<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[Blast - Quotidiano di diritto economia fisco e tecnologia: Economia]]></title><description><![CDATA[Non è solo il profitto il "volano" dell'economia]]></description><link>https://www.blastonline.it/s/economia</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!U3Pw!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd2ee67ff-70ba-45e3-8fd3-45190966c1b1_512x512.png</url><title>Blast - Quotidiano di diritto economia fisco e tecnologia: Economia</title><link>https://www.blastonline.it/s/economia</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Wed, 12 Aug 2026 12:30:02 GMT</lastBuildDate><atom:link href="https://www.blastonline.it/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[Maggioli]]></copyright><language><![CDATA[it]]></language><webMaster><![CDATA[blast@maggioli.it]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[blast@maggioli.it]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[Blast]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[Blast]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[blast@maggioli.it]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[blast@maggioli.it]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[Blast]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[L’Italia che Battiato aveva già cantato]]></title><description><![CDATA[di Marco Cramarossa]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/litalia-che-battiato-aveva-gia-cantato</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/litalia-che-battiato-aveva-gia-cantato</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Sat, 08 Aug 2026 07:01:14 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/cc996535-7391-4de8-9331-2bce1059e6fa_1672x941.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span>Ci sono artisti che riempiono gli stadi. E poi ci sono quelli che, senza accorgersene, finiscono per abitare le nostre stanze. Franco Battiato apparteneva alla seconda categoria. Non era necessario essere suoi </span><em><span>fan</span></em><span>. Bastava vivere. Prima o poi arrivava una sua canzone. Alla radio durante un viaggio, in macchina tornando da un appuntamento andato male, in una sera d&#8217;estate con il finestrino abbassato oppure in cuffia, quando il rumore del mondo diventava troppo insistente. E ogni volta accadeva qualcosa di strano. Non sembrava di ascoltare una canzone, quanto piuttosto che qualcuno avesse trovato le parole che noi non eravamo mai riusciti a dire.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Oggi, in un tempo in cui tutto deve essere veloce, semplice, immediatamente comprensibile e possibilmente condensato in quindici secondi di un video, manca terribilmente qualcuno che abbia il coraggio di non semplificarci il pensiero. Battiato lo faceva con una naturalezza disarmante. Ti costringeva ad andare a cercare il significato di un nome mai sentito, di una filosofia sconosciuta, di un luogo lontano, di una lingua antica. Ti obbligava ad alzare lo sguardo, a studiare, a dubitare. Non spiegava, ma suggeriva. Ed &#232; forse proprio questa la differenza tra un cantante e un Maestro.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Quando ascolto </span><em><span>Povera patria</span></em><span> mi sorprendo ogni volta. Non perch&#233; sembri scritta ieri, ma perch&#233; temo che domani potrebbe sembrare ancora pi&#249; attuale. Non era una canzone contro qualcuno. Era una canzone per qualcuno. Per tutti quelli che continuavano (e continuano) a credere che un Paese potesse essere migliore dei propri difetti. Oggi discutiamo di algoritmi, di intelligenza artificiale, di comunicazione politica, di consenso costruito a colpi di </span><em><span>slogan</span></em><span>. Lui aveva gi&#224; intuito il rischio pi&#249; grande: non perdere la libert&#224;, ma smettere di cercarla.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>E poi c&#8217;era quella spiritualit&#224; cos&#236; rara. Mai ostentata. Mai trasformata in predica. Mai esibita come un distintivo. Battiato cercava Dio con la discrezione di chi sa che certe domande non hanno bisogno di essere urlate. Oggi tutti sembrano avere certezze. Lui coltivava dubbi. E forse era proprio quello il suo modo di credere. Nei suoi dischi convivevano Oriente e Occidente, filosofia e pop, elettronica e lirica, ironia e preghiera, senza mai sembrare un esercizio di erudizione. Era tutto incredibilmente leggero, come se la cultura fosse un luogo da abitare e non un trofeo da esibire.</span></p>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/litalia-che-battiato-aveva-gia-cantato">
