78 nuove società, il Regime Adempimento Collaborativo conta 221 soggetti: ora inizia la sfida
di Chiara Forino
Grazie alla deroga introdotta dall’articolo 14 del D.lgs. 192/2025, l’Agenzia delle entrate ha potuto procedere all’ammissione di 78 società che avevano presentato istanza di ammissione al Regime Adempimento Collaborativo nel 2024.
Il comunicato stampa pubblicato l’8 gennaio sul sito istituzionale dell’Agenzia delle entrate annuncia quindi la fine del lungo periodo di impasse in cui l’Ufficio Adempimento Collaborativo non ha potuto, per tutto il 2025, emettere nessun provvedimento di ammissione a causa di un cortocircuito normativo che perdurava dall’entrata in vigore del D.lgs. 221/2023.
Nell’ambito della profonda riforma del Regime, infatti, il legislatore era intervenuto sul D.lgs. 128/2015 introducendo l’obbligo di far certificare il sistema di gestione e controllo del rischio fiscale da un soggetto terzo indipendente, in luogo della previgente valutazione ex-post dell’Ufficio competente in sede di istruttoria di ammissione. In breve, prima della riforma il sistema integrato di rilevazione, misurazione, gestione e controllo dei rischi fiscali veniva costruito in modo aperto, senza modelli di riferimento, dalla singola Società (o gruppo) istante e la sua efficacia era valutata dai funzionari successivamente alla presentazione dell’istanza, mentre dal 2024 tale analisi avrebbe dovuto essere svolta da professionisti qualificati e indipendenti prima della presentazione dell’istanza di ammissione, su un modello standardizzato, sebbene adattato alle peculiarità delle singole realtà aziendali.
Ad ogni modo, dopo la deroga all’obbligo di presentare la certificazione, formalizzata dall’articolo 14 del citato decreto correttivo, l’Agenzia delle entrate ha potuto comunicare l’ammissione “con riserva” delle società che avevano presentato istanza nel 2024 e sono risultate in possesso “di tutti i requisiti oggettivi e soggettivi”, fermo restando l’obbligo di presentare la certificazione entro il nuovo termine del 30 settembre 2026.
Venendo ai numeri, l’ultimo blocco di ammissioni è superiore all’insieme di tutte le ammissioni effettuate dall’Agenzia nel periodo 2016-2021 (77), e, se si considera il solo triennio 2023-2025, conferma la crescita esponenziale dell’interesse verso il regime: nel 2023 furono infatti ammesse 19 società, mentre nel 2024 le nuove ammissioni furono 31. Il comunicato evidenzia inoltre che tra gli aderenti ci sono alcune delle realtà economiche più importanti del Paese, che operano in tutti i settori: dalle attività industriali del comparto automobilistico, alimentare ed energetico alle maggiori realtà bancarie e assicurative, senza dimenticare l’alta moda, i servizi, i trasporti e l’intrattenimento. Altro dato rilevante: con i nuovi ingressi, l’Ufficio Adempimento Collaborativo presidia un imponibile di oltre 49 miliardi.
Il crescente numero di imprese ammesse, il costante ampliamento della platea e il perdurare interesse del mondo imprenditoriale nei confronti del Regime impongono ora una riflessione sulla sfida organizzativa che l’Amministrazione finanziaria si è trovata ad affrontare in questo periodo di transizione e che, a maggior ragione, dovrà dimostrare di riuscire a gestire nel prossimo futuro.
Il provvedimento di ammissione, infatti, non è solo l’atto conclusivo dell’istruttoria di ammissione, ma rappresenta il punto d’inizio del vero cuore dell’Adempimento Collaborativo: l’avvio di un’interlocuzione preventiva e costante, fatta di atti formali, quali l’incontro di apertura e le periodiche note di chiusura annuali, ma anche di un effettivo e continuo flusso informativo fatto di interpelli, comunicazioni di rischio, controlli preventivi da pianificare, ravvedimenti guidati, interlocuzioni rafforzate e aree di miglioramento per le quali è necessario individuare specifiche azioni rimediali, di cui va verificata l’effettiva implementazione. Senza contare le attività internazionali, sempre più rilevanti per le imprese, quali il progetto ICAP e l’analogo europeo ETACA, e il ruolo di coordinamento assegnato all’Ufficio Adempimento Collaborativo per le attività di controllo nei confronti delle società ammesse (e istanti) da parte della Guardia di Finanza e delle diramazioni regionali, solo per citare le attività più impegnative in termini di tempo, competenze e risorse.
Tale non esaustivo elenco di attività evidenzia la complessità del Regime Adempimento Collaborativo che, per mantenere l’attrattività conferitagli dai numerosi effetti premiali e dall’indiscutibile vantaggio competitivo di garantire, almeno sino ad oggi, la presenza di un interlocutore unico, non solo a livello di Ufficio, ma di team dedicato, nella relazione con il contribuente, dovrà necessariamente dimostrare che la qualità del servizio offerto a fronte della totale trasparenza del contribuente in merito alla gestione del rischio fiscale non verrà sacrificata all’altare della quantità. In tal senso, è indubbiamente da salutare con favore l’entrata in servizio effettivo dei 350 vincitori dell’ultimo concorso bandito ad aprile 2025 dall’Agenzia e interamente dedicato ai due uffici centrali dell’Adempimento Collaborativo. Un ingresso che, approssimativamente, decuplica il numero dei funzionari dedicati al regime. Uno shock organizzativo che non può e non deve essere sottovalutato. Nel medio periodo, infatti, i nuovi assunti, acquisite le competenze tecniche, organizzative e informative necessarie per l’erogazione dei servizi previsti dal Regime potranno costituire un valido riferimento per le società istanti e ammesse. Prima di allora, è concreto il rischio che, superato il blocco delle ammissioni, si entri in un periodo di difficoltà logistica che potrebbe comportare un significativo ritardo nelle risposte alle richieste di consulenza, un allentamento delle attività di controllo, che, seppur preventive, sono necessarie per non trasformare il Regime in un paradiso fiscale “control free” e, in generale, la percezione di perdita di valore di un regime che, nella volontà del legislatore, dovrebbe progressivamente modificare il rapporto tra Fisco e contribuente non solo per le società in Cooperative, ma anche, tramite il TCF opzionale, per tutte le società che vorranno adottare un sistema di gestione del rischio fiscale e un approccio trasparente e fiduciario con l’Amministrazione finanziaria.
Non resta che sperare che l’Amministrazione dimostri, nei fatti, concretezza e lungimiranza nella pianificazione dell’iter di inserimento (formazione, affiancamento, assegnazione delle pratiche) nel breve-medio periodo e che le società, ammesse o interessate a presentare istanza, riescano a concordare con i funzionari incaricati le priorità e le tempistiche di svolgimento in coerenza con le esigenze di business, anche con il supporto della nuova figura del certificatore. In questo modo, superato il periodo di transizione della riforma e lo shock numerico delle nuove ammissioni e dei nuovi assunti, il Regime potrà esprimere appieno il suo reale potenziale nel supportare la crescita economica del Paese nel suo insieme, costruendo un rapporto sano e funzionale tra le realtà economiche e l’attore pubblico.


