7 GIORNI (IR)REGOLARI - Non leggete questo articolo
di Stefano Ricca
Ti stai sbagliando, chi hai visto non è, non è Francesca. Questa settimana il mondo ha parlato per litote — affermare negando. La Salis non si è candidata premier. Il Papa non risponde a Trump. L’Europa non compra il gas russo. E il concordato preventivo? Beh, parliamone dopo.
Facciamo un passo indietro. Giusto una settimana fa Genova si riempiva di persone a colpi di techno e Silvia Salis ballava accanto a Charlotte De Witte. Un’immagine diventata virale per giorni. Qualcuno la vede già candidata premier. Qualcun altro — in particolare gli altri aspiranti — tace. Ma l’immaginario social l’ha già proclamata baluardo del centrosinistra. In Italia basta una piazza. Se poi è per ballare, poco conta.
Dall’altra parte del mondo Donald Trump litigava con il Papa. Su Truth: Leone XIV è debole, pessimo in politica estera, senza di me non saresti in Vaticano. Il Papa — americano, primo nella storia — ha risposto dal volo verso Algeri. Non intende fare dibattiti. Continuerà a parlare contro la guerra. Il Vangelo non va abusato come qualcuno sta facendo. Non era una risposta. Ma in qualche modo abbastanza efficace.
Stesso giorno, Claudio Descalzi — amministratore delegato di Eni, appena confermato per un quinto mandato — parlava alla scuola di formazione della Lega. Ha detto che bisogna sospendere il bando europeo sul gas russo. Che ne abbiamo bisogno. Il 25 aprile scatta il primo divieto ufficiale di importazione. Nel primo trimestre del 2026 l’Europa ha aumentato gli acquisti del 17 per cento. Non compra il gas russo. Ma ne avrebbe bisogno. Ne avremmo bisogno.



