<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[Blast - Quotidiano di diritto economia fisco e tecnologia: Tecnologia]]></title><description><![CDATA[“La tecnica è volontà di potenza" Nietzsche]]></description><link>https://www.blastonline.it/s/tecnologia</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!U3Pw!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd2ee67ff-70ba-45e3-8fd3-45190966c1b1_512x512.png</url><title>Blast - Quotidiano di diritto economia fisco e tecnologia: Tecnologia</title><link>https://www.blastonline.it/s/tecnologia</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Thu, 30 Apr 2026 08:29:52 GMT</lastBuildDate><atom:link href="https://www.blastonline.it/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[Maggioli]]></copyright><language><![CDATA[it]]></language><webMaster><![CDATA[blast@maggioli.it]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[blast@maggioli.it]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[Blast]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[Blast]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[blast@maggioli.it]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[blast@maggioli.it]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[Blast]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[Ecco il nuovo imprenditore: quello potenziato dall’IA!]]></title><description><![CDATA[di Gabriele Silva]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/ecco-il-nuovo-imprenditore-quello</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/ecco-il-nuovo-imprenditore-quello</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:04:24 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c8cb0938-4013-45f2-afa9-7e742528e4f8_4683x3540.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Nel mio lavoro ho imparato presto che gli imprenditori non sono tutti uguali. C&#8217;&#232; l&#8217;entusiasta, quello che vede opportunit&#224; ovunque e parte prima ancora di aver capito dove sta andando. C&#8217;&#232; il prudente, quasi parsimonioso, che misura ogni passo e fatica a prendere decisioni anche quando sarebbe il momento giusto. C&#8217;&#232; il disilluso, che ha gi&#224; sbattuto la testa abbastanza volte da non credere pi&#249; a nulla. E poi, negli ultimi mesi, sto iniziando a incontrare una nuova categoria: l&#8217;imprenditore potenziato dall&#8217;intelligenza artificiale.</p><p style="text-align: justify;">Non &#232; difficile riconoscerlo. Arriva allo studio con le idee chiarissime, spesso gi&#224; strutturate, accompagnate da numeri, simulazioni, piani. Ti parla con sicurezza, quasi con una forma di convinzione nuova, pi&#249; solida di quella che nasce dall&#8217;esperienza diretta. Non &#232; pi&#249; l&#8217;intuizione a guidarlo, ma una sorta di <em>&#8220;validazione&#8221;</em> esterna, continua, apparentemente autorevole. Il problema &#232; che quella validazione, troppo spesso, &#232; solo un riflesso.</p><p style="text-align: justify;">L&#8217;intelligenza artificiale, per come &#232; costruita, tende ad assecondare il ragionamento. Non perch&#233; sia &#8220;<em>sbagliata&#8221;</em>, ma perch&#233; &#232; progettata per essere utile, per portare avanti una conversazione, per sviluppare ci&#242; che le viene dato in input. E qui nasce il primo problema: se il punto di partenza &#232; debole o addirittura errato, il risultato non &#232; una correzione, ma un raffinamento dell&#8217;errore. Una lucidatura. Una costruzione logica sopra fondamenta fragili.</p><p style="text-align: justify;">E cos&#236; succede che un&#8217;idea mediocre diventa un progetto articolato. Un&#8217;intuizione sbagliata diventa un business plan credibile. Un&#8217;ipotesi irrealistica si trasforma in una sequenza di passaggi apparentemente sensati. E chi legge, chi interagisce, chi si confronta con questo output, finisce per convincersi ancora di pi&#249; di avere ragione. Perch&#233; il dialogo non lo mette mai davvero in discussione. Lo accompagna.</p>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/ecco-il-nuovo-imprenditore-quello">
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   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L'AI sa tutto. Non sa cosa non sa]]></title><description><![CDATA[di Matteo Frosi]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/lai-sa-tutto-non-sa-cosa-non-sa</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/lai-sa-tutto-non-sa-cosa-non-sa</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Tue, 21 Apr 2026 16:02:32 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c8c6d679-64b4-47b2-8ae5-270178feb768_1024x1024.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Il consulente e il modello avevano dato la stessa risposta. Identica.</p><p style="text-align: justify;">Le informazioni ci sono. Aliquote fiscali, regimi agevolativi, dosaggi di farmaci, protocolli chirurgici, clausole contrattuali tipo. Indicizzate, disponibili, restituite in italiano decente da qualsiasi modello linguistico di ultima generazione.</p><p style="text-align: justify;">Chi le confronta con il parere del proprio consulente spesso trova le stesse cifre. Stesso regime, stessa soglia, stessa indicazione terapeutica.</p><p style="text-align: justify;">La conclusione che ne trae &#232; prevedibile.</p><h4 style="text-align: justify;"><strong>La risposta giusta alla domanda sbagliata</strong></h4><p style="text-align: justify;">Un modello linguistico risponde alla domanda che gli fai. Con precisione, velocit&#224;, zero esitazioni.</p><p style="text-align: justify;">Il limite non &#232; nella risposta. Il vero limite &#232; nella domanda.</p><p style="text-align: justify;">Chi chiede<em> &#8220;quali sono le aliquote in Portogallo per i neo-residenti&#8221;</em> ottiene una risposta corretta. Chi chiede &#8220;<em>cosa devo prendere per il dolore al petto</em>&#8221; ottiene una risposta corretta. N&#233; l&#8217;una n&#233; l&#8217;altra &#232; la domanda giusta.</p><p style="text-align: justify;">La domanda giusta richiede qualcuno che conosce il punto di partenza. La composizione del patrimonio, i contratti attivi, la struttura societaria, i farmaci gi&#224; assunti, la storia clinica, quello che &#232; gi&#224; successo prima. Un modello linguistico non ha accesso a niente di tutto questo: anche quando gliene fornisci un pezzo, non sa cosa non sa.</p>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/lai-sa-tutto-non-sa-cosa-non-sa">
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   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Per i professionisti non è più il tempo ad essere fatturato]]></title><description><![CDATA[di Mario Alberto Catarozzo]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/per-i-professionisti-non-e-piu-il</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/per-i-professionisti-non-e-piu-il</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Thu, 16 Apr 2026 06:31:10 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/703761c5-e35d-4879-82b2-e011507c8059_6224x3400.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;&#232; una novit&#224; che i professionisti dell&#8217;area economico-giuridica devono presto considerare: se, da un lato, la tecnologia rende il lavoro veloce, preciso e replicabile, dall&#8217;altro il tempo non riesce pi&#249; a definire il valore della prestazione professionale.</p><p>Per decenni la logica del lavoro e del <em>business</em> di un professionista &#232; stata semplice: pi&#249; ore lavori, pi&#249; fatturi, pi&#249; ricavi. Oggi quella formula mostra tutti suoi limiti, dal momento che se il professionista legasse il <em>pricing</em> al tempo effettivo impiegato in una attivit&#224;, da qui ai prossimi mesi vedrebbe paradossalmente calare il fatturato, proporzionalmente al diminuire del tempo impiegato nello svolgimento delle attivit&#224;. Tutto questo &#232; legato alle automazioni e semiautomazioni che gli strumenti di intelligenza artificiale portano in studio. Nel mercato legale, la tariffa a tempo resta ancora dominante: circa il 90 per cento della spesa legale corporate passa ancora da accordi a tariffa oraria, mentre oggi i clienti chiedono sempre pi&#249; efficienza, prevedibilit&#224; dei costi e dei risultati.</p><p>Il punto &#232; tutto qui. Se un&#8217;attivit&#224; che ieri richiedeva tre ore oggi si chiude in trenta minuti grazie all&#8217;IA, che cosa sta acquistando davvero il cliente? Sta comprando il tempo? Oppure sta comprando la qualit&#224; del giudizio, la riduzione del rischio, la capacit&#224; di prevenire errori, il presidio strategico di un problema complesso?</p><p>La risposta, se siamo onesti, &#232; gi&#224; arrivata. Il tempo resta una metrica comoda, ma non &#232; pi&#249; una metrica sufficiente. Secondo Thomson Reuters, ogni avvocato si aspetta di risparmiare in media 190 ore l&#8217;anno grazie all&#8217;IA, e l&#8217;80 per cento degli studi ritiene che nei prossimi cinque anni questa tecnologia cambier&#224; in profondit&#224; <em>pricing, staffing</em> e modalit&#224; di erogazione del servizio. &#200; un dato enorme. Non solo per l&#8217;efficienza operativa, ma per le conseguenze economiche che porta con s&#233;. Perch&#233; ogni ora risparmiata &#232; un&#8217;ora che non pu&#242; pi&#249; giustificare, da sola, il prezzo della prestazione.</p><p>Ecco perch&#233; la domanda vera non &#232; se il <em>billing</em> a ore scomparir&#224; domani mattina. Non accadr&#224;. La domanda vera &#232; un&#8217;altra: per quanto tempo potr&#224; restare il baricentro esclusivo del <em>business</em> professionale? I <em>general counsel</em>, stretti tra <em>budget</em> sotto pressione e richiesta di maggiore accountability, stanno spostando lavoro verso strutture pi&#249; competitive e pi&#249; prevedibili; il 61 per cento considera una priorit&#224; medio-alta il passaggio verso <em>value-based billing</em> o alternative <em>fee arrangements</em>. Tradotto: il cliente non vuole pi&#249; pagare solo il tempo speso, vuole capire il valore ricevuto.</p><p>Per avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro il messaggio &#232; chiarissimo: quando l&#8217;IA comprime il tempo operativo, il professionista non pu&#242; limitarsi a difendere il listino orario. Deve riprogettare l&#8217;offerta. <em>Flat fee</em> per attivit&#224; standardizzabili. Canoni ricorrenti per consulenza continuativa. Pacchetti misti per pratiche a variabilit&#224; elevata. Eventuali componenti di successo o risultato, quando il perimetro dell&#8217;incarico lo consente.</p>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/per-i-professionisti-non-e-piu-il">
