7 GIORNI (IR)REGOLARI - Fidarsi è bene …
di Stefano Ricca
L’Istat ha misurato la fiducia degli italiani nelle istituzioni per oltre un decennio, dal 2012 al 2024. Il risultato è sempre lo stesso: sotto la sufficienza. Non è una crisi. È la norma.
Su questo sfondo, nei giorni scorsi, Simona Baseggio e Barbara Marini hanno scritto una cosa precisa: il concordato preventivo biennale somiglia sempre più a una televendita. Incentivi, premi fedeltà, scadenze spostate, aliquote dimezzate per chi rinnova. Un catalogo che cresce ogni anno perché, se l’istituto funzionasse, non servirebbe tutto questo.
È una lettura giusta. Ma scendo un gradino in più. Dove l’ambiente si fa un po’ più oscuro.
Perché nella televendita c’è sempre un numero da chiamare. E il numero da chiamare, per il contribuente italiano, è il commercialista. È lui che deve spiegare se conviene aderire, quanto si paga, cosa succede se va male.
E lì inizia un’altra storia.
Dal 14 maggio si può inviare il 730 precompilato. Anni fa negli studi si pensava che i 730 sarebbero calati. Non è successo. Il contribuente ha lo SPID, ha l’area riservata, ha il modello già compilato sul monitor. Porta tutto in studio lo stesso. Non per incapacità. Per altro.



