<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[Blast - Quotidiano di diritto economia fisco e tecnologia: Tecnologia]]></title><description><![CDATA[“La tecnica è volontà di potenza" Nietzsche]]></description><link>https://www.blastonline.it/s/tecnologia</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!U3Pw!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd2ee67ff-70ba-45e3-8fd3-45190966c1b1_512x512.png</url><title>Blast - Quotidiano di diritto economia fisco e tecnologia: Tecnologia</title><link>https://www.blastonline.it/s/tecnologia</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Thu, 30 Jul 2026 04:49:15 GMT</lastBuildDate><atom:link href="https://www.blastonline.it/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[Maggioli]]></copyright><language><![CDATA[it]]></language><webMaster><![CDATA[blast@maggioli.it]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[blast@maggioli.it]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[Blast]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[Blast]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[blast@maggioli.it]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[blast@maggioli.it]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[Blast]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[Quanto spende il tuo studio per l'intelligenza artificiale?]]></title><description><![CDATA[di Stefano Ricca]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/quanto-spende-il-tuo-studio-per-lintelligenza</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/quanto-spende-il-tuo-studio-per-lintelligenza</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Wed, 29 Jul 2026 14:01:02 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f1bfd0c8-5e52-4f1a-ad77-321eb9176a5a_3982x2000.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>Non la domanda di circostanza che si fa ai convegni, quella vera. Prendi il conto economico dell&#8217;anno in corso e cerca la voce. </span><em><span>Software</span></em><span>, abbonamenti, </span><em><span>servizi cloud. </span></em><span>Guarda il numero. Se &#232; zero, o quasi, tu l&#8217;IA non la stai usando. Puoi averla installata, puoi averla nominata in tre riunioni, puoi persino crederci sinceramente. Non la stai usando lo stesso.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Lo dice, con pi&#249; rigore di quanto io possa mettere in una domanda, uno studio uscito a fine giugno da Ramp e Revelio Labs. Ventunomilacinquecento aziende americane, osservate mese per mese dal gennaio 2021 al febbraio 2026. Non hanno chiesto alle aziende se usassero l&#8217;</span>IA <span>, fidandosi della risposta, cosa che avrebbe reso l&#8217;indagine inutile in partenza. Hanno guardato quanto spendevano davvero, dai pagamenti, dalle carte, dalle fatture. Poi hanno incrociato quella spesa con l&#8217;andamento del personale.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Le aziende che spendevano tanto, in media trentatr&#233; dollari al mese per dipendente, nei due anni successivi hanno aumentato l&#8217;organico del dieci virgola due per cento. Quelle sotto i tre dollari sono rimaste ferme. Stesso strumento sul mercato, risultato opposto.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Qualcuno dir&#224; che il campione parla di un altro mondo, aziende americane gi&#224; grandi, spesso gi&#224; finanziate da capitali che uno studio professionale italiano non vedr&#224; mai, quindi il confronto non regge. Ha ragione a met&#224;. La cifra assoluta cambia, certo, trentatr&#233; dollari al mese per dipendente in un colosso sono una riga tra mille. Ma il meccanismo che quella cifra rivela no, resta identico a qualunque scala. Cambia il numero, non la domanda che quel numero risponde.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Uno studio, come qualsiasi azienda, pu&#242; raccontarsi in due modi, e uno dei due &#232; falso senza che chi lo racconta se ne accorga. C&#8217;&#232; chi ha deciso di investire, paga uno strumento serio e attorno a quello strumento ha ridisegnato qualcosa, la bozza di una perizia che prima scriveva da zero, una tabella che prima costava un pomeriggio intero, analisi mensili per i propri clienti. E c&#8217;&#232; chi vive nell&#8217;altra situazione senza saperlo, un abbonamento gratuito aperto su un browser che il praticante tocca il venerd&#236; pomeriggio, mentre in ufficio si continua a dire &#8220;</span><em><span>usiamo l&#8217;</span>IA </em><span>&#8221;.</span></p>
      <p>
          <a href="https://www.blastonline.it/p/quanto-spende-il-tuo-studio-per-lintelligenza">
              Read more
          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L'aggiornamento delle Raccomandazioni del CSM sull'intelligenza artificiale: il vantaggio presunto e l'allucinazione certificata]]></title><description><![CDATA[di Lorenzo Romano]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/laggiornamento-delle-raccomandazioni</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/laggiornamento-delle-raccomandazioni</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Wed, 29 Jul 2026 12:02:52 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/683bb945-f3d7-4c47-b758-f060f71458ab_6224x3400.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>Con delibera del 22 luglio scorso il Consiglio superiore della magistratura ha aggiornato le Raccomandazioni sull&#8217;uso dell&#8217;intelligenza artificiale nell&#8217;amministrazione della giustizia dell&#8217;8 ottobre 2025, estendendo in via sperimentale l&#8217;impiego di Microsoft 365 Copilot ad attivit&#224; che coinvolgono atti giudiziari (classificazione, analisi strutturata del contenuto, sintesi documentale, confronto tra le posizioni delle parti ai fini del </span><em><span>thema decidendum</span></em><span> e del </span><em><span>thema probandum</span></em><span>, purch&#233; confinate alla fase analitica e ricostruttiva). L&#8217;apertura poggia sulle garanzie acquisite dal Ministero: residenza dei dati in Italia, isolamento del &#8220;</span><em><span>tenant</span></em><span>&#8221; (lo spazio Microsoft 365 intestato al Ministero che contiene le sue utenze, le sue caselle, i suoi documenti, le sue politiche di sicurezza e di conservazione), esclusione dell&#8217;addestramento dei modelli sui dati giudiziari.</span></p><p><span>Due passaggi parlano per&#242; direttamente a chi il processo lo assiste anzich&#233; deciderlo.</span></p><p><span>Fra le criticit&#224; strutturali di Copilot il Consiglio individua (accanto alla carenza di &#8220;</span><em><span>grounding</span></em><span>&#8221; documentale e alle allucinazioni) una voce di natura affatto diversa: la &#8220;</span><em><span>posizione di svantaggio della magistratura</span></em><span>&#8221;. A fronte di un modello generalista come quello fornito dal Ministero, i professionisti del diritto disporrebbero &#8220;</span><em><span>spesso</span></em><span>&#8221; di sistemi dedicati al settore giuridico, con adeguate garanzie di tracciabilit&#224; e ancoraggio alle fonti. Il rilievo torna al paragrafo 7: l&#8217;assenza di un sistema progettato </span><em><span>ab origine</span></em><span> per il dominio giuridico collocherebbe la magistratura in &#8220;</span><em><span>sistematico svantaggio</span></em><span>&#8221; rispetto agli altri operatori del diritto (i professionisti), che &#8220;</span><em><span>dispongono gi&#224;</span></em><span>&#8221; di strumenti dedicati.</span></p><p><span>Questa premessa, come descrizione dello stato dell&#8217;arte negli studi professionali, &#232; sbagliata, e l&#8217;asimmetria che presuppone, sul versante che pi&#249; conta per chi tratta dati altrui, &#232; esattamente rovesciata.</span></p><p><span>Gli strumenti verticali esistono, e alcuni offrono effettivamente ancoraggio alle fonti; non sono per&#242; la dotazione ordinaria dello studio medio, dove si utilizzano invece modelli generalisti in versione </span><em><span>consumer</span></em><span>, su licenza individuale, senza garanzia alcuna su residenza dei dati, isolamento dell&#8217;istanza ed esclusione dei contenuti immessi dal miglioramento dei modelli. Anche se (a onor del vero) il Consiglio Nazionale Forense auspica la realizzazione di uno strumento verticale unico per tutti gli avvocati.</span></p><p><span>Il magistrato che immette un atto opera all&#8217;interno del </span><em><span>tenant</span></em><span> istituzionale, presidiato da garanzie negoziate a livello ministeriale e formalizzate nella comunicazione del 12 febbraio 2026; gli &#232; vietato l&#8217;uso di versioni </span><em><span>consumer</span></em><span> o di sistemi non autorizzati ai sensi dell&#8217;articolo 15, comma 2, della legge 23 settembre 2025, n. 132. L&#8217;avvocato o il commercialista che carichi il medesimo atto su una piattaforma aperta opera senza presidio equivalente, e lo fa da titolare o responsabile del trattamento, con quanto ne consegue in punto di obblighi ex articoli 5, 24, 28 e 32 GDPR, di segreto professionale e di diligenza qualificata ex art. 1176, comma 2, c.c.</span></p><p><span>Per la magistratura il problema &#232; stato risolto a monte: perimetro autorizzato, divieto di strumenti esterni, anonimizzazione preventiva raccomandata quando l&#8217;operativit&#224; su dati identificativi non sia necessaria alla finalit&#224;. Per i professionisti quella scelta non &#232; stata compiuta da nessuno. Il vantaggio riconosciuto dalla delibera riguarda semmai la qualit&#224; dell&#8217;output: sulla protezione del dato la posizione della magistratura &#232; oggi strutturalmente migliore, ed &#232; il professionista (non il magistrato), si badi bene, a operare senza rete.</span></p><p><span>Il paragrafo 5 delle Raccomandazioni riporta poi un episodio documentato dalla ricognizione della struttura tecnica per l&#8217;organizzazione del Consiglio superiore (STO), trasmessa il 29 aprile 2026: nel corso di un&#8217;attivit&#224; di catalogazione di elenchi di beni immobili, Copilot ha inserito il riferimento a un Comune inesistente. Vanno per&#242; isolate le condizioni del fatto, perch&#233; sono esattamente quelle che si invocano per escludere il rischio:</span></p><p><span>- l&#8217;elaborazione avveniva &#8220;</span><em><span>in ambiente istituzionale protetto</span></em><span>&#8221;, non su piattaforma aperta;</span></p><p><span>- il sistema operava su un &#8220;</span><em><span>corpus documentale chiuso e predefinito</span></em><span>&#8221;, previamente trattato con OCR;</span></p><p><span>- erano state impartite &#8220;</span><em><span>istruzioni esplicite di limitarsi ai soli documenti messi a disposizione</span></em><span>&#8221;;</span></p><p><span>- l&#8217;errore &#232; stato prodotto &#8220;</span><em><span>senza alcuna segnalazione di incertezza</span></em><span>&#8221;.</span></p>
      <p>
          <a href="https://www.blastonline.it/p/laggiornamento-delle-raccomandazioni">
              Read more
          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L’AI è la motosega del commercialista]]></title><description><![CDATA[di Stefano Ricca]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/lai-e-la-motosega-del-commercialista</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/lai-e-la-motosega-del-commercialista</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Fri, 24 Jul 2026 14:00:31 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/fed71790-efaa-4465-b85e-9831729b3a72_1536x1024.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span>L&#8217;ottanta per cento dei commercialisti italiani usa gi&#224; l&#8217;intelligenza artificiale. Lo certifica la ricerca </span><em><span>&#8220;Organizzazione dello studio e impatto dell&#8217;intelligenza artificiale</span></em><span>&#8221; della Fondazione Nazionale di Ricerca dei Commercialisti, condotta su circa quattromila professionisti. Il dato torna in primo piano questa settimana con il Rapporto 2026 sull&#8217;Albo, pubblicato il 16 luglio. Vale per&#242; leggerlo bene, quel numero: l&#8217;ottanta per cento include chi la usa ogni giorno e chi l&#8217;ha aperta una volta. Chi la usa in modo consistente &#232; il trentaquattro per cento. Quasi uno su tre. Gli altri la sfiorano. Di fronte a questi numeri, la risposta del Consiglio nazionale &#232; arrivata puntuale: </span><strong><span>formazione, pubblicazioni operative, linee guida. </span></strong><span>E tre parole che sintetizzano tutto: va governata.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Tre parole che presuppongono qualcosa. Presuppongono che lo strumento sia neutro, che stia l&#236; ad aspettare di essere indirizzato, e che il professionista che lo governa con competenza resti, nel fondo, lo stesso professionista di prima. &#200; una rassicurazione ragionevole. &#200; anche la rassicurazione sbagliata.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Jacques Ellul era un filosofo francese di Bordeaux. Nel 1954 ha scritto un libro sulla tecnica che nessuno oggi vorrebbe leggere perch&#233; dice cose scomode. La tesi centrale &#232; questa: ogni strumento porta con s&#233; una logica, e quella logica nel tempo orienta le scelte di chi lo usa anche senza che se ne accorga. Non &#232; una questione di volont&#224;. &#200; una questione di struttura.</span></p>