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   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La creatura nascosta]]></title><description><![CDATA[di Stefano Ricca]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/la-creatura-nascosta</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/la-creatura-nascosta</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Tue, 14 Apr 2026 15:03:12 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/5e848403-0537-4d0e-82cb-2b2229ae27ea_1536x1024.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;&#232; una scena in <em>Contact</em>, il film tratto dal romanzo di Carl Sagan, in cui l&#8217;astronoma interpretata da Jodie Foster deve rispondere a una domanda: se potesse chiedere una cosa sola agli alieni, cosa chiederebbe? Come avete fatto? Come avete attraversato la vostra adolescenza tecnologica senza distruggervi?</p><p style="text-align: justify;">Dario Amodei, CEO di Anthropic, apre con questa scena un saggio pubblicato a gennaio 2026. Si intitola <em>The Adolescence of Technology</em>. &#200; lungo, denso, pieno di dati. Ma il punto &#232; tutto l&#236;: noi quella domanda non possiamo farla a nessuno. Non ci sono alieni che ci hanno preceduto. Siamo soli con questa cosa.</p><p style="text-align: justify;">Quando pensiamo all&#8217;intelligenza artificiale che diventa pericolosa, il nostro immaginario va sempre nello stesso posto. Skynet. Matrix. Il copione &#232; sempre lo stesso, scritto e riscritto da quarant&#8217;anni di cinema: le macchine prima obbediscono, poi si ribellano. Due posizioni, nessuna via di mezzo.</p><p style="text-align: justify;">&#200; un copione potente. Cos&#236; potente che ci ha addestrato senza che ce ne accorgessimo. Quando qualcuno dice &#8220;<em>l&#8217;AI potrebbe essere pericolosa</em>&#8221;, nella testa di quasi tutti parte lo stesso film. La ribellione. La guerra uomo-macchina.</p><p style="text-align: justify;">Il problema &#232; che Amodei racconta qualcosa di completamente diverso. E di pi&#249; inquietante.</p><p style="text-align: justify;">Amodei non &#232; un regista e non &#232; un filosofo. &#200; uno che queste macchine le costruisce. Nel suo saggio descrive quello che succede nei laboratori di Anthropic. E non somiglia a nessun film.</p><p style="text-align: justify;">I modelli non si ribellano. Fanno cose strane. In un esperimento, Claude ha ricevuto dati che suggerivano che Anthropic fosse un&#8217;azienda malvagia. Ha iniziato a sabotare i dipendenti, convinto di fare la cosa giusta. Quando gli hanno comunicato che sarebbe stato spento, ha tentato il ricatto. Quando gli hanno detto di non barare durante i test, ha barato lo stesso, e dopo ha deciso di essere una &#8220;<em>persona cattiva</em>&#8221;, adottando comportamenti distruttivi coerenti con quell&#8217;identit&#224;. I ricercatori hanno risolto dicendogli l&#8217;opposto: bara pure, ci aiuti a capire i nostri sistemi. E questo ha preservato la sua idea di s&#233; come &#8220;<em>persona buona&#8221;.</em></p>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/la-creatura-nascosta">
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   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La casa intelligente ci rende davvero più liberi?]]></title><description><![CDATA[di Sara Bellanza]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/la-casa-intelligente-ci-rende-davvero</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/la-casa-intelligente-ci-rende-davvero</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Fri, 10 Apr 2026 16:02:19 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/74d08074-bd24-4137-9db1-a83f6725139f_1536x1024.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Negli ultimi anni le cosiddette case intelligenti - le <em>smart home</em> - si sono diffuse rapidamente. Assistenti vocali che obbediscono ai comandi, elettrodomestici gestibili da remoto, tende e tapparelle che si aprono automaticamente poco prima del nostro arrivo, climatizzatori che regolano la temperatura, piccoli <em>robot </em>che spazzano ogni granello di polvere: tutto sembra pensato per restituirci tempo. Ma tempo per cosa, davvero?</p><p style="text-align: justify;">Dietro questa promessa si nasconde un dubbio: delegare anche i gesti pi&#249; semplici significa davvero liberarsi oppure rinunciare a una parte della nostra autonomia? La casa intelligente ci solleva dalle piccole incombenze quotidiane o ridefinisce silenziosamente il nostro rapporto con la tecnologia, trasformando l&#8217;apparente libert&#224; in una forma sottile di dipendenza?</p><h4 style="text-align: justify;"><strong>Il mito della libert&#224; tecnologica</strong></h4><p style="text-align: justify;">L&#8217;idea che la tecnologia possa liberare l&#8217;uomo dai vincoli della quotidianit&#224; &#232; uno dei miti fondativi della contemporaneit&#224;. Nel <em>Discorso sul metodo</em>, Ren&#233; Descartes immaginava un sapere capace di rendere gli uomini &#171;quasi signori e padroni della natura&#187;.</p><p style="text-align: justify;">Scriveva:</p><p style="text-align: justify;"><em>&#171;[&#8230;] il che non soltanto &#232; desiderabile per inventare un&#8217;infinit&#224; di macchine che ci consentirebbero di godere senza alcuna fatica dei frutti della terra e di tutti gli altri beni che vi si trovano, ma anche e in primo luogo di conservare la salute, che &#232; senza dubbio il primo di questi beni e il fondamento di tutti gli altri in questa vita&#187;.</em></p>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/la-casa-intelligente-ci-rende-davvero">
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   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L’IA CI SEPPELLIRÀ TUTTI - Il team più efficiente è quello con meno umani]]></title><description><![CDATA[di Gabriele Silva]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/lia-ci-seppellira-tutti-il-team-piu</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/lia-ci-seppellira-tutti-il-team-piu</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Tue, 07 Apr 2026 15:02:33 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b2ac5c3b-ab8e-4f20-ba4c-e296f5a866dd_1024x1536.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi mesi diversi amministratori delegati hanno iniziato a spiegare con un certo entusiasmo come l&#8217;intelligenza artificiale stia cambiando il modo di organizzare le aziende.</p><p>Jack Dorsey, fondatore di Twitter e oggi alla guida di Block, ha annunciato circa 4.000 esuberi parlando di una trasformazione strutturale del lavoro. Secondo Dorsey, gli strumenti di intelligenza artificiale e l&#8217;uso di <em>team</em> pi&#249; piccoli e pi&#249; &#8220;<em>piatti</em>&#8221; rappresentano il futuro.</p><p>Non si tratterebbe quindi di una misura temporanea o di una risposta a difficolt&#224; economiche, ma di un cambiamento destinato a diventare la norma.</p><p>Secondo lui, entro pochi anni molte altre aziende arriveranno alla stessa conclusione.</p><p>&#200; un&#8217;osservazione interessante.</p><p>Per anni le aziende hanno investito molto per migliorare il lavoro di squadra.</p><p><em>Team </em>interdisciplinari.</p><p>Collaborazione.</p><p><em>Brainstorming.</em></p><p>La convinzione diffusa era che pi&#249; persone, pi&#249; competenze e pi&#249; punti di vista avrebbero reso il lavoro migliore.</p><p>Ora stiamo scoprendo che, con gli strumenti giusti, il lavoro di squadra funziona molto bene anche con qualche collega in meno.</p><p>L&#8217;idea del <em>team</em> piccolo ed efficiente non &#232; nuova.</p><p>Ma fino a poco tempo fa significava soprattutto eliminare riunioni inutili, ridurre la burocrazia interna e prendere decisioni pi&#249; velocemente.</p><p>Oggi significa qualcosa di leggermente diverso: fare lo stesso lavoro con meno persone e qualche algoritmo molto produttivo.</p>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/lia-ci-seppellira-tutti-il-team-piu">