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   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Disconnessione: l’intelligenza artificiale ci salverà dalle e-mail in vacanza? ]]></title><description><![CDATA[di Francesco Carrubba]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/disconnessione-lintelligenza-artificiale</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/disconnessione-lintelligenza-artificiale</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Thu, 06 Aug 2026 13:00:59 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c0ce1e0a-0cf0-4df2-a0ee-eaed158ce99d_1672x941.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ogni estate, milioni di notifiche attraversano le spiagge italiane. La disconnessione resta un miraggio, ma l&#8217;AI pu&#242; renderla una pratica aziendale.</p><p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Nelle aziende che funzionano, staccare la spina fa parte del work flow&#8221; </em>&#232; la posizione di Mudra, l&#8217;<em>advisory company</em> italiana specializzata nell&#8217;organizzazione aziendale e nella valorizzazione degli <em>asset </em>intangibili, che ha analizzato questi aspetti: <em>&#8220;la responsabilit&#224; &#232; delle organizzazioni che non progettano la propria capacit&#224; di rallentare&#8221;.</em> E cos&#236; immancabilmente, ogni estate, chi va in vacanza non riesce a riposare al 100 per cento mentre chi resta in ufficio &#232; sotto pressione per mole di lavoro e scadenze e l&#8217;impresa perde efficienza nel suo complesso.</p><p style="text-align: justify;">Secondo Carlotta Silvestrini, fondatrice e Co-Ceo di Mudra, l&#8217;AI deve servire a proteggere il tempo di recupero, non ad ampliare la reperibilit&#224;.</p><h4 style="text-align: justify;"><strong>Il passaggio di consegne: un momento delicato</strong></h4><p style="text-align: justify;">Troppo spesso il passaggio di testimone delle mansioni - <em>l&#8217;handover</em> - tra chi va in vacanza e chi rimane al lavoro avviene di corsa e all&#8217;ultimo momento. In questa maniera diventa difficile avere un quadro completo della situazione. Nel frattempo, il collega che parte mette addirittura gi&#224; in conto che ricever&#224; telefonate o richieste di chiarimenti.</p><p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Il nodo &#232; la mancanza di un processo strutturato </em>- illustra Mudra - <em>un handover efficace richiede tempo, metodo e strumenti adeguati e non pu&#242; essere improvvisato la mattina prima della partenza per le ferie. L&#8217;intelligenza artificiale pu&#242; per&#242; offrire un contributo concreto: se applicata ai flussi di lavoro, &#232; in grado di analizzare i ticket aperti, mappare le scadenze imminenti e restituire una fotografia chiara dello stato di avanzamento dei progetti del dipendente in partenza. Il passaggio di consegne diventa cos&#236; pi&#249; completo e preciso, riducendo il rischio di interruzioni operative&#8221;.</em></p><h4 style="text-align: justify;"><strong>Comunicazione interna, pane per l&#8217;AI</strong></h4>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/disconnessione-lintelligenza-artificiale">
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   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Bonus ZES 2026: esonero contributivo pieno, ma tra condizioni sempre più rigide]]></title><description><![CDATA[di Gabriele Silva]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/bonus-zes-2026-esonero-contributivo</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/bonus-zes-2026-esonero-contributivo</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Tue, 04 Aug 2026 12:02:57 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/343ee4ad-959b-4d67-9edd-45d5fd0929e4_1672x941.