Addio Piigs, arrivano i Bifs: ma stavolta l'Italia è in buona compagnia
di Pietro Alò e Antonello Cassone
Gli analisti della City si sono inventati un nuovo giocattolo lessicale e, manco a dirlo, ci hanno infilato dentro l’Italia. Si chiama “Bifs” l’ultima trovata dei desk londinesi e l’acronimo sta per Britain, Italy, France. Sono i tre Paesi che, secondo il Financial Times, rappresentano i nuovi problemi del debito europeo dopo lo scoppio della guerra in Iran.
Lo rivela un articolo firmato da Ian Smith e Jonathan Vincent. I grandi fondi internazionali hanno già archiviato il vecchio “Piigs”, quello coniato nel 2010 per Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna. Ora la sigla mette insieme tre pesi massimi del continente: la storica potenza industriale europea, la patria della Brexit e la quinta economia del mondo. Il termine lo ha inventato Craig Inches, responsabile del reddito fisso di Royal London Asset Management. Ma dietro la battuta da bar finanziario c’è una dinamica reale, e va raccontata senza isterismi.
Dallo scoppio del conflitto i rendimenti sono saliti ovunque. I decennali italiani e britannici hanno guadagnato almeno mezzo punto, i francesi 0,46 punti, i Bund tedeschi solo 0,39. Tradotto: gli investitori chiedono interessi più alti perché temono che la guerra faccia esplodere petrolio e gas, e che i governi europei debbano spendere di più per indipendenza energetica, difesa e riarmo. Il caso più clamoroso è britannico. Martedì Londra ha piazzato un’emissione monstre da 15 miliardi di sterline, con un rendimento del 4,91 per cento, il più alto dal 2008, anno della Lehman. C’è però un punto che i giornali esteri evitano di sottolineare, ed è la grande rimozione di questa narrazione.
Nei “Piigs” del 2010 l’Italia stava insieme a economie periferiche e fragili; oggi nei “Bifs” si ritrova accanto alle due nazioni più potenti dell’Europa occidentale, quelle che da sempre ci danno lezioni di rigore e fanno la voce grossa a Bruxelles. È un salto di categoria, e racconta una verità che a Francoforte non vogliono ammettere: l’Italia non è più il malato d’Europa, ma una delle tre economie sistemiche del continente. Quando trema lei, tremano tutti.