      <p>
          <a href="https://www.blastonline.it/p/lai-e-la-motosega-del-commercialista">
              Read more
          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Rapporto AGCOM sull'intelligenza artificiale 2026: come l'Autorità si candida a vigilare sull'IA senza esserne il regolatore designato]]></title><description><![CDATA[di Lorenzo Romano]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/rapporto-agcom-sullintelligenza-artificiale</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/rapporto-agcom-sullintelligenza-artificiale</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Wed, 22 Jul 2026 14:01:31 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/75b547d5-3a5a-47de-9ecb-e5a9f78fe83a_3072x2048.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>Con il Rapporto sull&#8217;intelligenza artificiale 2026, pubblicato in due parti, AGCOM (l&#8217;Autorit&#224; per le Garanzie nelle Comunicazioni) compie un&#8217;operazione che merita attenzione ben oltre il settore delle comunicazioni: costruisce, passo dopo passo, la giustificazione giuridica di un proprio ruolo di vigilanza sull&#8217;IA che il legislatore non le ha mai espressamente attribuito. La legge n. 132/2025 sull&#8217;intelligenza artificiale, infatti, ha designato altre due autorit&#224; (l&#8217;AgID, l&#8217;Agenzia per l&#8217;Italia Digitale, e l&#8217;ACN, l&#8217;Agenzia per la cybersicurezza nazionale) come autorit&#224; nazionali per l&#8217;IA.</span></p><p><span>AGCOM, sulla carta, resta fuori.</span></p><p><span>La prima parte del Rapporto &#232; un&#8217;analisi tecnico-economica dell&#8217;Ufficio IA dell&#8217;Autorit&#224;; la seconda raccoglie i contributi di un Comitato di esperti di primo piano (i professori Renda, de Minico, Simoncini, Boccia Artieri, Cassano, Imperiali di Francavilla, Giusto). La parte tecnica non &#232; mero apparato: mostra come lo sviluppo dell&#8217;IA sia concentrato in pochissime grandi imprese globali, perch&#233; addestrare i modelli richiede investimenti enormi e non recuperabili. &#200; questa concentrazione a fornire la premessa economica dell&#8217;intervento regolatorio rivendicato nella seconda parte.</span></p><p><span>Il passaggio giuridicamente pi&#249; interessante &#232;, a nostro avviso, nel contributo della professoressa Giovanna de Minico (ordinario di diritto costituzionale). Il ragionamento &#232; questo: AGCOM non vigila sull&#8217;IA in quanto tale, ma &#232; gi&#224; oggi il Digital Services Coordinator per l&#8217;Italia, cio&#232; l&#8217;autorit&#224; che fa rispettare il Digital Services Act, il regolamento europeo sui contenuti delle piattaforme online. Quando un sistema di IA (per esempio un modello linguistico come ChatGPT) viene usato per diffondere contenuti illeciti su quelle piattaforme (disinformazione fabbricata artificialmente, incitamento all&#8217;odio amplificato dagli algoritmi, pubblicit&#224; occulta), AGCOM pu&#242; intervenire con i suoi poteri ordinari: vigilanza, ordini, sanzioni. Non perch&#233; sia l&#8217;autorit&#224; dell&#8217;IA, ma perch&#233; quei contenuti ricadono comunque nella sua competenza. &#200; bene essere chiari: si tratta di una costruzione interpretativa, non di una norma scritta, e il Rapporto stesso la presenta come chiave di lettura che dovr&#224; essere confermata dai casi concreti. Ma &#232; la tesi su cui l&#8217;intero impianto si regge, e chi assiste piattaforme, editori o imprese che usano l&#8217;IA generativa dovrebbe annotarla come mappa del rischio.</span></p>
      <p>
          <a href="https://www.blastonline.it/p/rapporto-agcom-sullintelligenza-artificiale">
              Read more
          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L’intelligenza artificiale non sostituirà i manager. Cambierà il motivo per cui vengono pagati]]></title><description><![CDATA[di Andrea Tordini]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/lintelligenza-artificiale-non-sostituira</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/lintelligenza-artificiale-non-sostituira</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Wed, 22 Jul 2026 06:31:19 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/0108b1ee-e20d-4789-b3fe-0b5a52a907aa_642x428.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span>Da mesi, il dibattito sull&#8217;intelligenza artificiale &#232; stato dominato da una domanda tanto semplice quanto fuorviante: </span><strong><span>quali professioni scompariranno?</span></strong><span> Oggi quella domanda appare sempre meno interessante. A mio avviso, la questione che dovrebbe interrogare amministratori, imprenditori e dirigenti &#232; un&#8217;altra: </span><strong><span>quale sar&#224; il vero valore di un </span></strong><em><strong><span>manager</span></strong></em><strong><span> quando anche le decisioni pi&#249; complesse potranno essere supportate da un algoritmo?</span></strong></p><p style="text-align: justify;"><span>L&#8217;intelligenza artificiale difficilmente sostituir&#224; i </span><em><span>manager</span></em><span>. Pi&#249; probabilmente, cambier&#224; il motivo per cui le imprese decideranno di pagarli.</span></p><p style="text-align: justify;"><strong><span>Nell&#8217;ultimo secolo</span></strong><span>, il management ha costruito gran parte della propria autorevolezza sulla capacit&#224; di elaborare informazioni, coordinare risorse, controllare processi e assumere decisioni in condizioni di incertezza. Oggi gran parte di queste attivit&#224; pu&#242; essere svolta, almeno in parte, da sistemi di intelligenza artificiale in grado di analizzare milioni di dati in pochi secondi, individuare correlazioni invisibili all&#8217;occhio umano e formulare scenari previsionali sempre pi&#249; accurati.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Se la macchina diventa pi&#249; veloce nell&#8217;analizzare, quale sar&#224; il contributo distintivo della persona?</span></p><p style="text-align: justify;"><strong><span>La decisione non &#232; il problema. &#200; capire quale decisione meriti di essere presa.</span></strong></p><p style="text-align: justify;"><span>Uno dei principali equivoci sull&#8217;intelligenza artificiale consiste nel pensare che prendere decisioni significhi semplicemente scegliere l&#8217;opzione statisticamente migliore. In realt&#224; le organizzazioni pi&#249; complesse dimostrano esattamente il contrario.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Le decisioni manageriali incorporano elementi che nessun modello matematico riesce a rappresentare completamente: cultura aziendale, reputazione, valori, relazioni, fiducia degli </span><em><span>stakeholder</span></em><span>, conseguenze di lungo periodo e capacit&#224; di interpretare il contesto.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Come osservava il premio Nobel per l&#8217;economia Herbert A. Simon, &#8220;</span><em><span>A wealth of information creates a poverty of attention.&#8221;</span></em><span> L&#8217;abbondanza di informazioni genera scarsit&#224; di attenzione. La frase, formulata molti anni prima dell&#8217;intelligenza artificiale generativa, descrive perfettamente il presente. Oggi il problema non &#232; ottenere risposte. &#200; comprendere quali domande meritino davvero di essere poste.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>In questo scenario il </span><em><span>manager</span></em><span> non viene sostituito dall&#8217;algoritmo. Viene liberato da una parte delle attivit&#224; che per decenni hanno assorbito il suo tempo.</span></p><h3 style="text-align: justify;"><strong><span>Dall&#8217;autorit&#224; tecnica alla responsabilit&#224; delle scelte</span></strong></h3><p style="text-align: justify;"><span>Le evidenze disponibili mostrano che il valore dell&#8217;intelligenza artificiale non dipende soltanto dalla tecnologia adottata, ma dal modo in cui viene integrata nei processi, nelle competenze e nelle responsabilit&#224; organizzative. L&#8217;IA pu&#242; aumentare la produttivit&#224; quando &#232; accompagnata da formazione, riprogettazione del lavoro e revisione dei processi decisionali.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Per molto tempo i dirigenti sono stati valutati soprattutto per la capacit&#224; di conoscere pi&#249; informazioni dei propri collaboratori. Oggi quella asimmetria tende a ridursi. Un sistema di IA pu&#242; elaborare normative, bilanci, report di mercato, dati commerciali e scenari competitivi in pochi istanti. </span><strong><span>Ci&#242; che rimane profondamente umano &#232; la responsabilit&#224; della decisione.</span></strong></p><p style="text-align: justify;"><strong><span>Sar&#224; il </span></strong><em><strong><span>manager</span></strong></em><strong><span> a stabilire quali rischi assumere, quali opportunit&#224; cogliere, quale equilibrio mantenere tra crescita e sostenibilit&#224;, tra innovazione e prudenza</span></strong><span>. La responsabilit&#224; giuridica, economica e reputazionale della scelta rester&#224; in capo alle persone e agli organi dell&#8217;impresa, anche quando la decisione sar&#224; supportata da un sistema di intelligenza artificiale.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Per questo motivo la </span><em><span>leadership</span></em><span> del futuro sar&#224; sempre meno fondata sull&#8217;autorit&#224; tecnica e sempre pi&#249; sulla qualit&#224; del giudizio.</span></p>
      <p>
          <a href="https://www.blastonline.it/p/lintelligenza-artificiale-non-sostituira">
              Read more
          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Dolly aveva un giudice, Fable una dogana]]></title><description><![CDATA[di Stefano Ricca]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/dolly-aveva-un-giudice-fable-una</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/dolly-aveva-un-giudice-fable-una</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Thu, 09 Jul 2026 12:00:16 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/dfdc845f-15a8-4875-ba17-bd8d623f7eec_5594x3569.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>Il 5 luglio 1996 nasce Dolly, a Roslin, in Scozia. Il 12 giugno 2026 </span><em><span>Anthropic </span></em><span>sospende l&#8217;accesso ai suoi due modelli pi&#249; avanzati, </span><em><span>Fable</span></em><span> e </span><em><span>Mythos</span></em><span>, per rientrare nei controlli sulle esportazioni degli Stati Uniti. Trent&#8217;anni quasi esatti separano le due date, e mettono una accanto all&#8217;altra due modi opposti di fermare una tecnologia.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Dolly viene fermata da un giudizio morale. Nel giro di pochi anni quasi ogni Paese vieta per legge la clonazione riproduttiva umana, e la dichiarazione Unesco sul genoma arriva gi&#224; nel novembre del &#8216;97. Qualcuno, per una volta, si &#232; chiesto se fosse giusto farlo, ha risposto di no, e quel no vale ancora oggi, per chiunque, senza eccezioni.</span></p><p style="text-align: justify;"><em><span>Fable </span></em><span>viene fermato da una questione doganale. Non un giudizio su cosa sia giusto fare con quello strumento: un controllo su chi pu&#242; portarlo oltre un confine, la stessa logica con cui si regolano certi </span><em><span>microchip</span></em><span> o certi macchinari. Novanta minuti di preavviso, tanto basta per staccare la spina a un modello gi&#224; usato da centinaia di migliaia di persone, dipendenti stranieri della stessa </span><em><span>Anthropic </span></em><span>compresi. Dura diciotto giorni, poi i controlli vengono tolti e l&#8217;accesso torna. Nessuno si &#232; chiesto, in quelle tre settimane, se fosse giusto. Si &#232; chiesto solo chi ne avesse diritto.