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;articolo  3 del DL 62/2026 ha introdotto uno dei principali incentivi occupazionali previsti dal cosiddetto &#8220;<em>DL Primo Maggio&#8221;</em>: un esonero contributivo del 100 per cento dei contributi previdenziali a carico datoriale, con esclusione dei premi INAIL, fino a un massimo di 650 euro mensili per ciascun lavoratore e per una durata massima di 24 mesi. L&#8217;agevolazione riguarda le assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel corso del 2026 da datori di lavoro privati fino a 10 dipendenti, nei confronti di soggetti <em>over 35</em> disoccupati da almeno 24 mesi. <br>L&#8217;incentivo &#232; subordinato anche a un requisito territoriale particolarmente rilevante: la sede di lavoro deve essere ubicata in una delle regioni ricomprese nella ZES Mezzogiorno, oggi estesa anche a Marche e Umbria. Si tratta quindi di una misura che combina finalit&#224; occupazionali e obiettivi di politica economica territoriale, cercando di incentivare assunzioni stabili nelle aree considerate economicamente pi&#249; fragili. </p>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/bonus-zes-2026-esonero-contributivo">
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   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Quando la sicurezza vale molto più di un costo: il defibrillatore che salva vite e, nello stesso tempo, genera valore per l’impresa]]></title><description><![CDATA[di Andrea Tordini]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/quando-la-sicurezza-vale-molto-piu</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/quando-la-sicurezza-vale-molto-piu</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Fri, 31 Jul 2026 14:02:53 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/0178c54c-98e3-4b46-bf2d-c121f6cc0d6d_642x428.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>C&#8217;&#232; un errore che molte aziende continuano a commettere: considerare la sicurezza esclusivamente come un costo da sostenere. &#200; una visione limitata, perch&#233; alcuni investimenti in questo ambito riescono a produrre contemporaneamente tre risultati: </span><strong><span>proteggere le persone, ridurre il rischio aziendale e generare un beneficio organizzativo ed economico. </span></strong><span>Il defibrillatore rappresenta uno di questi investimenti.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Quando si parla di salute e sicurezza sul lavoro, l&#8217;attenzione si concentra spesso sugli obblighi normativi. Molto meno spazio viene dedicato alle misure volontarie di prevenzione e risposta all&#8217;emergenza: strumenti che, pur non essendo sempre imposti dalla legge, possono fare la differenza.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>L&#8217;arresto cardiaco improvviso &#232; una di queste emergenze. </span><strong><span>Il massaggio cardiaco praticato immediatamente aumenta in modo significativo le probabilit&#224; di sopravvivenza</span></strong><span>. Quando alla rianimazione precoce si aggiunge l&#8217;uso del defibrillatore nei primi minuti, le possibilit&#224; di </span><strong><span>salvare la persona</span></strong><span> possono arrivare, secondo i </span><strong><span>dati divulgativi richiamati dall&#8217;INAIL, fino al 60 per cento.</span></strong></p><p style="text-align: justify;"><strong><span>La tempestivit&#224; &#232; quindi il fattore decisivo.</span></strong><span> Ogni minuto perso riduce le probabilit&#224; di successo dell&#8217;intervento. Per questo la presenza di un DAE in azienda non dovrebbe essere considerata un acquisto di facciata, ma una scelta da inserire in un vero sistema di gestione dell&#8217;emergenza.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Non esiste ancora un censimento nazionale unico e pienamente operativo dei DAE: il Ministero della Salute ha richiamato nel gennaio 2026 la mancanza di un sistema nazionale di tracciabilit&#224;. I registri regionali consentono comunque di misurare la diffusione del fenomeno. Nel novembre 2025 AREU Lombardia censiva </span><strong><span>22.444 defibrillatori di pubblico accesso</span></strong><span>; nell&#8217;ottobre 2024 la Regione Emilia-Romagna ne registrava </span><strong><span>8.385 in ambito extraospedaliero</span></strong><span>, </span><strong><span>2.224 dei quali presso imprese private</span></strong><span>. Sono dati territoriali e non sommabili per ricavare un totale nazionale, ma mostrano che i DAE sono gi&#224; presenti in migliaia di luoghi di lavoro.</span></p>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/quando-la-sicurezza-vale-molto-piu">
