Aiuti di Stato e nuova crisi energetica: l’Europa torna all’emergenza
di Simona Baseggio e Barbara Marini
La Commissione europea ha recentemente diffuso una bozza di Comunicazione con cui propone l’adozione di un nuovo quadro temporaneo in materia di aiuti di Stato, denominato Temporary Iran Crisis Energy Framework. Il documento individua le condizioni in presenza delle quali gli Stati membri potranno concedere sostegni pubblici alle imprese colpite dall’aumento dei costi energetici e dalle tensioni nelle catene di approvvigionamento, prevedendo un ampio ventaglio di misure – dalle sovvenzioni dirette alle garanzie, fino alle compensazioni degli extra-costi – destinato a operare, almeno nelle intenzioni, fino al 31 dicembre 2026 .
La nuova Comunicazione si inserisce nel solco dei regimi emergenziali in materia di aiuti di Stato, ma – più che interrogare la tenuta della disciplina ordinaria – sembra lanciare un segnale ben più immediato e, per certi versi, più inquietante: ci troviamo, ancora una volta, in una situazione di emergenza.
Non è un dettaglio. Il ricorso all’articolo 107, par. 3, lett. b) TFUE presuppone, per definizione, l’esistenza di una “grave turbativa dell’economia”. Non si tratta di una clausola neutra o di ordinaria amministrazione, ma di uno strumento eccezionale, che l’ordinamento europeo ha sempre riservato a fasi di crisi sistemica. Se oggi viene nuovamente attivato – dopo la parentesi pandemica e quella, non meno rilevante, legata alla guerra in Ucraina – il dato che emerge non è tanto la continuità degli strumenti, quanto la reiterazione della condizione che ne giustifica l’uso.
Già nelle prime pagine del documento, la Commissione descrive un contesto segnato da aumenti significativi dei prezzi energetici, tensioni nelle catene di approvvigionamento e ripercussioni diffuse su interi settori produttivi. Elementi che, presi singolarmente, potrebbero apparire come fisiologiche criticità di mercato, ma che, nel loro insieme, delineano un quadro di instabilità profonda.
Il fatto stesso che la Commissione ritenga necessario approntare un nuovo quadro temporaneo di aiuti, esteso fino al 31 dicembre 2026, rappresenta un indicatore della gravità della fase economica. Non si attivano strumenti straordinari – così ampi, così articolati, così prolungati nel tempo – se non in presenza di una situazione che eccede la normale capacità di assorbimento del mercato.