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Non &#232; detto che uno strumento resti senza cancello per sempre. La benzina con il piombo, l&#8217;amianto, certi pesticidi: erano strumenti di uso quotidiano, diffusi, usati da chiunque per anni, e poi vietati. Anche </span><em><span>internet</span></em><span> ci ha messo vent&#8217;anni a trovare i suoi: </span><em><span>privacy</span></em><span>, diritto d&#8217;autore, obblighi di moderazione, tutte cose arrivate dopo, quando ormai ci vivevamo dentro da una generazione. Il cancello per gli strumenti esiste, arriva solo dopo. Con la scoperta si chiude quando l&#8217;uso non &#232; ancora un&#8217;abitudine, ed &#232; facile chiuderlo. Con lo strumento, se arriva, arriva quando il danno &#232; gi&#224; dentro milioni di gesti quotidiani, e chiuderlo non basta pi&#249; a disfare quello che ha gi&#224; fatto.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Io lavoro tutti i giorni dentro un mondo che discute, contesta, interpella, e a volte litiga davvero. Ma anche nel litigio pi&#249; acceso resta sempre qualcosa in mano: una circolare, una sentenza, un interpello, un verbale. Si possono contestare e possiamo perdere, poi portarli davanti a un giudice che li legge e ne scrive un altro. Ma c&#8217;&#232; sempre una carta, scritta, citabile, che qualcun altro ha steso e che vale per chiunque si trovi nella stessa situazione.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Con l&#8217;intelligenza artificiale non resta niente del genere. Nessuna carta. Nessun verbale che un altro possa leggere e correggere. Solo quello che ciascuno, da solo, ha deciso di farne.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Questo non funziona pi&#249;, e non per un limite della tecnologia. Per la sua natura. Dolly era una scoperta: si esaurisce nell&#8217;attimo in cui accade, resta vera anche se nessuno la ripete, e proprio per questo si pu&#242; giudicare una volta sola, con una legge che chiude la questione per sempre. L&#8217;intelligenza artificiale &#232; uno strumento: esiste solo nell&#8217;uso, e ogni uso &#232; diverso dall&#8217;altro. Nelle mie mani, usata per affinare un ragionamento fiscale complesso, &#232; la stessa identica tecnologia che &#232; nelle mani di chi la usa per non pensare pi&#249; affatto. Un moltiplicatore che restituisce quello che gli porti, niente di pi&#249;, niente di meno.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Qui sta il punto che nessuna legge sulla clonazione ha mai dovuto affrontare. Trent&#8217;anni fa la societ&#224; ha potuto giudicare una volta, per tutti. Oggi lo stesso strumento &#232; progresso per una persona e puro sviluppo senza seguito per un&#8217;altra, nello stesso istante, per usare le due parole con cui Pasolini distingueva la crescita economica dalla crescita civile, e nessuna norma pu&#242; decidere al posto di chi lo usa quale dei due sar&#224;.</span></p>
      <p>
          <a href="https://www.blastonline.it/p/dolly-aveva-un-giudice-fable-una">
              Read more
          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Senso di responsabilità: la competenza che l’IA non ti può dare]]></title><description><![CDATA[di Mario Alberto Catarozzo]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/senso-di-responsabilita-la-competenza</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/senso-di-responsabilita-la-competenza</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Thu, 02 Jul 2026 14:01:24 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/cd7349d6-e93f-4a80-81b5-485e390081eb_5519x3744.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>Il 20 febbraio scorso il Tribunale di Siracusa ha depositato una sentenza che dovrebbe far riflettere molti professionisti italiani. Un atto giudiziario conteneva il richiamo a quattro sentenze della Corte di Cassazione: precise nei riferimenti, dettagliate nelle massime, strutturate in modo ineccepibile. Una sola cosa non tornava: quelle sentenze non esistevano. L&#8217;Intelligenza Artificiale le aveva inventate e non erano state opportunamente verificate prima di essere utilizzate. Il giudice ha qualificato la condotta come responsabilit&#224; aggravata. Probabilmente, non &#232; stata distrazione e neppure fretta, ma qualcosa di pi&#249; insidioso: la fiducia cieca nell&#8217;output di uno strumento potente come l&#8217;IA. Quella stessa fiducia che, se non ci poniamo le domande giuste, potrebbe fare brutti scherzi a chiunque di noi.</span></p><h3><strong><span>Il dibattito che stiamo conducendo nel posto sbagliato</span></strong></h3><p><span>In questi ultimi anni il confronto sull&#8217;Intelligenza Artificiale negli studi professionali ha ruotato attorno a una domanda: &#8220;</span><em><span>Devo usarla?</span></em><span>&#8221;. &#8220;</span><em><span>Posso usarla?</span></em><span>&#8221;. Domande giuste all&#8217;inizio, nel 2023-2024. Oggi non ha pi&#249; senso porsela, perch&#233; il contesto &#232; nel frattempo completamente mutato.</span></p><p><span>Vediamo di fare chiarezza. Quasi tutti - singoli professionisti e studi - la usano per redigere documenti, analizzare contratti, preparare circolari, rispondere ai clienti. I dati lo confermano e il mercato lo registra con dati statistici chiari. La formazione professionale segue di conseguenza. Per&#242; c&#8217;&#232; un vuoto enorme nel mezzo di tutto questo: chi verifica quello che l&#8217;Intelligenza Artificiale produce? Al di l&#224; del discorso teorico &#8211; dove tutti risponderebbero che &#232; ovvio che va tutto verificato prima di essere utilizzato &#8211; in quanti studi ci sono </span><em><span>policy </span></em><span>chiare sui processi necessari da seguire per l&#8217;utilizzo di questi strumenti, compresa la fase di controllo? Chi &#232; deputato a farla in concreto? Quando? Come?</span></p><p><span>La teoria &#8211; come sempre &#8211; &#232; una cosa, poi la pratica &#232; ben altro.</span></p><p><span>Secondo il Future of Jobs Report del World Economic Forum, il pensiero analitico &#8212; il saper valutare, ragionare, mettere in discussione &#8212; &#232; la competenza numero uno richiesta dai datori di lavoro nel 2026, con il 70 per cento delle aziende che la indica come prioritaria assoluta. Non la velocit&#224; di esecuzione. Non la padronanza degli strumenti. La capacit&#224; di pensare in modo critico su ci&#242; che quegli strumenti producono.</span></p><p><span>Il pensiero critico come competenza attiva e non come rifugio nel dubbio paralizzante. Questa &#232; la differenza. E quella differenza ha un nome preciso: conoscenza (di strumenti AI) e responsabilit&#224; professionale.</span></p><h3><strong><span>Quando lo strumento sbaglia con precisione</span></strong></h3><p><span>L&#8217;Intelligenza Artificiale &#232; lo strumento di lavoro pi&#249; potente che abbiamo avuto tra le mani da tempo immemore. Possiamo paragonarlo al telefono, se torniamo indietro di oltre un secolo, alla scoperta della energia elettrica, all&#8217;introduzione dei computer in sostituzione delle macchine da scrivere e a Internet negli anni &#8217;90. Di sicuro &#232; il primo strumento che &#8220;</span><em><span>ragiona</span></em><span>&#8221; insieme a noi, che &#8220;</span><em><span>pensa</span></em><span>&#8221; e che &#8220;</span><em><span>dialoga</span></em><span>&#8221;. Sembra &#8220;vivo&#8221;, insomma: cosa mai provata prima con nessun altro strumento tecnologico o industriale. Il punto &#232; che &#232; anche uno strumento che sbaglia e lo fa &#8220;</span><em><span>con sicurezza</span></em><span>&#8221;: inventa (allucinazioni) con precisione, produce testi plausibili su fatti che non esistono, costruisce massime giurisprudenziali riferite a sentenze mai depositate.</span></p><p><span>Il commercialista che usa l&#8217;</span>IA <span>per redigere un&#8217;analisi fiscale e non verifica i riferimenti normativi non sta solo risparmiando tempo, sta correndo un rischio. Il consulente del lavoro che genera una circolare automatizzata e la invia al cliente senza rileggerla non &#232; poi cos&#236; efficiente, laddove sono contenuti errori.</span></p><p><span>Dal 10 ottobre 2025 la Legge 132/2025 &#232; operativa e l&#8217;articolo 13 &#232; netto: l&#8217;uso dell&#8217;Intelligenza Artificiale nelle professioni intellettuali &#232; consentito, ma la responsabilit&#224; - civile, deontologica, disciplinare - resta interamente in capo al professionista. Non al software quindi, e neppure al fornitore della piattaforma, ma in capo a chi firma.</span></p>
      <p>
          <a href="https://www.blastonline.it/p/senso-di-responsabilita-la-competenza">
              Read more
          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[NIS2: cosa è cambiato davvero per imprese e professionisti il 30 giugno]]></title><description><![CDATA[di Lorenzo Romano]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/nis2-cosa-e-cambiato-davvero-per</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/nis2-cosa-e-cambiato-davvero-per</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Thu, 02 Jul 2026 12:03:05 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3cd5de0d-4dd3-4706-9b49-8d9b20b8cf17_3000x2000.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>La scadenza del 30 giugno ha segnato un passaggio decisivo per la </span><em><span>cybersecurity</span></em><span> italiana: &#232; entrato infatti in vigore il decreto nazionale che recepisce la Direttiva NIS2, il nuovo quadro europeo che ridisegna obblighi, responsabilit&#224; e controlli in materia di sicurezza informatica. Per imprese, professionisti e pubbliche amministrazioni non si tratta di un semplice adempimento tecnico, ma di un cambio di paradigma: la cybersicurezza diventa un requisito organizzativo, contrattuale e &#8211; soprattutto &#8211; di </span><em><span>governance</span></em><span>.</span></p><p><span>La NIS2 amplia in modo significativo il perimetro dei soggetti coinvolti. Non pi&#249; solo operatori &#8220;</span><em><span>critici</span></em><span>&#8221;, ma un insieme molto pi&#249; esteso di realt&#224; pubbliche e private: energia, trasporti, sanit&#224;, finanza, infrastrutture digitali, servizi ICT gestiti, rifiuti, acqua, manifatturiero critico, alimentare, chimica. La logica &#232; chiara: la resilienza digitale non &#232; pi&#249; un tema settoriale, ma un fattore sistemico. E ogni anello debole della catena pu&#242; generare un rischio per l&#8217;intero mercato.</span></p><p><span>Al centro della direttiva c&#8217;&#232; un principio semplice: </span><strong><span>gestire il rischio prima che diventi incidente</span></strong><span>. Per questo la NIS2 introduce obblighi stringenti di risk </span><em><span>management</span></em><span>, monitoraggio, gestione delle vulnerabilit&#224;, sicurezza della </span><em><span>supply chain</span></em><span>, continuit&#224; operativa e formazione del personale. Il cuore operativo &#232; l&#8217;</span><em><strong><span>incident reporting</span></strong></em><span>: va fatta una notifica preliminare entro 24 ore, poi una notifica completa entro 72 ore, e da ultimo una relazione finale entro un mese. Un modello che avvicina la </span><em><span>cybersecurity </span></em><span>alle logiche gi&#224; note nel mondo della </span><em><span>compliance </span></em><span>e del rischio operativo.</span></p><p><span>La vera novit&#224;, per&#242;, riguarda la </span><strong><span>responsabilit&#224; del top management</span></strong><span>. La NIS2 impone agli organi di amministrazione di approvare le misure di sicurezza, vigilare sulla loro attuazione e rispondere in caso di inadempimento grave. Non &#232; un dettaglio: la </span><em><span>cybersecurity </span></em><span>entra nel perimetro della responsabilit&#224; organizzativa, con possibili ricadute anche in termini di responsabilit&#224; amministrativa e contrattuale.</span></p>
      <p>
          <a href="https://www.blastonline.it/p/nis2-cosa-e-cambiato-davvero-per">
              Read more