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   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Le grandi innovazioni nascono davvero da un piano? La storia dice spesso il contrario]]></title><description><![CDATA[di Valerio Lunati]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/le-grandi-innovazioni-nascono-davvero</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/le-grandi-innovazioni-nascono-davvero</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Fri, 31 Jul 2026 12:03:08 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c342b788-27d5-40de-afa2-1787c0e7db7b_1672x941.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>Quando un&#8217;azienda investe in ricerca e sviluppo immagina quasi sempre un percorso lineare. Si individua un problema, si definisce un obiettivo, si stanzia un </span><em><span>budget </span></em><span>e si lavora fino a trovare la soluzione.</span></p><p><span>&#200; un approccio logico. Ma la storia dell&#8217;innovazione racconta qualcosa di molto diverso.</span></p><p><span>Nel suo celebre libro </span><em><span>Il Cigno Nero</span></em><span>, Nassim Nicholas Taleb osserva come molte delle scoperte che hanno cambiato il mondo non siano nate da una pianificazione perfetta, ma da eventi inattesi. Errori, anomalie, risultati che inizialmente sembravano rappresentare un fallimento e che, solo in un secondo momento, si sono rivelati rivoluzionari.</span></p><p><span>&#200; una lezione che dovrebbe far riflettere chiunque si occupi di innovazione.</span></p><h4><strong><span>Quando un errore cambia la storia</span></strong></h4><p><span>Gli esempi sono numerosi.</span></p><p><span>Nel 1964 Arno Penzias e Robert Wilson stavano collaudando un&#8217;antenna destinata alle telecomunicazioni. Continuavano per&#242; a registrare un fastidioso rumore di fondo che sembrava impossibile eliminare.</span></p><p><span>Pensarono perfino che la causa fosse il guano depositato da una coppia di piccioni che aveva nidificato nell&#8217;antenna. Pulirono accuratamente tutta la struttura, ma il rumore rimase.</span></p><p><span>Quello che sembrava un semplice inconveniente era in realt&#224; la radiazione cosmica di fondo, una delle prove sperimentali pi&#249; importanti della teoria del Big Bang. Per quella scoperta arriv&#242; il Premio Nobel per la Fisica.</span></p><p><span>Anche il Viagra segu&#236; una strada molto diversa da quella prevista.</span></p><p><span>Il sildenafil era stato sviluppato come possibile farmaco contro l&#8217;</span><em><span>angina pectoris. </span></em><span>I risultati cardiologici non furono particolarmente incoraggianti, ma durante gli studi clinici emerse un effetto collaterale inatteso. Quel presunto insuccesso diede origine a uno dei farmaci pi&#249; conosciuti e redditizi della storia.</span></p>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/le-grandi-innovazioni-nascono-davvero">
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   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il futuro arriva in silenzio: come riconoscerlo prima degli altri]]></title><description><![CDATA[di Andrea Tordini]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/il-futuro-arriva-in-silenzio-come</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/il-futuro-arriva-in-silenzio-come</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Thu, 30 Jul 2026 14:02:50 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/332ba01d-a093-43ef-b39b-dddf4e615eea_3081x2056.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>L&#8217;immagine dell&#8217;imprenditore capace di intuire il futuro ha da sempre suscitato in me un grande fascino. Le opportunit&#224; raramente arrivano come un&#8217;illuminazione improvvisa. Pi&#249; spesso si presentano come piccoli segnali, dettagli apparentemente marginali, cambiamenti che la maggior parte delle persone considera irrilevanti. Chi riesce a coglierli in anticipo accumula un vantaggio che, con il tempo, pu&#242; diventare decisivo.