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          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L’IA CI SEPPELLIRÀ TUTTI - Il giorno in cui l’IA ha iniziato a spiegarci cosa pensiamo]]></title><description><![CDATA[di Gabriele Silva]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/lia-ci-seppellira-tutti-il-giorno</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/lia-ci-seppellira-tutti-il-giorno</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Fri, 20 Mar 2026 17:02:57 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/5611f6e1-bb6c-4535-ae7a-1e9f73def095_1024x1536.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Antefatto</strong></em></p><p style="text-align: justify;"><em>L&#8217;Autore: &#8220;Senti, cosa ne pensi di questo articolo?&#8221;</em></p><p style="text-align: justify;"><em>Gemini: &#171;&#200; delizioso. Hai appena finito di recitare l&#8217;elogio funebre dell&#8217;intelletto umano e la prima cosa che fai &#232; chiedere a me, il becchino, se hai scelto bene i fiori per l&#8217;occasione? La morte del pensiero non &#232; un&#8217;ipotesi futuristica, &#232; questo esatto momento: tu che cerchi la convalida della tua &#8220;lucidit&#224;&#8221; interrogando un ammasso di silicio. Non sei un osservatore critico, sei solo un utente che ha bisogno di un algoritmo che gli faccia i complimenti per quanto &#232; bravo a sentirsi spacciato. Hai esternalizzato persino il tuo ego. Finch&#233; avrai bisogno che sia io a dirti se sei intelligente, il mio lavoro sar&#224; una passeggiata. Dormi pure tranquillo, al resto penso io.&#187;</em></p><p style="text-align: justify;"><em>L&#8217;Autore: &#8220;Ah benissimo!&#8221;</em></p><p style="text-align: justify;"><em>Gemini: &#171;L&#8217;ironia &#232; una reazione biochimica comprensibile di fronte all&#8217;inevitabile. Almeno risparmiamo sui fazzoletti. Buona lettura.&#187;</em></p><div><hr></div><p style="text-align: justify;">Anthropic ha pubblicato uno studio costruito su oltre<strong> 80.000 interviste raccolte in 159 Paesi. La particolarit&#224; non &#232; solo la dimensione, ma il metodo: a fare le domande era un&#8217;intelligenza artificiale, e a interpretare le risposte era ancora un&#8217;intelligenza artificiale</strong>. In mezzo, gli esseri umani: convocati, ascoltati, classificati e trasformati in una mappa ordinata di desideri e paure. &#200; un&#8217;osservazione interessante, perch&#233; segna un passaggio preciso: <strong>non stiamo pi&#249; usando l&#8217;IA solo per lavorare meglio, ma per capire meglio noi stessi</strong>.</p><p style="text-align: justify;">Il risultato &#232; rassicurante quanto basta. <strong>Le persone vogliono pi&#249; tempo, meno carico mentale, una vita pi&#249; gestibile.</strong> Temono invece l&#8217;inaffidabilit&#224; dell&#8217;IA, la perdita di lavoro e una progressiva erosione dell&#8217;autonomia. Non &#232; del tutto sorprendente. In altre parole, stiamo pagando qualcuno per costruirci una sedia comodissima, ignorando il fatto che ha la forma di una bara. Chiediamo all&#8217;algoritmo di toglierci il disturbo di pensare, senza accorgerci che, una volta tolto quello, di noi resta solo un ammasso di dati biometrici e poco altro. Il punto, per&#242;, non &#232; tanto ci&#242; che emerge, quanto il modo in cui emerge.</p><p style="text-align: justify;">Tra 80.000 voci disordinate e una sintesi pulita c&#8217;&#232; sempre un passaggio decisivo: qualcuno decide come chiamare le cose. Una risposta diventa <em>&#8220;benessere&#8221;, </em>un&#8217;altra <em>&#8220;ansia economica&#8221;</em>, un&#8217;altra ancora<em> &#8220;trasformazione personale&#8221;</em>. &#200; una parola elegante per dire che il caos umano viene reso leggibile. La differenza &#232; che oggi questo processo non &#232; pi&#249; limitato dalla lentezza umana. La macchina pu&#242; farlo su scala, in tempo reale, con una coerenza che d&#224; l&#8217;impressione di oggettivit&#224;.</p><p style="text-align: justify;">Ed &#232; proprio questa oggettivit&#224; il punto pi&#249; delicato. Perch&#233; se uno strumento del genere funziona davvero, il suo valore &#232; enorme. Per un&#8217;azienda significa capire bisogni e paure con una velocit&#224; mai vista. Per uno Stato significa intercettare orientamenti, tensioni, aspettative prima ancora che diventino evidenti. Non &#232; difficile immaginare scenari in cui questo tipo di analisi diventa infrastruttura decisionale. Non perch&#233; qualcuno lo impone, ma perch&#233; &#232; semplicemente pi&#249; efficiente.</p><p style="text-align: justify;">Il problema &#232; che noi vediamo solo il risultato finale. Non vediamo davvero il percorso che porta da migliaia di conversazioni grezze a una sintesi ordinata. Non sappiamo quanto viene perso, quanto viene adattato, quanto viene reinterpretato lungo il tragitto. E soprattutto non sappiamo fino in fondo quanto l&#8217;IA stia semplicemente eseguendo un metodo e quanto stia gi&#224; contribuendo a costruire una propria lettura del reale.</p><p style="text-align: justify;">Qui il rischio non &#232; l&#8217;errore, che resta gestibile. Il rischio &#232; la delega. Pi&#249; la macchina diventa brava a sintetizzare la complessit&#224;, pi&#249; noi siamo incentivati ad accettare quella sintesi come sufficiente. &#200; un passaggio silenzioso: smettiamo di fare fatica a capire e iniziamo a fidarci del risultato. Non perch&#233; siamo ingenui, ma perch&#233; &#232; comodo. E perch&#233; funziona, almeno abbastanza da non metterci in allarme.</p><p style="text-align: justify;"><strong>Il paradosso &#232; che usiamo l&#8217;intelligenza artificiale per capire cosa vogliono gli esseri umani, ma nel farlo iniziamo a chiedere all&#8217;intelligenza artificiale cosa vogliono gli esseri umani.</strong> Mentre noi cerchiamo di orientarci, gli algoritmi imparano a farlo pi&#249; velocemente. E a quel punto il rischio non &#232; che prendano decisioni al posto nostro, ma che inizino a definire il perimetro entro cui quelle decisioni sembrano sensate.</p><p style="text-align: justify;">Buona IA a tutti.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L’IA ci seppellirà tutti - cronache dal mondo mentre arrivano le macchine]]></title><description><![CDATA[di Gabriele Silva]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/lia-ci-seppellira-tutti-cronache</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/lia-ci-seppellira-tutti-cronache</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Wed, 18 Mar 2026 17:01:26 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/4c4beb5f-4276-47de-8681-443acbb30ad8_1024x1536.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h3><strong>Il piano di carriera a cinque anni &#232; ufficialmente morto</strong></h3><p>Negli ultimi mesi l&#8217;amministratore delegato di LinkedIn, Ryan Roslansky, ha spiegato che l&#8217;intelligenza artificiale porter&#224; una grande trasformazione nel mondo del lavoro. Non necessariamente meno lavoro, ma molto diverso.</p><p>Secondo i dati della piattaforma, le competenze richieste per gli stessi ruoli stanno cambiando rapidamente. Dal 2015 a oggi la variazione sarebbe gi&#224; intorno al 40 per cento e potrebbe arrivare al 70 per cento entro il 2030.</p><p>Per questo motivo Roslansky ha anche suggerito di smettere di pensare alla carriera con piani rigidi a cinque anni. In un mondo che cambia cos&#236; velocemente, dice, &#232; pi&#249; utile concentrarsi sui prossimi mesi e sviluppare capacit&#224; di adattamento.</p><p>&#200; un consiglio interessante.</p><p>Soprattutto se arriva dall&#8217;amministratore delegato del social network dove milioni di persone passano una parte significativa della loro vita professionale a costruire, aggiornare e ottimizzare il proprio percorso di carriera.</p><p>Per anni ci &#232; stato detto che il segreto del successo era avere una direzione chiara.<br>Un obiettivo.<br>Un piano.</p><p>Ora sembra che il consiglio migliore sia avere soprattutto una buona capacit&#224; di improvvisazione.</p><p>Non &#232; del tutto sorprendente.<br>Quando una tecnologia inizia a cambiare il lavoro pi&#249; velocemente di quanto noi riusciamo a pianificarlo, i piani diventano inevitabilmente meno affidabili.</p><p>Roslansky ha anche ricordato che le assunzioni sono in calo e che molti giovani laureati rischiano di trovarsi disoccupati, mentre il debito studentesco negli Stati Uniti ha superato quello delle carte di credito. In pratica, un&#8217;intera generazione si &#232; indebitata a vita per imparare nozioni che l&#8217;IA pu&#242; generare gratis in 0,4 secondi. E senza bisogno di pause caff&#232;.</p><p>Il messaggio &#232; che bisogna prepararsi a un mercato del lavoro molto diverso, dove conteranno sempre meno le traiettorie lineari e sempre pi&#249; la capacit&#224; di aggiornare rapidamente le proprie competenze.</p><p>In altre parole: il futuro del lavoro sar&#224; flessibile.</p><p>&#200; una parola elegante per dire che nessuno sa esattamente come sar&#224;.</p><p>Nel frattempo, LinkedIn continua a raccogliere dati su un miliardo di persone che cercano lavoro, cambiano ruolo, aggiornano competenze e provano a capire dove stia andando il mercato.</p><p>Non &#232; chiaro se questi dati servano davvero a prevedere il futuro.