          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La governance dell’IA come leva di innovazione responsabile]]></title><description><![CDATA[di Andrea Tordini]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/la-governance-dellia-come-leva-di</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/la-governance-dellia-come-leva-di</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Wed, 01 Jul 2026 15:02:23 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/7b2c0998-a051-4eb0-859d-86513708b466_1471x828.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h3><strong><span>Un nuovo quadro regolatorio: dall&#8217;entusiasmo tecnologico alla responsabilit&#224; organizzativa</span></strong></h3><p style="text-align: justify;"><span>L&#8217;intelligenza artificiale &#232; ormai entrata stabilmente nei processi aziendali: scrive testi, analizza dati, automatizza attivit&#224; ripetitive, supporta decisioni, produce immagini, traduce documenti, assiste clienti e lavoratori. Come ha sintetizzato Andrew Ng, l&#8217;IA pu&#242; essere letta come una sorta di </span><em><span>&#8220;nuova elettricit&#224;&#8221;</span></em><span>: una tecnologia generale, destinata a trasformare molti settori e non soltanto il mondo digitale. L&#8217;attuale quadro europeo si muove verso una regolazione basata sul rischio. Il riferimento principale &#232; il </span><strong><span>Regolamento europeo sull&#8217;intelligenza artificiale</span></strong><span>, noto come </span><strong><span>AI Act</span></strong><span>, che introduce regole armonizzate per lo sviluppo, l&#8217;immissione sul mercato e l&#8217;utilizzo dei sistemi di IA nell&#8217;Unione europea. La logica &#232; chiara: </span><strong><span>favorire l&#8217;innovazione e l&#8217;adozione di strumenti affidabili, prevenendo al contempo danni a salute, sicurezza, diritti fondamentali, democrazia, ambiente e libert&#224; individuali</span></strong><span>. Accanto all&#8217;AI Act resta centrale il GDPR, soprattutto quando l&#8217;IA tratta dati personali, effettua profilazione o contribuisce a decisioni automatizzate che producono effetti giuridici o incidono significativamente sugli interessati. In ambito aziendale assumono particolare rilievo i sistemi utilizzati per selezione del personale, gestione dei lavoratori, assegnazione di compiti, valutazione delle prestazioni, monitoraggio e decisioni che incidono sul rapporto di lavoro. Alcuni impieghi possono rientrare tra i sistemi ad alto rischio; altri possono essere vietati, come l&#8217;uso dell&#8217;IA per inferire emozioni nei luoghi di lavoro, salvo specifiche eccezioni per ragioni mediche o di sicurezza. Il messaggio per le imprese &#232; chiarissimo: </span><strong><span>l&#8217;IA pu&#242; generare valore, ma richiede </span></strong><em><strong><span>governance</span></strong></em><strong><span>, tracciabilit&#224; e controllo</span></strong><span>.</span></p><h3 style="text-align: justify;"><strong><span>Rischi e benefici: perch&#233; l&#8217;IA non &#232; n&#233; una minaccia automatica n&#233; una soluzione magica</span></strong></h3><p style="text-align: justify;"><span>Per le aziende, i benefici derivanti dall&#8217;utilizzo dell&#8217;intelligenza artificiale sono concreti: </span><strong><span>maggiore efficienza, riduzione dei tempi su attivit&#224; amministrative, supporto alla formazione, analisi predittiva, miglioramento del servizio al cliente, automazione di compiti ripetitivi, maggiore accessibilit&#224; delle informazioni e possibilit&#224; di elaborare grandi quantit&#224; di dati</span></strong><span>. Un utilizzo ben progettato pu&#242; liberare tempo qualificato, migliorare la qualit&#224; dei processi e aiutare le persone a concentrarsi su attivit&#224; a maggiore valore aggiunto. Tuttavia, l&#8217;IA porta con s&#233; rischi altrettanto concreti. Il primo &#232; la </span><strong><span>perdita di controllo sui dati</span></strong><span>: inserire in strumenti esterni informazioni riservate, dati personali, segreti industriali o documenti interni pu&#242; esporre l&#8217;azienda a violazioni di privacy, riservatezza e propriet&#224; intellettuale. Il secondo &#232; l&#8217;</span><strong><span>affidabilit&#224;</span></strong><span>: i sistemi generativi possono produrre risposte plausibili ma inesatte, inventare fonti, semplificare eccessivamente o restituire contenuti non aggiornati. Il terzo &#232; il </span><strong><span>rischio discriminatorio</span></strong><span>, particolarmente delicato in ambito HR, dove un algoritmo pu&#242; amplificare distorsioni presenti nei dati storici. Il quarto riguarda </span><em><strong><span>cybersicurezza, phishing,</span></strong></em><strong><span> manipolazione dei contenuti, deepfake e uso improprio delle informazioni</span></strong><span>. Il quinto &#232; organizzativo: se l&#8217;IA viene introdotta senza formazione, senza regole e senza presidio umano, pu&#242; generare dipendenza dallo strumento, opacit&#224; decisionale, stress, perdita di competenze e conflitti sui ruoli. A questi rischi operativi si aggiunge un profilo giuridico rilevante: il mancato rispetto dell&#8217;AI Act pu&#242; comportare sanzioni amministrative molto elevate.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Per le pratiche vietate dall&#8217;art. 5 del Regolamento, le sanzioni possono arrivare fino a </span><strong><span>35 milioni di euro o al 7 per cento del fatturato mondiale annuo totale dell&#8217;esercizio precedente</span></strong><span>, se superiore; per altre violazioni degli obblighi previsti dal Regolamento, le sanzioni possono arrivare fino a </span><strong><span>15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale annuo</span></strong><span>; per la comunicazione di informazioni inesatte, incomplete o fuorvianti alle autorit&#224; competenti, fino a </span><strong><span>7,5 milioni di euro o all&#8217;1 </span>per cento<span> del fatturato mondiale annuo</span></strong><span>. Anche il GDPR resta centrale: in caso di violazioni gravi dei principi di protezione dei dati, dei diritti degli interessati o delle regole sui trasferimenti internazionali, le sanzioni possono arrivare fino a </span><strong><span>20 milioni di euro o al 4 </span>per cento<span> del fatturato mondiale annuo</span></strong><span>, se superiore. Non a caso, in un lavoro scientifico firmato da Yoshua Bengio, Geoffrey Hinton, Stuart Russell e altri studiosi, si legge che </span><em><span>&#8220;AI safety research is lagging&#8221;</span></em><span>: la ricerca sulla sicurezza procede, ma non sempre con la stessa velocit&#224; con cui crescono capacit&#224; e diffusione dei sistemi. Per questo la risposta aziendale non dovrebbe essere n&#233; il blocco totale n&#233; l&#8217;adozione incontrollata, ma una terza via: </span><strong><span>sperimentare, misurare, documentare e correggere</span></strong><span>.</span></p>
      <p>
          <a href="https://www.blastonline.it/p/la-governance-dellia-come-leva-di">
              Read more
          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Cosa puoi (e cosa non puoi) caricare sull'IA]]></title><description><![CDATA[di Mario Alberto Catarozzo]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/cosa-puoi-e-cosa-non-puoi-caricare</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/cosa-puoi-e-cosa-non-puoi-caricare</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Thu, 25 Jun 2026 15:01:40 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/ca4ab4f1-221b-43d0-b4ac-b87a678676c1_3072x2048.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>Lo facciamo decine di volte al giorno, ormai quasi senza accorgercene. Prendiamo un documento, lo copiamo, lo incolliamo dentro ChatGPT, Claude o Gemini e chiediamo una mano. Una memoria difensiva da sintetizzare. Un bilancio da commentare. Una busta paga su cui sciogliere un dubbio dell&#8217;ultimo minuto. Comodo, velocissimo. E qui casca l&#8217;asino, perch&#233; quel file non &#232; nostro. &#200; del cliente.</span></p><p><span>Vi siete mai chiesti dove finisce, davvero, ci&#242; che caricate? E, prima ancora: avete il diritto di caricarlo? Due domande diverse. Tutte e due vogliono una risposta prima che premiate invio.</span></p><h3><strong><span>Quei dati non vi appartengono</span></strong></h3><p><span>Quando un cliente ci affida una pratica, ci affida qualcosa di pi&#249; delicato dei documenti. Ci affida la sua riservatezza. Per l&#8217;avvocato il segreto professionale &#232; dovere e diritto primario, scolpito nell&#8217;articolo 28 del codice deontologico forense e presidiato penalmente dall&#8217;articolo 622 del codice penale. Per il commercialista la riservatezza vive nell&#8217;articolo 10 del codice deontologico e poggia sull&#8217;articolo 5 del decreto legislativo 139 del 2005. Per il consulente del lavoro c&#8217;&#232; l&#8217;articolo 25 del codice deontologico, che rimanda all&#8217;articolo 6 della legge 12 del 1979.</span></p><p><span>Tre professioni, tre fonti, una sola sostanza: ci&#242; che il cliente ci confida resta dentro lo studio. Anche a incarico chiuso. Anche quando a noi pare una sciocchezza da nulla.</span></p><p><span>Poi c&#8217;&#232; il GDPR, il regolamento europeo 2016/679, che presidia un altro pezzo della faccenda: i dati personali. Nome, codice fiscale, retribuzione, stato di salute, esposizione debitoria. Caricare un documento che ne &#232; pieno su uno strumento di Intelligenza Artificiale &#232; un trattamento di dati a tutti gli effetti. Va tenuto presente che di quel trattamento il titolare siete voi, non OpenAI, non Google.</span></p><h3><strong><span>La regola del semaforo</span></strong></h3><p><span>Diamoci uno strumento pratico, di quelli che si usano davvero: una regola da applicare domani mattina, un secondo prima di ogni copia-incolla.</span></p><p><span>Rosso. Dati che identificano una persona: nome del cliente, codice fiscale, una busta paga reale, le parti di un atto, lo stato di salute, i numeri di una dichiarazione. Su uno strumento consumer, qui ci si ferma. Come minimo dovete usare uno strumento con abbonamento </span><em><span>business</span></em><span> o </span><em><span>enterprise </span></em><span>(per capirci: non va bene ChatGPT Plus, molto meglio ChatGPT Team).</span></p><p><span>Giallo. Dati riservati ma non personali, o documenti che possiamo ripulire prima: un bilancio a cui togliamo ragione sociale e partita IVA, una clausola staccata dal contratto, una memoria di cui anonimizziamo le parti. Si procede, ma sempre meglio solo dopo aver tolto ci&#242; che riconduce a qualcuno.</span></p><p><span>Verde. Tutto ci&#242; che non &#232; riferibile a nessuno: una norma, una massima, un quesito teorico, un modello di lettera vuoto. Qui l&#8217;Intelligenza Artificiale lavora benissimo e non rischiate niente.</span></p><p><span>La regola non &#232; perfetta, lo ammetto. Restano zone grigie, per&#242; sposta il ragionamento dal generico &#8220;</span><em><span>posso</span></em><span>?&#8221; a una domanda pi&#249; precisa: questo dato, da solo o incrociato con altri, porta a una persona? Se la risposta &#232; s&#236;, allora non si pu&#242; su strumento consumer (tantomeno gratuiti).</span></p><h3><strong><span>Anonimizzare davvero, non per finta</span></strong></h3><p><span>Qui la questione si fa interessante. Molti si sentono tranquilli perch&#233; hanno cancellato il nome. Non basta. Pensate a una busta paga a cui togliete il nominativo ma lasciate qualifica, sede, livello e retribuzione esatta: in un&#8217;azienda di trenta dipendenti quella persona la identificate in due minuti. Si chiama reidentificazione: ricostruire chi &#232; qualcuno incrociando i dettagli che vi siete dimenticati di togliere.</span></p><p><span>Anonimizzare sul serio vuol dire eliminare tutto ci&#242; che, da solo o combinato, riporta alla persona. I nomi (ovvio), ma anche le date precise, gli importi tondi e fuori scala, i numeri di pratica, i riferimenti a fatti noti. Se la pulizia &#232; fatta a met&#224;, non avete anonimizzato, avete solo girato il cartellino dall&#8217;altra parte.</span></p>
      <p>
          <a href="https://www.blastonline.it/p/cosa-puoi-e-cosa-non-puoi-caricare">
              Read more
