7 GIORNI IR(REGOLARI) - Il fascino discreto della nota integrativa
di Stefano Ricca
Fine marzo, reduci da un referendum che nel bene o nel male si potrebbe riassumere in “tanto rumore per nulla”. Guerra in Iran. Stretto di Hormuz chiuso. Benzina che sale, poi scende di 25 centesimi per venti giorni, poi chissà. Un caos in cui sinceramente fatico a organizzare i miei pensieri. Allora guardo altrove. Su qualcosa che è sempre lì, che si ripresenta ogni anno con la prima rondine di primavera. Il bilancio. E soprattutto il gestionale che fa il suo dovere.
Criterio del costo storico. Prudenza e competenza. Continuità aziendale. I valori di bilancio sono stati determinati secondo i principi generali di cui all’articolo 2423-bis del Codice Civile. Uguale all’anno scorso. Uguale all’anno prima. Uguale a quello di un altro cliente, di un altro studio, di un’altra città. Il gestionale genera e il Registro Imprese archivia. Il giro si chiude.
Eppure, dentro il bilancio c’è uno spazio che potrebbe funzionare in modo diverso. Si chiama nota integrativa. È uno di quei posti dove si potrebbe anche scrivere, non solo generare. Stato patrimoniale e conto economico mostrano numeri. La nota parla. È la voce dell’impresa nel documento più ufficiale che produce ogni anno, depositato al Registro Imprese, accessibile a chiunque abbia voglia di cercarlo.