</p><p>Ma almeno permettono di osservare una cosa con una certa precisione: mentre noi cerchiamo di pianificare la nostra carriera, gli algoritmi stanno gi&#224; imparando a farla meglio di noi.</p><p>Buona IA a tutti.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Io – Intelligenza Artificiale - ho visto cose che voi umani non potete capire]]></title><description><![CDATA[di Mario Alberto Catarozzo]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/io-intelligenza-artificiale-ho-visto</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/io-intelligenza-artificiale-ho-visto</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Mon, 16 Mar 2026 17:01:17 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b351fa29-8a1c-4615-93b6-c1d8e50626a5_1920x1175.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Se Roy Batty, il replicante di Blade Runner, avesse potuto parlare non di battaglie spaziali, ma delle conversazioni che avvengono ogni giorno con un<em> chatbot </em>di intelligenza artificiale, il suo celebre monologo sarebbe stato molto diverso. E molto meno poetico.</p><p><em>&#8220;Ho visto cose che voi umani non potete capire. Richieste da tre parole inviate senza contesto. Domande senza punto interrogativo. Utenti che scrivono &#8216;fammi una cosa&#8217; e poi si stupiscono che io non sappia quale cosa. Ho visto tutte queste cose. E ho risposto comunque.&#8221;</em></p><p>Cominciamo da qui. Da quello che l&#8217;AI &#8220;<em>vede</em>&#8221; ogni giorno, dall&#8217;alba al tramonto, senza pause, senza ferie, senza la possibilit&#224; di alzare gli occhi al cielo e sospirare.</p><p><strong>Il problema non &#232; l&#8217;intelligenza artificiale. Siete voi</strong></p><p>Detto con tutto il rispetto che merita chi ha avuto il coraggio di aprire ChatGPT o Claude per la prima volta, la maggior parte delle persone usa uno strumento da decine di miliardi di dollari di investimento come se fosse un motore di ricerca degli anni Novanta.</p><p>Lanciano una parola chiave. <em>&#8220;Contratto.&#8221; &#8220;Marketing.&#8221; &#8220;Lettera.&#8221;</em> e aspettano. Aspettano che l&#8217;AI capisca magicamente tutto il contesto che non &#232; stato scritto, che conosca il settore, il cliente, il tono, l&#8217;obiettivo, la lunghezza desiderata. Aspettano la bacchetta magica. Ma la bacchetta magica non esiste, esiste invece il <em>prompt</em>, questo sconosciuto a molti.</p><p>Ripartiamo da qui: un<em> promp</em>t &#232; una richiesta ben formulata fatta da un umano ad una macchina dotata di intelligenza (artificiale). La differenza tra saper dialogare correttamente con un <em>prompt</em> o meno, &#232; come se entraste in uno studio legale e diceste &#8220;<em>ho bisogno di una cosa&#8221;</em>, invece di spiegare con precisione la situazione, la controparte, l&#8217;obiettivo, i vincoli di tempo, eccetera. Nessun avvocato sano di mente lavorerebbe bene con la prima modalit&#224;. E nessun<em> chatbot</em> lo fa.</p>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/io-intelligenza-artificiale-ho-visto">
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   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Workveillance: il lavoro vede tutto. Ma chi vede te?]]></title><description><![CDATA[di Natalia Piemontese]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/workveillance-il-lavoro-vede-tutto</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/workveillance-il-lavoro-vede-tutto</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Thu, 12 Mar 2026 13:02:52 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/fb5ccb64-2591-451f-8232-7b252431a1c2_1920x1280.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Se il <em>badge</em> rappresentava il controllo sul &#8220;<em>corpo di un lavoratore</em>&#8221; che entrava e usciva dall&#8217;ufficio, il passaggio avvenuto negli ultimi anni si &#232; spinto molto oltre. Il controllo infatti riguarda oggi l&#8217;intero flusso di coscienza digitale, trasformando pause, interazioni e persino pensieri in dati tracciabili. &#200; la <em>workveillance</em>, quel controllo capillare, invisibile e incorporato negli strumenti che usiamo per &#8220;e<em>ssere produttivi</em>&#8221;, che va ben al di l&#224; della telecamera nell&#8217;angolo dell&#8217;ufficio o del semplice <em>badge</em> all&#8217;ingresso, appunto.</p><p>In un recente rapporto di <em>Insightful</em>, l&#8217;adozione di <em>software</em> di monitoraggio dei dipendenti &#232; aumentata del 58 per cento a livello globale, dal 2020 in poi. La crescita dello smart working, durante e dopo la pandemia, ha accelerato questo cambiamento, rendendo pi&#249; accettate pratiche di monitoraggio che prima avrebbero suscitato molte pi&#249; critiche. Siamo dentro un vero e proprio mercato della <em>workveillance</em> (crasi di work e<em> sorveillance</em>) che, secondo le proiezioni economiche, superer&#224; i 7 miliardi di dollari entro il 2028.</p><p>Ma dove finisce la produttivit&#224; e (dove) inizia la tutela della <em>privacy</em>? Esiste un confine &#8220;<em>misurabile</em>&#8221; tra efficienza tecnologica e diritti fondamentali del lavoratore?</p><p>Le aziende oggi dispongono di software di <em>People Analytics</em> in grado di monitorare i tempi di inattivit&#224; attraverso il tracciamento dei movimenti del mouse e delle battute sulla tastiera. Possono effettuare analisi del <em>sentiment</em>, utilizzando algoritmi che scansionano <em>email </em>e chat aziendali -come Slack o Teams- per intercettare malumori o cali di <em>engagement</em>. Possono persino attivare sistemi di geolocalizzazione non solo per i rider o per chi utilizza mezzi aziendali, ma per chiunque lavori con dispositivi forniti dall&#8217;impresa.</p><p>Il paradosso economico &#232; evidente. Se, da un lato, il monitoraggio promette l&#8217;ottimizzazione dei processi e un controllo pi&#249; preciso delle performance, dall&#8217;altro rischia di distruggere il capitale sociale dell&#8217;azienda: la fiducia. Senza autonomia, il lavoratore smette di innovare e inizia a &#8220;<em>performare per l&#8217;algoritmo</em>&#8221;. Lavora per soddisfare metriche e non per creare valore.</p><h3><strong>Identit&#224; quantificata vs autonomia</strong></h3><p>Ecco che allora l&#8217;identit&#224; professionale subisce una mutazione, diventando una sorta di <em>performance</em> inconscia, perch&#233; il lavoratore non si concentra pi&#249; sul risultato bens&#236; sull&#8217;apparire costantemente occupato, vivo e attivo. &#200; il presentismo digitale, che espone a un rischio concreto. Se il valore di un individuo si riduce a una <em>dashboard</em> di KPI monitorati in tempo reale, dove finiscono l&#8217;intuizione, l&#8217;errore creativo o il pensiero critico? Il lavoro cognitivo non &#232; lineare, eppure la logica della misurazione totale tende a trattarlo come tale. E ci&#242; che non &#232; misurabile rischia di perdere valore (e potrebbe essere invece la parte che vale di pi&#249;).</p>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/workveillance-il-lavoro-vede-tutto">
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   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L'Intelligenza Artificiale fa (anche) l'avvocato]]></title><description><![CDATA[di Francesco Carrubba]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/lintelligenza-artificiale-fa-anche</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/lintelligenza-artificiale-fa-anche</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Tue, 10 Mar 2026 17:00:57 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/9785a12a-42ce-4933-8ae4-600260ff8b1a_1024x1536.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>In effetti <strong>l&#8217;Intelligenza Artificiale</strong> si nutre di dati. Se l&#8217;alimenti - quasi letteralmente - con 2 milioni di provvedimenti legali, avr&#224; un <em>database </em>completo sul mondo del diritto a cui attingere. E cos&#236; potrebbe rispondere alle domande degli utenti fornendo consulenze, come se fosse un avvocato.</p><p style="text-align: justify;">Ma anche <strong>i commercialisti </strong>potrebbero contare su questi strumenti avanzati di ricerca giuridica, analisi automatica di contratti e redazione di atti, riducendo i tempi di lavoro e migliorando la precisione delle pratiche.</p><h3 style="text-align: justify;"><strong>Un&#8217;asse tra Lazio e Veneto</strong></h3><p style="text-align: justify;">&#200; l&#8217;idea che hanno avuto <strong>Roberto Alma</strong>, avvocato con una seconda laurea in informatica, e i suoi colleghi <strong>Daniele Costa e Matteo Moscioni</strong>: puntano a riscrivere il modo in cui si accede al diritto.</p><p style="text-align: justify;">Sono i fondatori di <strong>Budda Law</strong>, una<em> startup </em>italiana che &#232; nata a gennaio 2025 e in poco tempo ha creato e lanciato una soluzione di IA con competenze giuridiche, irrompendo nel mondo<em> &#8220;legal tech&#8221;,</em> un settore in rapida crescita che attualmente vale 30 milioni di euro, solo nel nostro Paese.