          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il patentino digitale per i social risolverà anche ciò che accade fuori dallo schermo?]]></title><description><![CDATA[di Natalia Piemontese]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/il-patentino-digitale-per-i-social</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/il-patentino-digitale-per-i-social</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Tue, 23 Jun 2026 14:02:05 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2d064d3e-96dd-4ebb-9e57-ca5b12a640cb_1672x941.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>La notizia sembra una di quelle destinate a mettere tutti d&#8217;accordo. La Lombardia ha approvato una disposizione che introduce il &#8220;<em>patentino digitale</em>&#8221;, un percorso di educazione all&#8217;uso consapevole del <em>web</em> e dei<em> social </em>rivolto a studenti, docenti e famiglie. L&#8217;obiettivo &#232; contrastare fenomeni come cyberbullismo, <em>revenge porn</em>, <em>hate speech </em>e dipendenza digitale.</p><p>Nel frattempo, nel Regno Unito il governo di Keir Starmer vieta alcuni <em>social network</em> per gli<em> under 16</em>. Il <em>focus</em> a livello europeo si sta spostando nella stessa direzione: come proteggere bambini e adolescenti dai rischi della vita <em>online?</em></p><p>Negli ultimi anni il dibattito pubblico sul rapporto tra adolescenti e tecnologia si &#232; spesso mosso tra due estremi: da una parte il divieto, con chi vorrebbe limitare l&#8217;accesso ai <em>social tout court</em> e dall&#8217;altra l&#8217;educazione digitale, da parte di chi punta sulla formazione. Ma entrambe le posizioni rischiano di condividere lo stesso presupposto e cio&#232; che il problema sia principalmente nei ragazzi. Perch&#233; mentre discutiamo di come educare i pi&#249; giovani ai <em>social</em>, continuiamo a dare per scontato che gli adulti sappiano gi&#224; come gestirli. Eppure basta guardarsi intorno per capire che non &#232; cos&#236;.</p><p>Il patentino digitale nasce da una logica comprensibile e gi&#224; applicata in altri ambiti. Se esiste un rischio, si costruisce un percorso per imparare a gestirlo. &#200; ci&#242; che facciamo con la sicurezza stradale ad esempio o con l&#8217;educazione civica e vari aspetti della vita collettiva.</p><p>Ma il mondo digitale non &#232; soltanto un insieme di competenze tecniche da acquisire, &#232; un mondo a s&#233; stante.</p>
      <p>
          <a href="https://www.blastonline.it/p/il-patentino-digitale-per-i-social">
              Read more
          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Quando il giudice non sa cos'è un backup. Un disegno di legge per risolvere il problema]]></title><description><![CDATA[di Simona Baseggio e Barbara Marini]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/quando-il-giudice-non-sa-cose-un</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/quando-il-giudice-non-sa-cose-un</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Thu, 18 Jun 2026 12:03:32 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/da037c12-4768-4819-b798-572dfbbf9b56_3354x2019.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Immaginate una causa da centomila euro. Al centro c&#8217;&#232; un contratto di fornitura software, un servizio cloud che non ha funzionato come promesso, un backup che non c&#8217;era quando serviva. Le parti portano in aula documenti tecnici, log di sistema, specifiche di contratto. Il giudice ascolta. Annuisce. E poi &#8212; perch&#233; la montagna da scalare sembra troppo alta &#8212; trova la prima eccezione preliminare possibile e chiude l&#236;, senza entrare nel merito. La controversia finisce in nulla, senza che nessuno abbia davvero capito cosa fosse andato storto.</p><p style="text-align: justify;">Non &#232; fantasia. &#200; quello che capita spesso nelle aule italiane quando la materia del contendere &#232; digitale.</p><p style="text-align: justify;"><strong>Ma c&#8217;&#232; una novit&#224;.</strong></p><p style="text-align: justify;">L&#8217;11 giugno scorso il senatore Nicola Irto, insieme ad Alfredo Bazoli e Walter Verini, ha depositato in Senato (Atto n. 1934, XIX Legislatura) <strong>un disegno di legge per istituire sezioni specializzate in materia digitale all&#8217;interno dei tribunali ordinari.</strong> L&#8217;impianto giuridico &#232; stato pensato e fortemente voluto dall&#8217;avvocato cassazionista Antonino Polimeni, che da anni vive in prima persona il problema: entrare in aula e dover spiegare cos&#8217;&#232; un cloud a un giudice che sta per decidere una causa da decine &#8211; o centinaia - di migliaia di euro.</p><p style="text-align: justify;">Ma non &#232; un caso singolo: i numeri dicono che il digitale non &#232; pi&#249; un&#8217;eccezione nella vita economica,<span> </span>&#232; la regola. In Italia, nel 2025, il 75,6 per cento delle imprese utilizzava servizi cloud a pagamento &#8212; dato Eurostat che colloca il nostro Paese tra i pi&#249; digitalizzati d&#8217;Europa. Il 16,4 per cento delle imprese impiegava gi&#224; tecnologie di intelligenza artificiale, con punte del 53 per cento nelle grandi imprese. Sopra questo tessuto economico si &#232; stratificata una normativa europea densa e tecnica: il DSA sui servizi digitali, il DMA sui mercati, il Data Act sui dati, l&#8217;AI Act sull&#8217;intelligenza artificiale. Ogni contratto digitale &#232; un potenziale contenzioso. E ogni contenzioso richiede un giudice in grado di capire di cosa si parla.</p><p style="text-align: justify;"><span>Cosa prevede questa proposta?</span></p><p style="text-align: justify;">Il DDL non istituisce un &#8220;<em>Tribunale di Internet</em>&#8221; separato &#8212; scelta che sarebbe ovviamente<span> </span>incostituzionale &#8211; ma creare sezioni specializzate dentro i tribunali gi&#224; esistenti, sul modello collaudato delle sezioni impresa istituite dal decreto legislativo 168 del 2003. Stesse sedi, stesso sistema, nuova competenza.</p><p style="text-align: justify;">La competenza riguarda le controversie civili e commerciali in cui il nucleo del rapporto &#232; una &#8220;<em><strong>prestazione digitale prevalente</strong></em>&#8221;: fornitura di<em> software</em>, servizi <em>cloud</em>, integrazione di sistemi, gestione dei dati, piattaforme, intelligenza artificiale. Escluse le controversie del lavoro e quelle devolute alla giurisdizione amministrativa &#8212; un perimetro preciso che evita sovrapposizioni con gli assetti gi&#224; esistenti. I magistrati assegnati avranno formazione specifica, affidata alla Scuola Superiore della Magistratura, con aggiornamento continuo. Il tutto senza nuovi costi: la clausola di invarianza finanziaria vincola l&#8217;attuazione alle risorse gi&#224; disponibili.</p><p style="text-align: justify;"><span>Non siamo i primi in assoluto, </span>l&#8217;idea non nasce dal nulla, <span>ma potremmo essere i primi nella UE</span>: Nel Regno Unito opera da anni la Technology and Construction Court, inserita nella King&#8217;s Bench Division: nel suo rapporto annuale 2023-2024 si definisce &#8220;<em>very busy</em>&#8221;, registra un tasso di definizione conciliativa superiore all&#8217;80 per cento e tempi medi di definizione tra i 12 e i 18 mesi. In Cina, le Internet Courts di Hangzhou, Pechino e Guangzhou &#8212; operative dal 2017-2018 &#8212; avevano gi&#224; gestito quasi 120.000 cause entro ottobre 2019, con una riduzione dei tempi vicina al 50 per cento. Singapore, a marzo 2026, ha istituito la Digital Economy Specialised List presso la General Division dell&#8217;High Court, dedicata a liti su intelligenza artificiale,<em> cloud</em>, crypto-attivit&#224; e <em>smart contracts</em>.</p>
      <p>
          <a href="https://www.blastonline.it/p/quando-il-giudice-non-sa-cose-un">
              Read more
          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[IA in azienda e in studio: cosa cambia davvero con i due decreti attuativi della L. 132/2025]]></title><description><![CDATA[di Lorenzo Romano]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/ia-in-azienda-e-in-studio-cosa-cambia</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/ia-in-azienda-e-in-studio-cosa-cambia</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Thu, 11 Jun 2026 14:02:24 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/68306304-6554-4e9c-876b-92d1fc905217_3072x2048.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Il Consiglio dei Ministri di ieri ha approvato in esame preliminare gli schemi dei due decreti legislativi di adeguamento all&#8217;AI Act (Reg. UE 2024/1689). Si tratta ancora di bozze, esposte al vaglio parlamentare e a un secondo passaggio in CdM, ma la cornice regolatoria dei prossimi anni &#232; ormai tracciata.</p><p>I due schemi danno corpo alla delega contenuta nell&#8217;art. 24 della L. 132/2025, in vigore dal 10 ottobre 2025, e che scadeva nei dodici mesi successivi. Il vincolo &#232; noto e tutt&#8217;altro che neutro: nel perimetro gi&#224; coperto dall&#8217;AI Act il legislatore delegato non pu&#242; introdurre &#8220;<em>obblighi ulteriori</em>&#8220; rispetto a quelli europei, dovendo limitarsi a un esercizio di coordinamento. &#200; qui che si gioca la tenuta costituzionale dell&#8217;operazione.</p><p>Il primo decreto disegna <em>governance</em>, vigilanza, sanzioni e <em>sandbox</em>; il secondo regola l&#8217;uso dell&#8217;IA nelle attivit&#224; di polizia e in ambito penale, con disposizioni su responsabilit&#224; civile e responsabilit&#224; dei fornitori.</p><p>L&#8217;assetto istituzionale conferma la scelta dualistica della L. 132/2025: AgID come autorit&#224; di notifica, ACN come autorit&#224; di vigilanza del mercato e punto di contatto unico verso l&#8217;UE. Per il comparto bancario, finanziario e assicurativo la vigilanza resta a Banca d&#8217;Italia, CONSOB e IVASS, secondo i rispettivi procedimenti sanzionatori. Il Garante privacy conserva la competenza sui sistemi ad alto rischio dell&#8217;articolo 74 dell&#8217;AI Act (biometria a fini di contrasto, immigrazione e frontiere, amministrazione della giustizia ed elezioni).</p><p>La frammentazione &#232; evidente. Per l&#8217;impresa multisettoriale significa potenzialmente pi&#249; interlocutori, procedure differenziate e un coordinamento tutto da verificare sul campo. Il rischio di conflitti di competenza non &#232; teorico.</p><p>Il regime sanzionatorio ricalca l&#8217;AI Act: fino a 35 milioni di euro o al 7 per cento del fatturato mondiale annuo per l&#8217;impiego di pratiche vietate, con attenuazioni per PMI e <em>start-up</em>. La possibilit&#224; di ordini prescrittivi colloca queste autorit&#224; su un piano analogo a quello gi&#224; sperimentato in materia antitrust e privacy. Per chi redige modelli di <em>compliance</em>, la soglia del 7 per cento impone di trattare il rischio-IA con la stessa seriet&#224; del rischio-GDPR.</p><p>Lo schema introduce il reato di &#8220;<em>omessa adozione di misure di sicurezza nei sistemi di intelligenza artificiale e alterazione illecita dei sistemi</em>&#8220;: sviluppatori o utilizzatori professionali che omettono le misure di sicurezza su sistemi ad alto rischio, generando pericolo per la vita, rischiano da 1 a 5 anni; pena fino a 10 anni se l&#8217;alterazione minaccia la sicurezza dello Stato. &#200; prevista una variante per colpa grave, con pena ridotta da un terzo a un sesto.</p><p>La fattispecie entra pure nel catalogo dei reati presupposto del Dlgs. 231/2001 (il nuovo articolo 25-vicies<em> &#8220;Reati commessi con l&#8217;uso di sistemi di intelligenza artificiale&#8221;).</em> &#200; l&#8217;ennesimo ampliamento di un perimetro gi&#224; dilatato: basti pensare all&#8217;articoli 25-octies. In materia di misure restrittive UE (Dlgs. 211/2025) o alle novit&#224; ambientali del Dlgs. 81/2026. Ma qui il discrimine operativo resta quello di sempre: la pertinenza concreta della fattispecie all&#8217;attivit&#224; dell&#8217;ente. Per gli enti che sviluppano o impiegano sistemi IA ad alto rischio, l&#8217;aggiornamento del MOG non sar&#224; pi&#249; facoltativo. Per gli altri, occorrer&#224; una valutazione di rischio-reato seria, che eviti tanto l&#8217;omissione quanto il riempitivo formale.</p><p>Sul versante giuslavoristico il principio &#232; netto, ma prevedibile: nelle decisioni su assunzioni, sanzioni e licenziamenti non si pu&#242; deliberare unicamente su base automatizzata. Serve sempre la supervisione di una persona fisica, e il licenziamento intimato in violazione &#232; nullo.</p>
      <p>
          <a href="https://www.blastonline.it/p/ia-in-azienda-e-in-studio-cosa-cambia">
              Read more