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Lo studio dell&#8217;imprenditorialit&#224; ha dedicato molta attenzione a questo tema. L&#8217;economista Israel Kirzner parlava di </span><em><span>alertness</span></em><span>, una forma di attenzione particolare che permette di riconoscere possibilit&#224; ancora inesplorate. Secondo questa prospettiva, il mercato non premia soltanto chi possiede pi&#249; capitale o migliori competenze tecniche, ma anche chi sviluppa la capacit&#224; di osservare ci&#242; che gli altri ancora non vedono.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Nel 1854 Louis Pasteur afferm&#242; che &#8220;</span><em><span>nel campo dell&#8217;osservazione, il caso favorisce soltanto le menti preparate</span></em><span>&#8221;. Il successo pu&#242; quindi nascere dall&#8217;incontro tra preparazione e circostanze favorevoli: alcuni segnali dell&#8217;opportunit&#224; sono gi&#224; presenti, ma soltanto chi dispone degli strumenti adeguati riesce a riconoscerli.</span></p><h3 style="text-align: justify;"><strong><span>Le opportunit&#224; lasciano spesso delle tracce</span></strong></h3><p style="text-align: justify;"><span>Molti immaginano che i grandi cambiamenti arrivino all&#8217;improvviso. La storia economica racconta una storia diversa; infatti, quasi ogni trasformazione lascia una lunga serie di indizi.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Prima della diffusione dell&#8217;e-commerce esistevano consumatori sempre pi&#249; insofferenti ai tempi della distribuzione tradizionale. Prima dell&#8217;accelerazione dello smart working cresceva gi&#224; la domanda di strumenti per collaborare a distanza. Prima della diffusione su larga scala dell&#8217;intelligenza artificiale generativa aumentavano da anni la potenza di calcolo disponibile, la quantit&#224; di dati trattabili e gli investimenti nei modelli di apprendimento automatico.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Il punto &#232; che questi segnali, osservati singolarmente, sembrano quasi insignificanti. Diventano interessanti solo quando qualcuno riesce a collegarli tra loro.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Lo psicologo Gary Klein, studiando il processo decisionale in contesti operativi caratterizzati da pressione temporale e incertezza, ha descritto come gli esperti riescano spesso a riconoscere schemi familiari e a individuare rapidamente una prima linea d&#8217;azione plausibile, senza confrontare sistematicamente numerose alternative. La situazione viene interpretata alla luce di modelli mentali maturati attraverso l&#8217;esperienza.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Anche l&#8217;imprenditore pu&#242; sviluppare questa capacit&#224;. </span><strong><span>L&#8217;intuizione, in molti casi, rappresenta una conoscenza sedimentata nel tempo, capace di emergere rapidamente quando i segnali iniziano a convergere.</span></strong></p><p style="text-align: justify;"><span>L&#8217;innovazione, da questa prospettiva, non coincide con l&#8217;attesa passiva di un&#8217;idea geniale: richiede una ricerca ordinata dei cambiamenti e delle opportunit&#224; che tali trasformazioni possono generare.</span></p><h3 style="text-align: justify;"><strong><span>L&#8217;errore pi&#249; comune: cercare conferme invece di fare domande</span></strong></h3><p style="text-align: justify;"><span>Quando un fenomeno diventa evidente, il vantaggio competitivo tende a ridursi. Molti iniziano a investire nello stesso settore, gli articoli si moltiplicano, i convegni affrontano il medesimo argomento e gli analisti costruiscono modelli previsionali. A quel punto l&#8217;opportunit&#224; ha gi&#224; cambiato natura.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>La psicologia cognitiva descrive molto bene uno dei principali ostacoli: il</span><em><span> bias</span></em><span> di conferma, studiato sperimentalmente da Peter Wason, ci porta a ricercare e valorizzare le informazioni coerenti con le nostre ipotesi, prestando minore attenzione agli elementi che potrebbero smentirle.</span></p><p style="text-align: justify;"><strong><span>Chi individua opportunit&#224; prima degli altri e riesce a trasformarle in successo adotta spesso un atteggiamento opposto: dedica pi&#249; tempo alle domande che alle risposte.