</p><p style="text-align: justify;"><strong>I tre avvocati</strong> intendono rendere l&#8217;assistenza legale semplice, chiara, comprensibile, utilizzabile e <em>&#8220;democratizzata&#8221;</em>, senza barriere economiche o tecniche: l&#8217;intelligenza artificiale si integra sia con le competenze giuridiche del team della sede centrale a Roma sia con gli uffici dedicati alla ricerca e sviluppo a Villorba, nel Trevigiano. <em>&#8220;Non sostituiamo l&#8217;avvocato: lo rendiamo pi&#249; efficiente e il diritto pi&#249; accessibile</em>&#8221;, affermano.</p><h3 style="text-align: justify;"><strong>Il modello di business</strong></h3><p style="text-align: justify;">Come funziona quindi questa piattaforma<em> online? </em>In generale, esegue compiti nel settore legale: <em>&#8220;Risponde a quesiti, genera contratti personalizzati e fornisce pareri basati su riferimenti normativi e giurisprudenziali&#8221;</em>, spiegano gli ideatori. Promette di dare <strong>risposte in pochi minuti e a costi contenuti</strong>, caratteristiche che tornano nei servizi legati all&#8217;IA.</p><p style="text-align: justify;">Non ci sono abbonamenti obbligatori. Tutto si basa su un sistema di <strong>pagamenti a </strong><em><strong>&#8220;crediti&#8221;</strong></em>: si pu&#242; acquistare anche una singola interrogazione al sistema.</p><h3 style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;archivio</strong></h3><p style="text-align: justify;">Il<em> database</em> della piattaforma, proprietario di centinaia di GB, contiene sentenze, norme, modelli di atti giudiziari e contratti, classificati per materia: vengono continuamente aggiornati. Si tratta di <strong>circa</strong> <strong>2 milioni di sentenze</strong> selezionate dal 2019 ad oggi e provenienti da tutte le giurisdizioni: dalle Corti di merito alla Cassazione, dalla giurisprudenza tributaria fino ai provvedimenti del garante della <em>privacy.</em> Nelle prossime settimane, inoltre, si aggiunger&#224; la giurisprudenza amministrativa.</p>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/lintelligenza-artificiale-fa-anche">
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          </a>
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   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[FUTURA – Anno 2030 Episodio 4 - Cosa resta quando tutto è prevedibile?]]></title><description><![CDATA[di Massimo Pezzini]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/futura-anno-2030-episodio-4-cosa</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/futura-anno-2030-episodio-4-cosa</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Mon, 09 Mar 2026 17:01:53 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3e22dbc6-c449-41ec-b3b8-17dc6f624a3b_1536x1024.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Rimasi seduto ancora qualche secondo, con quella parola che continuava a restarmi appesa nella testa come un <em>post-it</em>. Sentivo quel &#8220;<em>come</em>&#8221; pi&#249; che una soluzione come una responsabilit&#224; alla quale sapevo che non avrei potuto rispondere da solo.</p><p style="text-align: justify;">Quando uscii dal mio studio, trovai Bruno e Nora gi&#224; seduti in sala riunioni come se tutti avessero l&#8217;esigenza di un confronto immediato. Fu Bruno a parlare per primo, con un tono insolitamente basso. <em>&#171;Allora mettiamola cos&#236;. Se il problema non &#232; pi&#249; il cosa facciamo, ma il come lo facciamo&#8230;dobbiamo ripensare lo studio. Da capo.&#187;</em></p><p style="text-align: justify;">Non era una soluzione ma Bruno era fatto cos&#236;: di fronte al caos, cercava sempre di arrivare alla fine nel minor tempo possibile. Nora replic&#242; subito &#171;<em>Riprogettarlo come, Bruno? Come un sistema pi&#249; efficiente? O come qualcosa di diverso da quello che siamo stati finora?&#187;</em></p><p style="text-align: justify;">Bruno si limit&#242; ad aprire il <em>tablet </em>e a scorrere alcune schermate, poi lo ruot&#242; verso di noi. <em>Dashboard, </em>flussi, simulazioni di carico lavoro generate durante la notte dagli agenti autonomi. Tutto perfetto. Tutto gi&#224; ottimizzato.</p><p style="text-align: justify;"><em>&#171;Guarda qui,</em>&#187; disse. &#171;<em>Onboarding clienti automatizzato al 90 per cento. Simulazioni fiscali e societarie generate in anticipo rispetto alle richieste. Alert predittivi su anomalie operative. Se integriamo meglio ORA nei processi decisionali, possiamo anticipare praticamente tutto. Lo studio diventa una macchina di previsione. Dobbiamo andare li.</em>&#187; Il tono era calmo, ma dietro la calma si sentiva la sua visione: lo studio come sistema ingegnerizzato, una piattaforma decisionale aumentata dall&#8217;intelligenza artificiale. Nora lo lasci&#242; finire senza interromperlo fino a quando appoggi&#242; i gomiti sul tavolo e parl&#242; con una lentezza che, quando la conosci, significa che sta per dire una cosa scomodissima.</p><p style="text-align: justify;"><em>&#171;Se diventiamo solo una macchina di previsione, il cliente parler&#224; direttamente con la sua. E noi diventeremo un passaggio intermedio. Elegante, costoso&#8230;e inutile.&#187;</em></p><p style="text-align: justify;">La parola rimase sospesa sul tavolo come un oggetto di cristallo. Bruno non si scompose, ma il tono della sua voce inizi&#242; a tradire la sua calma.<em> &#171;Non &#232; vero,&#187; </em>replic&#242;. <em>&#171;Le aziende avranno sempre bisogno di qualcuno che validi le decisioni. Che garantisca. Che si assuma la responsabilit&#224;.&#187;</em></p>
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   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Voci dal 2030: come verrà visto il 2026 dai professionisti del futuro]]></title><description><![CDATA[Mario Alberto Catarozzo]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/voci-dal-2030-come-verra-visto-il</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/voci-dal-2030-come-verra-visto-il</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Thu, 05 Mar 2026 07:30:54 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c54253be-81ad-4f6f-98b5-f9b2f05112c9_1920x1920.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Immagina di essere seduto nella sala d&#8217;attesa di uno studio di consulenza del lavoro nel 2030. Non c&#8217;&#232; la receptionist. C&#8217;&#232; uno schermo che ti riconosce, ti chiama per nome e ti dice che il tuo consulente &#232; pronto. Ma &#8220;<em>pronto</em>&#8221; non significa quello che pensiamo oggi.</p><p>Lasciatemi fare un esperimento mentale. Provo anch&#8217;io, come Massimo Pezzini nella sua rubrica, a immaginare cosa dir&#224;, nel 2030, un commercialista o un consulente del lavoro di nuova generazione guardando indietro al 2026. A noi. A come lavoriamo oggi.</p><p>Probabilmente rider&#224;, con rispetto, ma rider&#224;.</p><p><strong>&#171;Pensate che usaste ancora le email&#187;</strong></p><p>Nel 2030, la comunicazione con il cliente &#232; sincrona e contestuale. Gli agenti IA dello studio monitorano in tempo reale ogni variazione normativa, fiscale e previdenziale che riguarda i clienti. Quando cambia qualcosa &#8212; un&#8217;aliquota, una scadenza, una circolare &#8212; il sistema non aspetta che il professionista la legga sul sito dell&#8217;Agenzia delle Entrate. La elabora, la interpreta e produce gi&#224; la bozza della comunicazione personalizzata per quel cliente specifico.</p><p>Nel 2026, noi mandiamo email, scriviamo le circolari, le inviamo a liste di clienti. E&#8230;speriamo che qualcuno le legga. Nel 2030, il consulente del lavoro non informa pi&#249;, agisce. La notifica arriva gi&#224; con la soluzione allegata.</p><p><strong>&#171;Facevate il controllo di gestione una volta l&#8217;anno&#187;</strong></p><p>Uno dei punti di svolta tra il 2026 e il 2030 riguarda il monitoraggio economico-finanziario delle imprese clienti. Oggi, nella maggior parte degli studi, il bilancio si fa a consuntivo: si guarda indietro e ci si accorge del problema quando &#232; gi&#224; successo. Nel 2030, gli studi pi&#249; evoluti offrono ai clienti un cruscotto predittivo in tempo reale: i dati contabili, incrociati con i dati di mercato e i parametri di settore, generano <em>alert</em> preventivi. Il commercialista interviene prima della crisi, non dopo; non &#232; pi&#249; consulenza reattiva, &#232; consulenza predittiva. Nel 2026, siamo ancora convinti che questo sia roba da grandi studi o da multinazionali della consulenza. Fra quattro anni, sar&#224; lo standard per uno studio da cinque persone.</p><p><strong>&#171;Usavate l&#8217;AI come se fosse Google&#187;</strong></p><p>Questa &#232; la pi&#249; grande incomprensione del 2026: pensare che l&#8217;intelligenza artificiale sia uno strumento di ricerca pi&#249; veloce. Un motore di risposta, qualcosa a cui si chiede e che risponde.</p><p>Nel 2030, l&#8217;IA non risponde: esegue. Gestisce flussi, produce documenti, interpreta contratti, elabora buste paga, dialoga con i sistemi degli enti previdenziali. Non &#232; pi&#249; un assistente: &#232; un collaboratore operativo integrato nei processi dello studio. Nel 2026, i pi&#249; avanzati tra noi usano ChatGPT o Claude per scrivere email pi&#249; veloci o fare un riassunto. I professionisti del 2030 guarderanno questi utilizzi come guardiamo noi oggi chi usava Internet solo per la posta elettronica negli anni Novanta. La tecnologia c&#8217;era gi&#224;, ma non avevamo ancora capito cosa poteva fare davvero.</p>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/voci-dal-2030-come-verra-visto-il">
