distribuiscono ai bambini in fila, ma al figlio del comandante, che in fondo ha remato più degli altri. O almeno così ci viene detto.
Il punto, del resto, non è neanche l’evento. L’America’s Cup è una cosa seria, elegante, televisiva, internazionale. Porta sponsor, turisti, riflettori, scarpe griffate da barca, abiti in lino irlandese, aperitivi ben vestiti e quella sana sensazione che il Paese, per qualche giorno, non sia soltanto un enorme ufficio accertamenti con vista sul mare. Il punto è il riflesso condizionato del legislatore fiscale italiano, che davanti a ogni cosa ritenuta nobile, glamour o mediaticamente fotogenica, sente l’irrefrenabile impulso di stendere un tappeto di esenzioni.



