7 GIORNI IR(REGOLARI) - Decreti “a novanta” giorni
di Stefano Ricca
Dal primo gennaio 2026 esiste una norma fiscale che il ventisette marzo 2026 non è mai esistita. Retroattività, si chiama. Di solito la usa il Fisco per colpire. Stavolta l’ha usata il Governo per cancellare. Stessa parola, direzione opposta.
La norma riguardava i dividendi e le plusvalenze su partecipazioni. La legge di Bilancio approvata a dicembre aveva introdotto soglie minime per accedere al regime agevolato. Novanta giorni dopo, il decreto fiscale del 27 marzo ha rimesso tutto com’era. Come se non fosse mai esistita.
Il Governo aveva un progetto. Non una manovra: un progetto. La riforma fiscale “che l’Italia aspettava da mezzo secolo”, come Giorgia Meloni ha ribadito anche la scorsa settimana. Diciotto decreti legislativi, sei testi unici, il codice tributario come traguardo. Il concordato preventivo biennale come pilastro di un nuovo rapporto tra Stato e contribuente. Una narrazione coerente, costruita con cura.
Poi la realtà ha chiesto il conto.
Le adesioni al CPB sono crollate. Il referendum sulla giustizia, il cavallo di battaglia istituzionale, è stato bocciato con un’affluenza che non lasciava spazio alle interpretazioni. Qualche ministro e sottosegretario si è dimesso. E quattro giorni dopo il voto, un decreto d’urgenza che smonta pezzi della manovra con effetto retroattivo. Martedì il Governo ha annunciato che il 9 aprile la premier andrà in Parlamento per illustrare la road map dei prossimi mesi. La road map…