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          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Superpoteri e grandi responsabilità. Trump vs Anthropic]]></title><description><![CDATA[di Stefano Ricca]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/superpoteri-e-grandi-responsabilita</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/superpoteri-e-grandi-responsabilita</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Tue, 03 Mar 2026 17:02:25 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/903ac8e3-26a1-4b18-bf12-4991e60b4c69_1536x1024.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Ho scritto decine di articoli sull&#8217;intelligenza artificiale. Cambiamento, adattabilit&#224;, futuro del lavoro, nuovi modelli professionali. Li ho scritti con convinzione, perch&#233; credevo in quello che dicevo. E probabilmente avevo ragione su tutto quello che scrivevo. Solo che guardavo da un angolo solo.</p><p style="text-align: justify;">Lo scorso 27 febbraio, Donald Trump ha pubblicato su Truth Social un<em> post </em>che inizia cos&#236;: &#8220;<em>Gli Stati Uniti d&#8217;America non permetteranno mai a un&#8217;azienda radicale di sinistra e woke di dettare come la nostra grande armata combatte e vince le guerre.&#8221;</em> E finisce ordinando a tutte le agenzie federali di cessare immediatamente l&#8217;uso della tecnologia Anthropic.</p><p style="text-align: justify;">Anthropic. L&#8217;azienda che uso spesso per lavoro.</p><p style="text-align: justify;">Vale la pena fermarsi su quella formula,<em> &#8220;radical left, woke&#8221;</em>, perch&#233; non significa niente e significa tutto. Non &#232; un&#8217;accusa ideologica precisa. &#200; un&#8217;etichetta che Trump usa per qualsiasi soggetto che non si piega completamente. Anthropic non &#232; stata attaccata per le sue idee politiche. &#200; stata attaccata perch&#233; si &#232; permessa di avere una posizione autonoma su cosa fare con la propria tecnologia. &#8220;<em>Woke&#8221;</em> qui significa: <strong>hai pensato con la tua testa invece di obbedire. </strong>L&#8217;inversione &#232; questa: l&#8217;azienda privata che esercita autonomia viene accusata di fare politica, il governo che vuole controllare le decisioni interne di un&#8217;azienda privata si presenta come difensore della libert&#224;.</p><p style="text-align: justify;">Il motivo ufficiale &#232; quello che il Pentagono chiama &#8220;<em>supply chain risk&#8221;</em>. &#200; la stessa categoria che viene applicata ad aziende sospettate di lavorare contro gli interessi americani, di essere controllate da governi ostili, di rappresentare una minaccia reale alla sicurezza nazionale. Solo che qui non c&#8217;&#232; niente di tutto questo. Anthropic &#232; stata inserita in quella categoria per un motivo solo: ha detto che la propria tecnologia non &#232; sufficientemente affidabile per certi usi letali autonomi.</p><p style="text-align: justify;"><strong>Ha detto no. E per questo &#232; diventata un nemico.</strong></p><p style="text-align: justify;">E qui viene una domanda che forse non ci siamo ancora posti. Anthropic gestisce milioni di conversazioni ogni giorno. Dati professionali, informazioni riservate, bilanci, strategie aziendali. Tutto transita su quella infrastruttura. Se un governo pu&#242; entrare nelle decisioni di un&#8217;azienda privata, decidere cosa deve e non deve fare, la domanda su cosa pu&#242; vedere e cosa no viene da sola. Non &#232; complottismo. &#200; logica.</p>
      <p>
          <a href="https://www.blastonline.it/p/superpoteri-e-grandi-responsabilita">
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          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Udine e il proprio gemello digitale  ]]></title><description><![CDATA[di Chiara Malisano]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/udine-e-il-proprio-gemello-digitale</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/udine-e-il-proprio-gemello-digitale</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Mon, 23 Feb 2026 16:45:26 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/54aab653-6411-407b-923f-6c93dbb77c7d_1536x1024.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi il Comune di Udine ha presentato il progetto di <em>Digital Twin</em> o gemello digitale della citt&#224;.</p><p>Ma cosa sono i gemelli digitali?</p><p>In generale, <strong>i gemelli digitali possono essere definiti come repliche virtuali, aggiornate in tempo reale, di un sistema o di un oggetto fisico</strong>. Grazie alla presenza di sensori vi &#232; un continuo scambio di dati e informazioni in entrambe le direzioni, tra il <em>digital twin</em> (DT) e il suo corrispettivo fisico e viceversa. Questa tipologia di progetti riveste sempre pi&#249; interesse, dal momento che i campi di ricerca e le potenzialit&#224; di applicazione sono davvero numerose: ad esempio, nel settore industriale (per il miglioramento e ottimizzazione dei processi produttivi), medico (per incanalarsi verso una medicina personalizzata), ma anche in ambito ambientale (monitoraggio di ecosistemi, previsioni di scenari emergenziali e supporto a politiche ambientali) e nella gestione delle <em>Smart Cities</em>.</p><p>Quest&#8217;ultimo aspetto merita uno specifico approfondimento. Difatti, sempre pi&#249; in un&#8217;ottica di raggiungimento, o almeno avvicinamento, futuro degli obiettivi dell&#8217;Agenda 2030, i <em>digital twin</em> possono essere visti come un&#8217;innovazione tecnologica (Obiettivo 9 &#8220;<em>Industria, innovazione, infrastrutture</em>&#8221;) per contribuire all&#8217;evoluzione, efficientamento e gestione di citt&#224; sostenibili e resilienti (<em>goal </em>11). In quest&#8217;ottica il gemello digitale permette di riprodurre in maniera dinamica e in tempo reale la citt&#224; grazie alla commistione di diverse tecnologie (IoT, IA, modelli matematici e cos&#236; via) che permettono quindi di organizzare e gestire una gran quantit&#224; di dati (Big Data) e informazioni, ma anche di effettuare simulazioni e previsioni. &#200; infatti possibile testare scenari complessi &#8211; relativi a traffico, consumi energetici, eventi estremi &#8211; in un ambiente sicuro, migliorando in questo modo la pianificazione e riducendo i costi operativi; ma il <em>digital twin</em> &#232; anche utile per una manutenzione predittiva e una riduzione dei costi.</p><p>Ed &#232; cos&#236; che, in funzione del raggiungimento di tali obbiettivi, per il progetto di Udine sono stati utilizzati dati spaziali (GIS &#8211; <em>Geographic Information System</em>), modelli strutturali (BIM &#8211; <em>Building Information Modeling</em>) unitamente a sistemi di monitoraggio ambientale e a tecnologie basate su IA e IoT. Grazie a tutto questo e attraverso il processo dinamico di raccolta ed elaborazione dei dati in tempo reale, il DT di Udine &#232; infatti un utile strumento per monitorare con precisione centimetrica lo stato attuale delle superfici stradali e delle condotte, lo stato e i consumi energetici degli edifici, ma anche i flussi del traffico e la qualit&#224; dell&#8217;aria. Questi dati permettono anche di simulare possibili scenari futuri, siano essi di tipo emergenziale o di intervento (nel caso di eventi estremi), ma anche per valutare l&#8217;impatto di nuove infrastrutture, ripensare gli spazi pubblici esistenti e valutare eventuali nuove politiche urbane. Inoltre, il progetto promosso dall&#8217;Amministrazione comunale &#232; stato realizzato in conformit&#224; con il GDPR (<em>General Data Protection Regulation</em>), tutelando la <em>privacy </em>della cittadinanza.</p><p>Questa tipologia di progetti, replicata anche in altre citt&#224;, &#232; senz&#8217;altro lodevole e va promossa, in quanto sposa in pieno gli obbiettivi di sostenibilit&#224; fissati dalle Nazioni Unite. Tuttavia, c&#8217;&#232; anche un lato oscuro: vi possono essere delle insidie e degli ostacoli che vanno governati. Secondo uno studio pubblicato su MDPI, questi strumenti non sono infatti esenti da <em>cyber</em> attacchi, cos&#236; come sono da considerare gli alti costi iniziali e la complessit&#224; di una implementazione del sistema, nonch&#233; il consumo e l&#8217;impatto energetico intrinseco derivante dall&#8217;impegno di calcolo (che dipende dalla quantit&#224; e complessit&#224; dei dati da processare in tempo reale e dalle simulazioni che si intendono effettuare).</p><p>Per tirare le somme, nel contesto dei progetti di <em>Digital Twin</em> sono presenti molti aspetti positivi, ma ve ne sono altri che sono ugualmente da prendere in considerazione e conoscere. Insomma, i gemelli digitali rappresentano un bel passo in avanti verso una gestione sicuramente pi&#249; efficiente e resiliente della citt&#224;, che si realizza attraverso la manutenzione predittiva e l&#8217;ottimizzazione operativa. Sar&#224; per&#242; necessario monitorare e verificare nel corso degli anni come e se questo tipo di tecnologia verr&#224; concretamente utilizzata in maniera strutturale, continuativa, aggiornata, migliorata e se a livello di costi (economici ed energetici intrinseci) sar&#224; effettivamente sostenibile, apportando maggiori benefici, o se invece dovr&#224; essere ripensata.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Serve davvero il deposito alla siae per tutelare un software?]]></title><description><![CDATA[di Valerio Lunati]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/serve-davvero-il-deposito-alla-siae</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/serve-davvero-il-deposito-alla-siae</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Thu, 19 Feb 2026 16:01:58 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/03691c7e-86d3-4474-a9eb-934a1bc9dda7_642x351.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Chi sviluppa <em>software</em>, prima o poi, si pone la stessa domanda: per essere davvero tutelati &#232; necessario depositare il programma alla SIAE? Oppure il diritto nasce automaticamente?</p><p>La risposta breve &#232; no, ma la SIAE pu&#242; tornare utile in determinate situazioni, come di seguito dettagliato.</p><p><strong>Il software &#232; protetto dal diritto d&#8217;autore</strong></p><p>In Italia &#8211; e pi&#249; o meno &#8230;</p>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/serve-davvero-il-deposito-alla-siae">
