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7 GIORNI (IR)REGOLARI - La mappa non è il territorio

di Stefano Ricca

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mag 16, 2026
∙ A pagamento

L’undici maggio scorso la Corte di Cassazione ha stabilito una cosa che agli occhi di molti sembrerà ovvia, e invece non lo è. Il bilancio di un’impresa non è la sua contabilità. Non è un dettaglio classificatorio: sono due cose diverse, con funzioni diverse, con un peso giuridico diverso. Il bilancio rappresenta. Le scritture contabili registrano. Uno ordina e sintetizza. Le altre tracciano, sequenza dopo sequenza, il movimento reale delle cose.

Alfred Korzybski, filosofo polacco, lo aveva capito già negli anni Trenta. «La mappa non è il territorio», scrisse. Intendeva dire che qualsiasi rappresentazione della realtà (una carta geografica, un modello, una teoria) non è la realtà stessa. È una semplificazione costruita per renderla gestibile. Utile, necessaria, spesso indispensabile. Ma sempre e comunque un’altra cosa rispetto a ciò che descrive.

Il bilancio è una mappa. Bella, ordinata, certificata. Racconta come un’azienda vuole essere vista. Oppure come qualcuno ha scelto di raccontarla. Le scritture contabili sono il territorio: il registro di quello che è successo davvero, operazione dopo operazione, prima che qualcuno decidesse come presentarlo. La sentenza della Cassazione dice che confonderle non è un errore lessicale. È un errore di metodo.

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