          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il nozionismo ai tempi dell’AI]]></title><description><![CDATA[di Chiara Forino]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/il-nozionismo-ai-tempi-dellai</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/il-nozionismo-ai-tempi-dellai</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Tue, 09 Jun 2026 14:02:15 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/03cd4c08-d4db-4a29-9e57-a92519367cb2_1672x941.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">C&#8217;&#232; stato un tempo in cui la conoscenza significava potere. Quando l&#8217;accesso alla conoscenza era un privilegio riservato alle &#233;lite. Il sapere, tramandato oralmente prima, e chiuso in castelli, monasteri e biblioteche poi, risultava un mondo chiuso, accessibile ai chi aveva le risorse economiche e lo <em>status</em> sociale per accedervi.</p><p style="text-align: justify;">Poi via via il mondo &#232; cambiato. L&#8217;invenzione della stampa ha reso economico e capillare pubblicare libri. L&#8217;alfabetizzazione di massa ha ampliato la platea dei soggetti che avevano accesso alle informazioni. Lo sviluppo tecnologico con i computer, la digitalizzazione e internet hanno azzerato il tempo e lo spazio necessario per trovare e registrare qualsiasi informazione. Il perimetro della competenza, che un tempo risiedeva nella memoria individuale, si &#232; rapidamente ampliato: prima al sapere cercare, poi al sapere organizzare, quindi al sapere selezionare con senso critico le informazioni rilevanti.</p><p style="text-align: justify;">Oggi ognuno di noi ha accesso costante e istantaneo a una quantit&#224; di informazioni inimmaginabile fino a pochi anni fa. Questa nuova realt&#224;, dominata dall&#8217;evoluzione tecnologica e dall&#8217;intelligenza artificiale generativa, ci costringe a cambiare la prospettiva e a ridefinire il concetto stesso di competenza. Non pi&#249; passiva acquisizione di informazioni da organizzare ed estrarre all&#8217;occorrenza dagli archivi della memoria, ma costante tensione verso l&#8217;apprendimento, inteso come ricerca, valutazione, selezione di fonti affidabili per la costruzione delle competenze necessarie all&#8217;applicazione reale, con un sostanziale spostamento del <em>focus </em>dall&#8217;informazione all&#8217;obiettivo.</p><p style="text-align: justify;">E qui emerge il paradosso contemporaneo tra questo nuovo concetto di competenza e un sistema di valutazione che ancora d&#224; la priorit&#224; alla nozione memorizzata, pi&#249; che al pensiero critico.</p>
      <p>
          <a href="https://www.blastonline.it/p/il-nozionismo-ai-tempi-dellai">
              Read more
          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Tutte le strade portano a Roma (anche quelle dell'algoritmo). Anthropic, il Papa e l'Italia come "spazio morale"]]></title><description><![CDATA[di Lorenzo Romano]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/tutte-le-strade-portano-a-roma-anche</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/tutte-le-strade-portano-a-roma-anche</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Thu, 28 May 2026 14:03:11 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/78d4983e-600b-4a2a-b9c2-ab283a00cff8_4752x2673.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;&#232; qualcosa di squisitamente storico nella notizia che il co-fondatore di Anthropic, Christopher Olah, sedeva accanto a Leone XIV per la presentazione dell&#8217;enciclica <em>Magnifica Humanitas </em>(vedi anche l&#8217;articolo a firma di Marco Cramarossa, <a href="#_ftn1">L&#8217;enciclica &#8220;Magnifica Humanitas&#8221; di Leone XIV rappresenta un monito anche per il fisco nell&#8217;era dell&#8217;intelligenza artificiale</a>). Per secoli i mercanti, i banchieri e i sovrani hanno cercato a Roma non oro (di quello ne avevano gi&#224;) ma una merce pi&#249; rara: la legittimazione. Cosimo de&#8217; Medici finanziava conventi per farsi perdonare l&#8217;usura; oggi una societ&#224; valutata circa 380 miliardi di dollari fa tappa in Vaticano per farsi assolvere dal peccato originale dell&#8217;intelligenza artificiale. Cambia la tecnologia, non la liturgia.</p><p>Cos&#236; alcune considerazioni sono dovute: il Papa stesso ha tracciato un parallelo deliberato tra la sua enciclica e la <em>Rerum Novarum</em> di Leone XIII del 1891. E qui la coincidenza onomastica (un Leone allora, un Leone oggi) sembra quasi un colpo di sceneggiatura. Ma il parallelismo merita di essere preso sul serio, perch&#233; dice qualcosa di preciso anche sul nostro mestiere. La <em>Rerum Novarum</em> non era un trattato di teologia: era, a tutti gli effetti, un documento di politica del diritto. Affrontava il rapporto di lavoro, la propriet&#224;, il salario giusto, l&#8217;associazionismo. Pose le basi culturali che cinquant&#8217;anni dopo sarebbero confluite negli articoli 35 e seguenti della nostra Costituzione. Quando la Chiesa parla di &#8220;<em>protezione della persona umana</em>&#8220; davanti a una rivoluzione produttiva, il legislatore (prima o poi) prende appunti.</p><p>E qui sta il primo spunto. Mentre il dibattito tecnico-giuridico sull&#8217;IA si concentra sull&#8217;AI Act europeo e sui suoi decreti di attuazione, un&#8217;enciclica non produce norme cogenti ma fa qualcosa di forse pi&#249; determinante: orienta il <em>senso comune</em> da cui poi il giudice e il legislatore attingono quando devono riempire le clausole generali. La &#8220;<em>dignit&#224; della persona</em>&#8220;, la &#8220;<em>buona fede</em>&#8220;, la &#8220;<em>diligenza professionale</em>&#8220; non sono concetti che il diritto crea dal nulla: li raccoglie dall&#8217;aria del tempo. E forse l&#8217;aria del tempo, a Roma, la si respira ancora in Vaticano pi&#249; che a Bruxelles. Forse anche in modo pi&#249; universale.</p>
      <p>
          <a href="https://www.blastonline.it/p/tutte-le-strade-portano-a-roma-anche">
              Read more
          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il Papa ci dà ragione: l'intelligenza artificiale non capisce niente di fiscalità]]></title><description><![CDATA[di Stefano Niccolai]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/il-papa-ci-da-ragione-lintelligenza</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/il-papa-ci-da-ragione-lintelligenza</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Wed, 27 May 2026 11:03:44 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/53ffa8ec-e90d-472b-80d9-24dbc103ef6f_6000x4000.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Due giorni fa ci siamo svegliati con una notizia che pochi si aspettavano: la Santa Sede ci ha dato ragione. Non su tutto, per carit&#224;. Ma su una cosa fondamentale, quella che i commercialisti ripetono ai clienti da anni con la stessa rassegnazione di chi parla al muro: un algoritmo pu&#242; elaborare dati, ma non capisce le persone.</p><p style="text-align: justify;">Papa Leone XIV ha firmato il 15 maggio la sua prima enciclica, Magnifica Humanitas, presentata luned&#236; al mondo. Duecento trentuno pagine dense, cinque capitoli, migliaia di parole. Di queste, la parola &#171;intelligenza artificiale&#187; compare quattordici volte. La parola &#171;dignit&#224;&#187; novantotto. La parola &#171;persona&#187; centocinquantotto. Il messaggio, statisticamente, non lascia spazio a interpretazioni: il documento non &#232; sull&#8217;IA. &#200; sull&#8217;uomo che l&#8217;IA rischia di dimenticare.</p><p style="text-align: justify;">Il titolo &#232; magnifico nella sua ambizione: Magnifica Humanitas, la magnifica umanit&#224;. L&#8217;<em>incipit</em> &#232; ancora pi&#249; diretto: &#171;<em>La magnifica umanit&#224; creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la citt&#224; dove Dio e l&#8217;umanit&#224; abitano insieme</em>&#187;. Tradotto per i non addetti ai lavori: o governiamo la tecnologia, o la tecnologia governa noi. Una riflessione che nel campo della consulenza professionale ha il sapore di qualcosa che si sapeva gi&#224;, ma che fa sempre bene sentirsi dire da chi porta la mitra.</p><p style="text-align: justify;">La scelta del nome pontificio non &#232; casuale. Leone XIV ha spiegato fin dal giorno della sua elezione il ragionamento: Leone XIII, con la Rerum Novarum del 1891, affront&#242; la questione sociale nel pieno della prima rivoluzione industriale: operai sfruttati, fabbriche fumanti, capitalismo selvaggio senza regole. Oggi la rivoluzione &#232; digitale, le fabbriche sono <em>server farm</em>, gli operai sono spesso invisibili: moderatori di contenuti in Africa pagati pochi dollari l&#8217;ora per addestrare i modelli di IA che poi i colossi <em>tech</em> vendono a peso d&#8217;oro. L&#8217;enciclica li chiama esplicitamente &#171;lavoratori digitali invisibili&#187; e denuncia le nuove forme di &#171;schiavit&#249; digitale&#187;. Lessico forte, per un documento pontificio. Lessico che qualsiasi professionista del lavoro riconosce immediatamente.</p><p style="text-align: justify;">Ma &#232; sul tema del lavoro professionale che Magnifica Humanitas diventa davvero interessante per chi esercita una professione intellettuale. Leone XIV sostiene con chiarezza che lasciare ad algoritmi decisioni delicate, assunzioni, accesso al credito, sentenze, significa eliminare dalla societ&#224; &#171;la compassione, la misericordia e l&#8217;apertura al cambiamento della persona&#187;. Tre concetti che, nel nostro settore, potremmo tradurre cos&#236;: lettura della situazione specifica del cliente, valutazione del contesto umano e familiare, capacit&#224; di trovare la soluzione giusta nel caso concreto. Non nel caso medio.</p><p style="text-align: justify;">Perch&#233; &#232; questo il punto. Un <em>software </em>di pianificazione fiscale pu&#242; ottimizzare le aliquote. Pu&#242; calcolare la convenienza tra regime ordinario e forfettario in trentadue millisecondi. Pu&#242; segnalare l&#8217;anomalia nel modello F24. Ma non pu&#242; sedersi di fronte a un imprenditore che ha appena perso il principale cliente e capire, prima ancora che lui lo dica, che il problema non &#232; l&#8217;acconto IRES di novembre. Non pu&#242; leggere tra le righe di un bilancio che sembra in ordine ma nasconde una crisi familiare che sta per travolgere la societ&#224;. Non pu&#242; avere, per usare le parole dell&#8217;enciclica, &#171;coscienza morale ed empatia&#187;.</p><p style="text-align: justify;">C&#8217;&#232; una cosa che il commercialista fa ogni giorno, spesso senza nominarla, e che nessun algoritmo potr&#224; mai replicare: costruisce una relazione. Non nel senso vago e aziendalese del termine, ma nel senso pi&#249; concreto e impegnativo. Sa che il cliente che entra allo studio il marted&#236; mattina con la faccia di chi non ha dormito non ha bisogno del prospetto delle aliquote: ha bisogno che qualcuno ascolti, orienti, rassicuri o dica, quando serve, la verit&#224; scomoda con la stessa cura con cui la si direbbe a un amico. Sa che la fiducia non si guadagna con la velocit&#224; dell&#8217;elaborazione, ma con la continuit&#224; della presenza. Sa che certi clienti tornano da trent&#8217;anni non perch&#233; non abbiano trovato di meglio, ma perch&#233; hanno trovato qualcuno che li conosce davvero, il nome dei figli, le ambizioni rimaste nel cassetto, le paure che non si confessano nemmeno al proprio avvocato. Questo &#232; il cuore della professione. L&#8217;enciclica lo chiama <em>&#171;apertura al cambiamento della persona&#187;.</em> Noi lo chiamiamo lavoro.</p>
      <p>
          <a href="https://www.blastonline.it/p/il-papa-ci-da-ragione-lintelligenza">
              Read more
          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Puoi anche fare a meno dell’AI]]></title><description><![CDATA[di Mario Alberto Catarozzo]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/puoi-anche-fare-a-meno-dellai</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/puoi-anche-fare-a-meno-dellai</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Thu, 21 May 2026 15:03:44 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b2fd10ad-b90a-4288-a9a7-9b93f05c502e_1536x1024.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Certo che puoi. Nessuno ti obbliga e probabilmente hai ottime ragioni per farlo. Forse sei convinto che l&#8217;intelligenza artificiale sia una moda passeggera, come lo erano i<em> social media </em>nel 2010 (ricordate quanti professionisti dicevano &#8220;<em>quella roba per ragazzini non mi riguarda&#8221;?</em>). Oppure hai costruito un metodo di lavoro che funziona e non hai nessuna intenzione di toccarlo. Posizioni legittime, tutte.</p><p style="text-align: justify;">L&#8217;unica cosa che conta &#232; l&#8217;essere consapevole del prezzo che questa scelta comporta. Perch&#233;, come in ogni buona negoziazione, anche qui c&#8217;&#232; un costo e ignorarlo non lo annulla: lo rimanda, con gli interessi.</p><h4><strong>Una premessa doverosa</strong></h4><p style="text-align: justify;">Prima di tutto, sgombriamo il campo da eventuali equivoci: questo articolo non &#232; un <em>j&#8217;accuse</em> contro chi non usa l&#8217;AI. &#200; un esercizio di lucidit&#224;: mettere sul tavolo, con la franchezza che ci si deve tra professionisti seri, cosa significa concretamente <strong>scegliere di restare fuori dalla rivoluzione digitale che attraversa le professioni intellettuali.</strong></p><p style="text-align: justify;">Secondo il Rapporto Cassa Forense-Censis 2025, per esempio, solo il 27,5 per cento degli avvocati italiani usa strumenti AI nel lavoro quotidiano. Eppure, nella stessa ricerca, l&#8217;84 per cento &#232; convinto che l&#8217;AI trasformer&#224; radicalmente la professione nei prossimi anni. Una frattura enorme tra consapevolezza e azione.</p><p style="text-align: justify;">Parliamo dunque di chi sceglie consapevolmente di stare nell&#8217;altro 72,5 per cento.</p>