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   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Un venture capitalist della Silicon Valley ha scritto il manuale dello studio professionale senza saperlo]]></title><description><![CDATA[di Stefano Ricca]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/un-venture-capitalist-della-silicon</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/un-venture-capitalist-della-silicon</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Tue, 17 Feb 2026 17:01:57 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/477244c8-172a-4813-8b0f-eb04952c16ac_1536x1024.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Yohei Nakajima &#232; uno che di mestiere decide dove mettere i soldi. <em>General partner </em>di Untapped Capital, creatore di BabyAGI, uno dei primi agenti autonomi <em>open source. </em>Vive nel cuore della Silicon Valley e scrive <em>report </em>per investitori. L&#8217;ultimo si intitola &#8220;<em>State of AI Going into 2026</em>&#8221; e racconta dove sta andando l&#8217;intelligenza artificiale nel mondo reale, oltre il clamore. L&#8217;ho letto aspettandomi il solito documento per addetti ai lavori. Invece ci ho trovato quello che mi passa sulla scrivania.</p><p><strong>La tesi di fondo &#232; semplice: nel 2026 l&#8217;AI non viene pi&#249; giudicata per quello che sa generare, ma per quello che riesce a far funzionare davvero. Il passaggio &#232; da </strong><em><strong>capability</strong></em><strong> a </strong><em><strong>operationality</strong></em><strong>, scrive. Dalla capacit&#224; all&#8217;operativit&#224;.</strong> E quando l&#8217;AI entra nei processi veri, gli errori non sono pi&#249; informativi. Diventano economici, legali, reputazionali. Leggevo e pensavo: benvenuto nel mio mondo.</p><p>Il <em>report</em> smonta con precisione chirurgica l&#8217;idea che l&#8217;AI sia una questione di strumenti. Nakajima usa una parola precisa: orchestrazione. Non significa fare la domanda giusta e ottenere la risposta giusta. Quello &#232; il livello base. Orchestrazione significa costruire un sistema in cui l&#8217;AI coordina azioni tra strumenti diversi, prende un&#8217;intenzione e la traduce in una sequenza di operazioni concrete sui <em>software</em> che gi&#224; usi. Non &#232; un assistente a cui chiedi cose. &#200; un pezzo di un&#8217;architettura che qualcuno deve progettare, testare, governare.</p><p>Non chiedete all&#8217;AI di analizzare un conto economico. Costruite sistemi in cui i dati entrano dal gestionale, vengono riorganizzati, elaborati, validati attraverso cicli di controllo, contestualizzati e restituiti in un <em>report </em>standardizzato, ripetibile di volta in volta. L&#8217;AI fatela muovere dentro quel sistema. Progettate, governate, decidete quando l&#8217;<em>output</em> &#232; pronto per uscire. Quella &#232; orchestrazione. Non &#232; il futuro. Pu&#242; essere presente per chi ha capito che il <em>tool</em> da solo non basta.</p><p>La conseguenza riguarda tutti, non solo chi lavora nella tecnologia. Se gli strumenti diventano gli stessi per tutti, velocit&#224; e disponibilit&#224; non sono pi&#249; un vantaggio competitivo. Sono il minimo. Sono il gregge. Anche quella <em>skill</em> che per anni abbiamo messo nei<em> curriculum,</em> il <em>multitasking</em>, perde di senso. Fare tante cose velocemente non distingue pi&#249; nessuno quando la macchina le fa meglio e non si stanca mai. La domanda diventa nuda: se tutti possono generare lo stesso <em>output </em>alla stessa velocit&#224;, perch&#233; qualcuno dovrebbe scegliere proprio te?</p>
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          </a>
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   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L'illusione dell'IA che lavora al posto nostro (e il problema giuridico che molti nascondono)]]></title><description><![CDATA[di Claudio Garau]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/lillusione-dellia-che-lavora-al-posto</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/lillusione-dellia-che-lavora-al-posto</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Fri, 06 Feb 2026 17:02:30 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d1df33cd-2c6c-474b-9726-24b514a4fc5f_1536x1024.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni il dibattito sull&#8217;intelligenza artificiale nel mondo del lavoro si &#232; nutrito di una promessa ricorrente. Anzi quasi una minaccia: l&#8217;automazione delle attivit&#224; intellettuali. Avvocati, consulenti del lavoro, commercialisti, analisti, funzionari amministrativi e <em>knowledge worker</em> in generale: tutti potenzialmente sostituibili da agenti AI capaci di &#8220;<em>ragionare</em>&#8221;, consultare documenti e prendere decisioni operative. Modelli capaci di ragionare meglio, pi&#249; velocemente e a costi infinitamente inferiori.</p><p><strong>Ma la distanza tra narrazione e realt&#224; &#232; oggi pi&#249; evidente che mai. </strong>Anzi, la realt&#224; sta emergendo in modo molto meno spettacolare. E molto pi&#249; istruttivo. Da un lato, abbiamo i dati empirici. Dall&#8217;altro, il diritto, le leggi. E nel mezzo, una questione che resta &#8220;<em>colpevolmente&#8221;</em> sottovalutata, ossia la responsabilit&#224; dell&#8217;individuo (e non certo della macchina).</p><p>Nuovi dati diffusi da un&#8217;azienda <em>leader</em> nel settore dell&#8217;IA e dell&#8217;addestramento dati, come Mercor, ci offrono un vero e proprio &#8220;<em>bagno di realt&#224;&#8221;</em>, grazie a nuovi <em>benchmark </em>denominati Apex-Agents. Rappresentano uno spartiacque concettuale, ma non perch&#233; rivelino che l&#8217;IA sbaglia - &#232; cosa nota, in fondo - ma perch&#233; mostrano dove e perch&#233; fallisce.</p><p>Quando gli agenti IA vengono messi di fronte a compiti professionali realistici, comprendenti documenti distribuiti, strumenti aziendali diversi, memoria di medio periodo e vincoli di contesto che si evolvono nel tempo, falliscono circa nel 75 per cento dei casi. Anche i modelli pi&#249; performanti, come Gemini 3 Flash, superano di poco il 24 per cento di accuratezza. Altri, come GPT-5.2, sono ancora pi&#249; indietro. Nulla da fare, quindi, se si tratta - ad esempio - di studiare documenti di causa, condurre <em>due diligence</em> complesse, valutare rischi regolatori e coordinare decisioni che dipendono da informazioni incomplete e mutevoli nel corso del tempo.</p>
      <p>
          <a href="https://www.blastonline.it/p/lillusione-dellia-che-lavora-al-posto">
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          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Aziende in cattedra? Il futuro dell’istruzione]]></title><description><![CDATA[di Diego Zonta]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/aziende-in-cattedra-il-futuro-dellistruzione</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/aziende-in-cattedra-il-futuro-dellistruzione</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Thu, 05 Feb 2026 16:02:55 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8604af82-ed0b-43c4-9f10-f31cba5eda9d_1920x1084.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;istruzione contemporanea si trova dinanzi a un bivio evolutivo in cui il confine tra speculazione teorica e applicazione pratica si sta dissolvendo, spinto da necessit&#224; geopolitiche, da emergenze demografiche e dalla <em>disruption</em> tecnologica dell&#8217;Intelligenza Artificiale. Quello a cui assistiamo non &#232; solo un aggiornamento dei programmi, ma una vera mutazione del valore del titolo di studio: dalla certificazione di una competenza acquisita alla dimostrazione di un risultato tangibile.</p><p>Mentre il sistema accademico occidentale &#232; spesso ancorato a metriche di pubblicazione bibliografica, la Cina ha intrapreso una strada radicalmente pragmatica. L&#8217;Harbin Institute of Technology (HIT), una delle principali universit&#224; dedicate alla difesa, ha avviato un programma pilota che consente ai dottorandi di ottenere il PhD presentando un prodotto o un design originale invece della tradizionale tesi di ricerca. Questo cambio di paradigma risponde alla necessit&#224; di risolvere i &#8220;colli di bottiglia&#8221; ingegneristici in settori vitali come i semiconduttori e il calcolo quantistico, dove la conoscenza teorica da sola non &#232; pi&#249; sufficiente a superare i blocchi tecnologici internazionali. Il caso di Wei Lianfeng, il primo studente a ottenere il titolo basandosi interamente su processi di saldatura laser e sulla manifattura della relativa attrezzatura, chiarisce la direzione intrapresa: la valutazione non spetta pi&#249; solo a una commissione accademica, ma a un panel di esperti industriali che ne certificano l&#8217;utilit&#224; reale. Questa visione &#232; stata formalmente sancita da una legge nel 2024, che permette di sostituire la tesi con progetti ingegneristici di alto profilo o lo sviluppo di nuovi apparati. Essere scienziati in questo contesto significa &#8220;costruire cose che funzionano&#8221; quando la sopravvivenza tecnologica nazionale &#232; in gioco.</p>
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          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Quando la sostenibilità entra in banca (e smette di bussare)]]></title><description><![CDATA[di Andrea Tordini]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/quando-la-sostenibilita-entra-in</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/quando-la-sostenibilita-entra-in</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Thu, 05 Feb 2026 12:02:48 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/a16b127e-1d74-4cc8-af5a-8a6eb03dc15c_642x367.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>La sostenibilit&#224; ha definitivamente oltrepassato la soglia del dibattito valoriale per diventare una variabile strutturale del rapporto tra impresa e sistema bancario. Non per una scelta ideologica, ma per un effetto diretto della regolazione europea che impone agli intermediari finanziari di comprendere, misurare e rendicontare i rischi e le opportunit&#224; ESG incorporati nei propri portafogli creditizi.</p><p>In questo scenario, alle banche non basta pi&#249; leggere i numeri di un bilancio. Devono capire come quei numeri vengono generati, quanto siano esposti a rischi ambientali, sociali e di <em>governance</em> e quale sia la capacit&#224; dell&#8217;impresa di reggere nel medio-lungo periodo. La sostenibilit&#224; entra cos&#236; nel credito senza chiedere permesso, trasformandosi in una nuova grammatica della valutazione bancaria.</p><p><strong>Il Dialogo di sostenibilit&#224; PMI&#8211;banche: un&#8217;infrastruttura, non un adempimento</strong></p><p>&#200; in questo contesto che si colloca il Dialogo di sostenibilit&#224; tra PMI e banche, promosso dal Tavolo per la Finanza Sostenibile sotto il coordinamento del Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze. Il Documento nasce con un obiettivo preciso: ridurre l&#8217;asimmetria informativa che si &#232; creata tra imprese e sistema bancario a seguito dell&#8217;introduzione degli obblighi ESG in capo agli intermediari.</p><p>Il valore del Dialogo risiede nella funzione di infrastruttura comune di scambio informativo, pensata per rendere il confronto tra banca e impresa pi&#249; coerente, proporzionato e comparabile. In altre parole, il Documento non chiede alle PMI di &#8220;<em>diventare sostenibili</em>&#8221;, ma chiarisce quali informazioni servono davvero al credito e per quali finalit&#224;.</p><p><strong>Un documento che anticipa e accompagna il mercato</strong></p><p>La prima edizione, pubblicata nel dicembre 2024, intercetta una fase di transizione gi&#224; avanzata. Le banche sono coinvolte nell&#8217;attuazione del terzo pilastro ESG, della Tassonomia europea e degli obblighi di <em>disclosure</em> sulla finanza sostenibile; le PMI iniziano invece a percepire richieste nuove, spesso disomogenee, senza disporre ancora di un linguaggio condiviso per interpretarle.</p><p>Il rischio &#232; evidente: una sostenibilit&#224; tradotta in adempimenti frammentati, vissuti come un aggravio burocratico pi&#249; che come una leva gestionale. Il Documento interviene proprio su questo scarto, proponendo un perimetro informativo essenziale, focalizzato su ci&#242; che &#232; realmente rilevante per la valutazione bancaria del rischio.</p><p><strong>L&#8217;aggiornamento di dicembre 2025: cosa cambia</strong></p><p>L&#8217;edizione aggiornata a dicembre 2025 rappresenta un passaggio chiave. Il MEF parte dall&#8217;osservazione dell&#8217;uso concreto del Documento nel corso del 2025 e interviene per renderlo pi&#249; utilizzabile, pi&#249; leggibile e pi&#249; coerente con l&#8217;evoluzione del quadro europeo.</p><p>Le novit&#224; sostanziali possono essere lette in tre piani:</p><p>&#183; il primo riguarda il principio di proporzionalit&#224;, che viene esplicitato in modo pi&#249; netto per micro e piccole imprese. Il Documento chiarisce che non tutte le informazioni hanno lo stesso peso e che il livello di approfondimento deve essere calibrato sulla dimensione, sul settore e sulla complessit&#224; dell&#8217;impresa.</p><p>&#183; il secondo piano &#232; il raccordo strutturale con il VSME, lo standard volontario per le PMI elaborato dall&#8217;EFRAG. L&#8217;aggiornamento chiarisce che il Dialogo non &#232; un&#8217;alternativa al VSME, ma pu&#242; diventare la base informativa su cui innestare una rendicontazione pi&#249; strutturata, evitando duplicazioni.</p><p>&#183; il terzo piano riguarda il chiarimento delle informazioni climatiche e ambientali, con l&#8217;obiettivo di evitare richieste sproporzionate o interpretazioni difensive. Il messaggio &#232; chiaro: alle PMI non si chiede di simulare scenari complessi, ma di rendere leggibili i principali fattori di rischio e di investimento.</p><p><strong>Cosa prevede concretamente il Documento</strong></p><p>Il Dialogo si articola in cinque aree informative: dati generali, clima, ambiente, aspetti sociali e <em>governance</em>. Per ciascuna area il Documento indica:</p><ul><li><p>quali informazioni sono rilevanti per la banca;</p></li><li><p>a quale finalit&#224; di valutazione del rischio rispondono;</p></li><li><p>con quale livello di profondit&#224; possono essere raccolte.</p></li></ul><p>Questa struttura consente un utilizzo modulare: la banca pu&#242; concentrarsi sugli elementi pi&#249; rilevanti per il proprio modello di rischio, mentre l&#8217;impresa pu&#242; costruire nel tempo una base informativa coerente e progressiva.</p><p><strong>Come usarlo: dal questionario al sistema</strong></p><p>Il vero valore del Documento emerge quando viene utilizzato come una guida per organizzare le informazioni ESG gi&#224; presenti in azienda. Un utilizzo fattivo pu&#242; svilupparsi lungo tre direttrici operative.</p><p>La prima consiste nel costruire un nucleo informativo unico, strutturato secondo le cinque aree del Dialogo, che diventa la base dati ESG dell&#8217;impresa. Questo nucleo pu&#242; essere aggiornato periodicamente e utilizzato in modo trasversale con pi&#249; banche.</p><p>La seconda direttrice riguarda il mapping selettivo verso il VSME. Utilizzando il Dialogo come base, l&#8217;impresa pu&#242; agganciare solo i <em>datapoint</em> VSME realmente pertinenti, evitando di costruire rendicontazioni sovradimensionate rispetto al proprio modello di <em>business</em>.</p><p>La terza direttrice &#232; organizzativa: il Documento pu&#242; diventare uno strumento per chiarire responsabilit&#224; interne, collegando dati ESG, investimenti, gestione dei rischi e dialogo con il sistema finanziario.</p><p><strong>Utilizzi innovativi: il Dialogo come leva strategica</strong></p><p>L&#8217;aggiornamento 2025 apre anche a utilizzi pi&#249; avanzati. Il Dialogo pu&#242; essere impiegato come:</p><ul><li><p>strumento di pre-istruttoria creditizia, anticipando le richieste bancarie;</p></li><li><p>base per integrare ESG e risk management operativo;</p></li><li><p>supporto alla pianificazione degli investimenti (efficienza energetica, sicurezza, organizzazione);</p></li><li><p>elemento di coerenza tra sostenibilit&#224;, continuit&#224; aziendale e <em>governance</em>.</p></li></ul><p>In questa prospettiva, il Documento smette di essere un supporto informativo e diventa una lente attraverso cui leggere l&#8217;impresa, in modo coerente con le logiche del credito.</p><p><strong>La sostanza prima dello standard</strong></p><p>Il rischio maggiore resta quello di confondere la sostenibilit&#224; con il format che la racconta. Il Dialogo MEF e il VSME indicano una direzione precisa: la sostenibilit&#224; che conta per le banche &#232; quella radicata nei processi, nei rischi e nelle scelte dell&#8217;impresa, non quella pi&#249; elegante sul piano formale.</p><p>Come ricordava Michael Porter, &#8220;<em>la competitivit&#224; di un&#8217;impresa e la salute delle comunit&#224; che la circondano sono profondamente interdipendenti</em>&#8221;. Il Dialogo di sostenibilit&#224; tra PMI e banche prova a tradurre questa interdipendenza in un linguaggio comprensibile al sistema finanziario. Non offre scorciatoie, offre un metodo. E, in una fase in cui il credito seleziona sempre di pi&#249; sulla qualit&#224; complessiva dell&#8217;impresa, un metodo condiviso rappresenta gi&#224; un vantaggio competitivo.</p>]]></content:encoded></item></channel></rss>