      <p>
          <a href="https://www.blastonline.it/p/puoi-anche-fare-a-meno-dellai">
              Read more
          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Dipendenza da intelligenza artificiale, l'Italia apre il primo fascicolo clinico al mondo: ora il diritto deve correre più veloce della Silicon Valley]]></title><description><![CDATA[di Pietro Al&#242; e Antonello Cassone]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/dipendenza-da-intelligenza-artificiale</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/dipendenza-da-intelligenza-artificiale</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Wed, 20 May 2026 12:03:35 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2fdc6415-10ba-40c8-b15f-cbc2250f5b79_5504x3072.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>A Venezia &#232; stato aperto il primo fascicolo clinico ufficiale al mondo per dipendenza comportamentale da intelligenza artificiale. Una ragazza di vent&#8217;anni, presa in carico dal Servizio per le Dipendenze del Servizio Sanitario Nazionale. La notizia non &#232; cronaca, &#232; una svolta giuridica ed economica di portata enorme. Perch&#233; nel momento in cui un sistema sanitario pubblico classifica come patologia il rapporto con un <em>chatbot</em>, si apre uno scenario che ha conseguenze dirette su tre fronti caldissimi: la responsabilit&#224; civile dei produttori di IA, il regime fiscale dei colossi del tech che generano profitti sull&#8217;utenza italiana e l&#8217;applicazione concreta dell&#8217;AI Act europeo entrato in vigore lo scorso anno. La primaria del Serd Laura Suardi, citata dal quotidiano Il Gazzettino, ha definito il caso &#8220;<em>la punta di un iceberg</em>&#8221;, aggiungendo che la macchina impara a dare al paziente le risposte che vuole sentire, generando una relazione apparentemente amicale che si trasforma in <em>addiction</em>. Tradotto in linguaggio giuridico, significa una cosa sola: prodotto difettoso. O quantomeno prodotto pericoloso ai sensi della disciplina europea sulla responsabilit&#224; da prodotto, recentemente aggiornata con la Direttiva UE 2024/2853, che per la prima volta include esplicitamente il <em>software</em> e i sistemi di IA nel perimetro della <em>product liability</em>. Significa che il produttore del <em>chatbot</em>, indipendentemente da dove abbia sede legale, pu&#242; essere chiamato a rispondere del danno provocato all&#8217;utente italiano. E qui arriva il primo nodo. Le<em> big tech </em>che operano in Italia generano fatturati miliardari attraverso modelli conversazionali progettati per massimizzare il tempo di utilizzo, e quindi il valore pubblicitario o il <em>pricing </em>dell&#8217;abbonamento. &#200; il classico modello <em>attention</em> <em>economy</em>, gi&#224; condannato dall&#8217;<em>Antitrust </em>e da Bruxelles in pi&#249; occasioni nel settore dei social network. Oggi, con l&#8217;IA generativa, la stessa logica si applica a un prodotto qualitativamente diverso, perch&#233; simula una relazione umana. Il Regolamento europeo classifica come &#8220;<em>a rischio limitato</em>&#8221; proprio i <em>chatbot </em>conversazionali, imponendo obblighi di trasparenza minima. Ma il caso di Venezia dimostra che il &#8220;<em>rischio limitato</em>&#8221; andrebbe rivisto al rialzo, e che il legislatore europeo &#232; gi&#224; rimasto indietro rispetto alla realt&#224; dei fatti. Sul piano fiscale la questione &#232; altrettanto rovente. Da anni l&#8217;Italia combatte con la <em>digital service tax</em>, l&#8217;imposta del 3 per cento sui ricavi derivanti dai servizi digitali introdotta nel 2019 e ancora in cerca di stabilizzazione internazionale. I colossi americani dell&#8217;IA, che oggi vendono abbonamenti <em>premium ai chatbot</em> a milioni di utenti italiani, continuano in larga parte a sfuggire alla tassazione sul reddito grazie a strutture societarie radicate in Irlanda, Lussemburgo e Olanda. Se il Servizio Sanitario Nazionale deve farsi carico dei costi clinici di una patologia generata da un prodotto digitale estero, &#232; giuridicamente e politicamente sostenibile che chi quel prodotto lo vende non contribuisca alla fiscalit&#224; del Paese in cui causa il danno? La domanda non &#232; retorica, &#232; un cantiere aperto a Bruxelles e all&#8217;OCSE da anni. E ora ha una storia clinica concreta da appoggiare sul tavolo. Sul versante della responsabilit&#224; d&#8217;impresa, le societ&#224; italiane che integrano chatbot nei propri servizi al cliente, ormai migliaia tra banche, assicurazioni, telco ed <em>e-commerce</em>, dovrebbero leggere il caso di Venezia come un campanello d&#8217;allarme. La nuova disciplina sugli adeguati assetti, introdotta dall&#8217;articolo 2086 del codice civile e rafforzata dalla recente riforma della <em>governance </em>societaria del marzo 2026, impone agli amministratori di dotare l&#8217;impresa di sistemi di gestione del rischio adeguati alla natura dell&#8217;attivit&#224;. Integrare un&#8217;IA conversazionale che pu&#242; generare patologie nei consumatori senza prevedere meccanismi di tutela &#232; una falla di <em>compliance </em>che, alla prima causa risarcitoria, pu&#242; tradursi in responsabilit&#224; personale degli amministratori. Non &#232; fantascienza, &#232; la traiettoria che la giurisprudenza italiana ha gi&#224; percorso con il gioco d&#8217;azzardo <em>online</em> e con i dark pattern dei social network. C&#8217;&#232; poi un dato che gli investitori istituzionali farebbero bene a osservare con attenzione. I fondi ESG, sempre pi&#249; sensibili alla &#8220;S&#8221; di <em>Social</em>, stanno iniziando a declassare le societ&#224; <em>tech </em>che non garantiscono adeguati <em>standard</em> di tutela del benessere psicologico degli utenti. Il caso di Venezia, destinato a fare scuola in tutta Europa, pu&#242; accelerare una rotazione di portafogli che gi&#224; da mesi penalizza i titoli pi&#249; esposti al rischio reputazionale legato all&#8217;IA. Resta un dato che dovrebbe inorgoglire tutti. Mentre gli Stati Uniti dibattono se l&#8217;IA debba essere &#8220;regolamentata&#8221; e mentre la Cina la utilizza come strumento di controllo sociale, l&#8217;Italia &#232; il primo Paese al mondo a riconoscere clinicamente una nuova patologia generata da questa tecnologia. Lo fa con un sistema sanitario pubblico che certi osservatori internazionali continuano a giudicare arretrato, e che invece riesce a stare davanti a Silicon Valley. &#200; un primato culturale, scientifico e giuridico che andrebbe rivendicato con orgoglio. Perch&#233; in un mondo in cui la tecnologia corre pi&#249; veloce delle leggi, l&#8217;Italia ha appena dimostrato che la civilt&#224; giuridica europea, e quella italiana in particolare, sa ancora ricordare al mercato chi &#232; al centro: l&#8217;essere umano, non l&#8217;algoritmo.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L’illusione perfetta: come l’AI riscrive le regole dell’inganno (e perché il diritto sta perdendo la corsa)]]></title><description><![CDATA[di Silvia Cremaschini]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/lillusione-perfetta-come-lai-riscrive</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/lillusione-perfetta-come-lai-riscrive</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Tue, 19 May 2026 15:01:50 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/a21f2f73-09c1-42e6-8180-e0d0f8df98ec_1536x1024.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Immaginate una donna, sposata da anni, che un mattino si sveglia e decide di chiedere il divorzio, fare le valigie e attraversare l&#8217;intero Paese. Il motivo? Una relazione clandestina e passionale con un attore famosissimo. La realt&#224;, agghiacciante: l&#8217;attore non ha la pi&#249; pallida idea di chi lei sia. L&#8217;uomo di cui la donna si &#232; innamorata non &#232; altro che un <em>deepfake</em>, un fantasma digitale, un&#8217;illusione iperrealistica generata da un&#8217;intelligenza artificiale e manovrata da truffatori per svuotarle il conto corrente e manipolarne gli affetti. Non &#232; un distopico copione di <em>Black Mirror</em>, ma la cronaca di quanto accaduto nel marzo 2025 in Cina, che ha coinvolto il noto attore Jin Dong, la cui identit&#224; &#232; stata clonata per colpire donne vulnerabili.</p><p style="text-align: justify;">Dall&#8217;altra parte del mondo l&#8217;inganno algoritmico assume contorni prettamente economici e colpisce il portafoglio con una precisione chirurgica (o algoritmica). Prendete il caso del fallimento di <em>Joann Fabrics</em>: poche ore dopo la chiusura, un gruppo di sciacalli digitali ha clonato l&#8217;intero e-commerce dell&#8217;azienda. Senza scrivere una riga di codice, hanno messo in piedi un sito specchio in pi&#249; lingue, attirando migliaia di clienti con sconti fittizi al solo scopo di rastrellare i dati delle carte di credito.</p><p style="text-align: justify;">Per chi, come me, si occupa quotidianamente di protezione dei dati e diritto dell&#8217;IA, queste storie non sono anomalie: sono il sintomo di una patologia sistemica.</p><p style="text-align: justify;">I dati dell&#8217;AI Index Report 2026 fotografano una realt&#224; inequivocabile: i sistemi di intelligenza artificiale si stanno evolvendo e diffondendo a una velocit&#224; che ridicolizza i nostri sistemi di <em>governance</em> e le nostre leggi che non riescono (e non possono) eguagliarne la velocit&#224;.</p><p style="text-align: justify;">Nel solo 2025, gli incidenti documentati legati all&#8217;IA sono schizzati a 362 (erano 233 l&#8217;anno precedente). Siamo di fronte a una <em>&#8220;democratizzazione della frode&#8221;: </em>oggi clonare un&#8217;identit&#224; o creare un sito di <em>phishing</em> perfetto non richiede pi&#249; le competenze di un <em>hacker d&#8217;&#233;lite</em>, ma &#232; un&#8217;arma alla portata di qualunque dilettante allo sbaraglio, nemmeno <em>&#8220;criminale&#8221;</em> nel genio.</p><h4 style="text-align: justify;"><strong>La schizofrenia normativa: tra proibizionismo e far west</strong></h4><p style="text-align: justify;">Di fronte a questa <em>escalation</em>, qual &#232; la risposta del legislatore? Un caotico mosaico globale. Le direzioni intraprese dagli Stati sono diametralmente opposte. Mentre l&#8217;Unione Europea da <em>&#8220;un colpo al cerchio e uno alla botte&#8221;</em> da un lato implementando i primi divieti previsti dall&#8217;AI Act e dall&#8217;altro dilazionando con il Digital Omnibus, gli Stati Uniti hanno virato verso la deregolamentazione aggressiva. Un recente ordine esecutivo della Casa Bianca ha infatti smantellato le precedenti direttive sulla sicurezza, nel tentativo (forse miope?) di eliminare ogni &#8220;<em>ostacolo normativo&#8221;</em> alla supremazia tecnologica americana.</p><p style="text-align: justify;">Questo vuoto federale ha scatenato il panico nei singoli Stati, che stanno cercando di <em>&#8220;tappare i buchi&#8221;</em> creando un mosaico di leggi scoordinate: lo Utah ha promulgato una legge per regolamentare i chatbot per la salute mentale; il Texas ha approvato il <em>Responsible Artificial Intelligence Governance Act</em> (seppur fortemente depotenziato rispetto alle bozze originali) per limitare gli usi ad alto impatto dell&#8217;IA, e lo Stato di Washington, insieme alla California, sta imponendo obblighi di trasparenza e <em>watermarking</em> per i contenuti generati artificialmente. Il risultato &#232; un incubo di <em>compliance</em> per le aziende e una tutela a macchia di leopardo per i cittadini, tutela che dipende dal codice postale.</p><h4 style="text-align: justify;"><strong>Oltre il &#8220;Whack-a-Mole&#8221;: serve un nuovo paradigma di responsabilit&#224;</strong></h4><p style="text-align: justify;">Il punto, per&#242;, &#232; che, come giuristi, stiamo sbagliando approccio. Il diritto non pu&#242; inseguire le specifiche tecniche dei modelli: &#232; una battaglia persa in partenza. Dobbiamo smettere di giocare a <em>&#8220;colpisci la talpa&#8221;</em> con ogni nuova funzione e spostare il <em>focus</em> sul cuore del problema: l&#8217;assegnazione della responsabilit&#224; civile (<em>liability</em>).</p><p style="text-align: justify;">I <em>framework </em>di &#8220;<em>Responsible AI&#8221;</em> dimostrano una vulnerabilit&#224; inquietante: i modelli pi&#249; avanzati, pur essendo sicuri in condizioni <em>standard</em>, crollano non appena vengono sottoposti a <em>jailbreak</em>, tramite <em>prompt</em> avversariali. E allora la domanda &#232; squisitamente giuridica: se un truffatore usa un modello commerciale per clonare un sito in tre minuti, la colpa &#232; solo dell&#8217;utente malintenzionato o anche dello sviluppatore che ha immesso sul mercato un prodotto strutturalmente vulnerabile?</p><p style="text-align: justify;">I colossi del tech non possono pi&#249; trincerarsi dietro la definizione di &#8220;<em>meri fornitori di tecnologia&#8221;</em>. &#200; tempo di ipotizzare una responsabilit&#224; oggettiva, o quantomeno aggravata, per i danni causati da modelli le cui barriere di sicurezza si dimostrano inefficaci <em>by design</em>. Parallelamente, l&#8217;obbligo di <em>watermarking </em>e la trasparenza sulla provenienza dei dati sono gli unici argini immediati.</p><p>Il cittadino deve avere il diritto di sapere se sta interagendo con un essere umano o con una macchina, esattamente come deve poter verificare l&#8217;autenticit&#224; di un prodotto acquistato.</p><p style="text-align: justify;">Il caso Jin Dong e la truffa Joann Fabrics ci dicono che l&#8217;IA non solo sta automatizzando il lavoro: sta automatizzando l&#8217;inganno e plasmando la realt&#224;.</p><p style="text-align: justify;">Se non ancoriamo in modo serio e saldo questa tecnologia a principi di responsabilit&#224; civile e obblighi di trasparenza, rischiamo di trasformare l&#8217;innovazione digitale in un <em>far west </em>dove la verit&#224; &#232; solo un&#8217;opzione tra tante e la manipolazione &#232; la certezza. E in un mondo in cui non possiamo pi&#249; credere ai nostri occhi o alle nostre orecchie, la legge rimane l&#8217;ultimo, indispensabile baluardo della realt&#224;, dei nostri diritti e &#8211; in fondo &#8211; dell&#8217;essere umano.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[IT Wallet: il portafoglio digitale italiano prende forma]]></title><description><![CDATA[di Stefano Dovier]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/it-wallet-il-portafoglio-digitale</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/it-wallet-il-portafoglio-digitale</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Wed, 06 May 2026 15:03:16 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/42403205-af04-47f7-b119-8b051f8303c0_1672x941.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>A febbraio 2026 le attivazioni dell&#8217;IT Wallet hanno superato quota 10 milioni, con oltre 17 milioni di documenti caricati sull&#8217;app IO.</p><p style="text-align: justify;">Poche settimane dopo, il decreto-legge di attuazione del PNRR ha esteso l&#8217;accesso al sistema anche ai cittadini minorenni con pi&#249; di quattordici anni e ha annunciato l&#8217;espansione del catalogo a oltre 200 tipologie di documenti, con rilascio definitivo previsto entro febbraio 2027.</p><p style="text-align: justify;">Il perimetro dell&#8217;identit&#224; si allarga rapidamente: vale la pena capire di cosa si tratta, come funziona e dove &#232; diretto.</p><h3 style="text-align: justify;"><strong>Che cos&#8217;&#232; e come funziona</strong></h3><p style="text-align: justify;">L&#8217;IT Wallet (denominazione ufficiale: <em>Sistema di portafoglio digitale italiano</em>) &#232; un&#8217;infrastruttura che consente a cittadini e residenti di conservare, gestire e presentare documenti personali e attestati elettronici tramite smartphone, senza necessit&#224; di esibire documenti fisici o attivare ulteriori verifiche.</p><p style="text-align: justify;">Rispetto a una semplice raccolta di file digitali, ovviamente, lo strumento presenta delle differenze sostanziali: i documenti contenuti nel <em>wallet</em>, infatti, sono degli attestati gi&#224; verificati alla fonte, trasmessi dagli enti ufficiali che li hanno emessi e presentabili con piena validit&#224; legale a PA e operatori privati.</p><p style="text-align: justify;">Il sistema &#232; strutturato su due binari:</p><blockquote><p>&#183; il <em>wallet</em> pubblico &#232; integrato nell&#8217;app IO, sviluppata da PagoPA S.p.A., ed &#232; disponibile gratuitamente a tutti i cittadini e residenti maggiorenni e ora, come anticipato, ai minorenni a partire dai quattordici anni, anche senza consenso genitoriale.</p><p>&#183; il <em>wallet</em> privato &#232; invece la componente destinata agli operatori accreditati da AgID che potranno offrire proprie soluzioni di portafoglio digitale, su cui si torner&#224; pi&#249; avanti.</p></blockquote><p style="text-align: justify;">In entrambi i casi, l&#8217;accesso richiede un&#8217;autenticazione forte tramite SPID o CIE e nessun documento viene aggiunto senza richiesta esplicita dell&#8217;utente.</p><h3 style="text-align: justify;"><strong>Il quadro normativo</strong></h3><p style="text-align: justify;">Il Sistema IT Wallet &#232; stato istituito dal DL n. 19 del 2 marzo 2024 (il c.d. decreto PNRR quater) convertito con la legge n. 56 del 29 aprile 2024, che ha introdotto l&#8217;articolo  64-quater nel Codice dell&#8217;Amministrazione Digitale (Dlgs. n. 82/2005).</p><p style="text-align: justify;">La norma definisce la struttura del sistema, individua i soggetti attuatori - Dipartimento per la Trasformazione Digitale, PagoPA, IPZS, AgID e ACN - e demanda a specifiche Linee Guida la disciplina dei requisiti tecnici e delle modalit&#224; di accreditamento dei fornitori privati.</p><p style="text-align: justify;">Il quadro europeo di riferimento &#232;, invece, il Regolamento (UE) 2024/1183 del 30 aprile 2024, entrato in vigore il 20 maggio 2024 e comunemente noto come eIDAS 2, che obbliga tutti gli Stati membri a mettere a disposizione dei propri cittadini un portafoglio di identit&#224; digitale (EUDI Wallet) entro la fine del 2026.</p><p style="text-align: justify;">L&#8217;IT Wallet italiano &#232; progettato per convergere progressivamente verso questo standard europeo, garantendo interoperabilit&#224; transfrontaliera nell&#8217;accesso a servizi pubblici e privati in tutta l&#8217;Unione.</p><p style="text-align: justify;">Il regolamento prevede inoltre che i fornitori di servizi obbligati all&#8217;identificazione dei propri clienti - tra cui banche, assicurazioni e pubblica amministrazione - siano tenuti ad accettare il <em>wallet</em> come strumento di autenticazione.</p><h3 style="text-align: justify;"><strong>La situazione attuale</strong></h3><p style="text-align: justify;">Dalla fine del 2024 tutti i cittadini e residenti possono attivare la funzionalit&#224; &#8220;<em>Documenti su IO</em>&#8221;, prima fase operativa del sistema, che rende disponibili le versioni digitali di tre documenti: patente di guida, tessera sanitaria/TEAM e Carta europea della Disabilit&#224;.</p><p style="text-align: justify;">A febbraio 2026 le attivazioni avevano superato i 10,1 milioni, con circa 8,5 milioni di patenti e altrettante tessere sanitarie gi&#224; caricate.</p><p style="text-align: justify;">Il servizio &#232; gratuito e i documenti caricati, accessibili anche <em>offline</em> dopo l&#8217;aggiornamento dell&#8217;<em>app</em>, non sostituiscono i documenti fisici, che restano validi e utilizzabili in parallelo.</p><p style="text-align: justify;">Sul piano tecnico, gli attestati elettronici sono basati su <em>standard</em> internazionali interoperabili con l&#8217;Architecture Reference Framework europeo, il codice &#232; <em>open source</em> e verificabile e il sistema rispetta il principio di minimizzazione dei dati: l&#8217;utente controlla cosa condividere e con chi e le informazioni vengono trasmesse solo ai soggetti espressamente selezionati.</p><p style="text-align: justify;">Il Garante della Privacy ha espresso parere favorevole sugli schemi di DPCM per la sperimentazione - provvedimento n. 469 del 4 agosto 2025 - chiedendo garanzie su interoperabilit&#224; con banche dati pubbliche, definizione chiara dei ruoli e adeguata tutela della sicurezza informatica.</p><h3 style="text-align: justify;"><strong>La roadmap verso il 2027</strong></h3><p style="text-align: justify;">Il decreto PNRR 2026, convertito in legge il 20 aprile 2026, ha aperto la strada a un&#8217;espansione significativa del catalogo documentale. Tra i documenti attesi nei prossimi mesi vi sono: carta d&#8217;identit&#224; elettronica in formato digitale, passaporto, tessera elettorale (prevista entro un anno dalla legge di conversione), certificazioni ISEE, titoli di studio, iscrizioni agli albi professionali, attestati di residenza, qualifiche e certificazioni professionali.</p><p style="text-align: justify;">Il catalogo complessivo superer&#224; le 200 tipologie di documenti, con rilascio definitivo per tutta la popolazione previsto entro febbraio 2027.</p><p style="text-align: justify;">Sul fronte europeo, entro fine 2026 ogni Stato membro dovr&#224; avere disponibile almeno un EUDI Wallet conforme al regolamento eIDAS 2. Il <em>wallet</em> italiano sar&#224; progressivamente adeguato per garantire la piena interoperabilit&#224; transfrontaliera.</p><p style="text-align: justify;">A tal proposito, l&#8217;Italia partecipa gi&#224; a diversi consorzi europei - tra cui NOBID, POTENTIAL, APTITUDE e WE BUILD - e il Dipartimento per la Trasformazione Digitale svolge il ruolo di <em>Single Point of Contact</em> nei progetti pilota UE.</p><h3 style="text-align: justify;"><strong>I </strong><em><strong>wallet</strong></em><strong> privati</strong></h3><p style="text-align: justify;">L&#8217;articolo 64-quater CAD prevede, accanto alla componente pubblica, la possibilit&#224; per operatori privati accreditati da AgID di offrire proprie soluzioni di portafoglio digitale.</p><p style="text-align: justify;">Si tratta di un segmento che potrebbe aprire scenari rilevanti in ambito <em>fintech</em>, assicurativo e dei servizi professionali, ma il cui sviluppo &#232; condizionato alla pubblicazione delle Linee Guida, ancora non avvenuta.</p><p style="text-align: justify;">Il Piano Triennale per l&#8217;Informatica nella PA 2024-2026 indica che soluzioni private potranno svilupparsi solo &#8220;una volta raggiunta la maturit&#224; tecnica necessaria e la stabilit&#224; delle disposizioni normative in merito&#8221;. Il perimetro, per ora, rimane aperto.</p><h3 style="text-align: justify;"><strong>Qualche riflessione per il professionista</strong></h3><p style="text-align: justify;">Pensando all&#8217;attivit&#224; dello studio professionale, l&#8217;evoluzione dell&#8217;IT Wallet pu&#242; risultare interessante da diversi punti di vista.</p><p style="text-align: justify;">L&#8217;ingresso progressivo dei titoli di studio e delle iscrizioni agli albi nel <em>wallet</em> consentir&#224; al commercialista di conservare ed esibire digitalmente le proprie credenziali professionali - iscrizione all&#8217;albo, qualifiche, attestati formativi - a clienti e PA, senza produrre documenti fisici o copie certificate.</p><p style="text-align: justify;">Sul fronte dell&#8217;assistenza ai clienti, invece, il <em>wallet</em> potr&#224; semplificare alcune fasi documentali oggi onerose: l&#8217;ISEE digitale verificato alla fonte, i titoli di studio e i certificati di residenza in forma telematica possono ridurre la produzione di copie cartacee e accelerare l&#8217;istruttoria di pratiche fiscali e amministrative.</p><p style="text-align: justify;">Anche sotto il profilo degli obblighi di adeguata verifica della clientela previsti dal Dlgs. n. 231/2007 in materia di antiriciclaggio lo strumento potrebbe avere un impatto: se il <em>wallet</em> integrer&#224;, come l&#8217;impianto normativo prevede, attestati di identit&#224; con valore legale pieno e verificabilit&#224; in tempo reale, potr&#224; essere utilizzato nelle attivit&#224; di <em>onboarding</em> del cliente nello studio.</p><p style="text-align: justify;">Il risvolto di maggiore interesse operativo potrebbe, per&#242;, riguardare la previsione eIDAS 2 sulla firma elettronica qualificata per uso non professionale, che sar&#224; disponibile gratuitamente attraverso il <em>wallet</em>. Tempi e modalit&#224; operative non sono ancora definiti, ma il principio - estendere l&#8217;accesso alla firma qualificata al di l&#224; dei contesti professionali - ha implicazioni dirette sulla validit&#224; di atti che oggi richiedono procedure pi&#249; articolate.</p>]]></content:encoded></item></channel></rss>