</span></strong></p><p style="text-align: justify;"><span>Perch&#233; alcuni clienti stanno modificando lentamente le proprie abitudini? Per quale motivo un prodotto che oggi sembra marginale continua a migliorare? Quale tecnologia viene sottovalutata perch&#233; ancora imperfetta? Quale problema continua a ripresentarsi senza una soluzione soddisfacente?</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Le opportunit&#224; nascono frequentemente proprio dall&#8217;osservazione paziente di problemi irrisolti. Dietro una difficolt&#224; persistente pu&#242; nascondersi una domanda di mercato ancora in attesa di una risposta efficace.</span></p>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/il-futuro-arriva-in-silenzio-come">
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   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il valore ha smesso di avere un corpo, è dematerializzato]]></title><description><![CDATA[di Matteo Frosi]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/il-valore-ha-smesso-di-avere-un-corpo</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/il-valore-ha-smesso-di-avere-un-corpo</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Thu, 30 Jul 2026 12:03:32 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/0126b02a-b0b6-4a7a-b043-cda7f2dfe020_3814x2525.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>Il mese scorso, in Piemonte, una forma di Castelmagno &#232; diventata un</span><em><span> token. </span></em><span>Novanta giorni di stagionatura in una grotta di roccia, il peso dichiarato, il produttore riconoscibile e da quel momento anche negoziabile </span><em><span>online</span></em><span>, a quote, da chiunque abbia una connessione. Non una foto del prodotto. Non un video promozionale. Il prodotto stesso, rappresentato digitalmente, comprabile senza mai avere visto la grotta, senza mai stringere la mano a chi lo produce.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Il merito &#232; di First Personal Coin, la guida Mariano Carozzi, e il Castelmagno non &#232; che il caso pi&#249; fotogenico di un movimento molto pi&#249; largo.</span></p><h3 style="text-align: justify;"><strong><span>Non &#232; un caso isolato</span></strong></h3><p style="text-align: justify;"><span>BlackRock ha un fondo di titoli di Stato americani che esiste come token. Franklin Templeton pure. Immobili frazionati in quote digitali, crediti commerciali venduti a pezzi, opere d&#8217;arte con dieci proprietari che non si sono mai incontrati. Il mercato lo chiama RWA, &#8220;</span><em><span>real world assets</span></em><span>&#8221;, circa 23 miliardi di dollari gi&#224; tokenizzati, con altri 237 miliardi in </span><em><span>stablecoin</span></em><span> che ci girano intorno a fare da liquidit&#224;. Numeri piccoli rispetto alla finanza tradizionale. Ma due anni fa erano un decimo.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Il nome tecnico nasconde quello che sta succedendo davvero: il valore si sta staccando dalla materia che lo conteneva.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Non &#232; la prima volta che succede. &#200; gi&#224; successo con la musica, staccata dal vinile e poi dal CD. Con i film, staccati dalla pellicola e poi dalla videocassetta. Con i soldi, staccati dalla moneta metallica molto prima che qualcuno inventasse la parola blockchain: un bonifico &#232; gi&#224; un numero che si sposta, non una monetina che cambia tasca. Quello che cambia adesso &#232; la categoria di cose a cui sta succedendo: non pi&#249; solo informazione riproducibile all&#8217;infinito, ma terra, formaggio, crediti, mattoni, cose che fino a ieri esistevano perch&#233; occupavano un posto fisico preciso.</span></p><h3 style="text-align: justify;"><strong><span>Cosa vuol dire possedere, adesso</span></strong></h3><p style="text-align: justify;"><span>Per secoli patrimonio ha significato terra, oro, mattoni. Cose che si toccano, si recintano, si difendono con un muro o con un notaio. La propriet&#224; aveva un indirizzo. Aveva un peso specifico. Se volevi contestarla dovevi presentarti fisicamente da qualche parte, con un documento in mano, davanti a qualcuno con l&#8217;autorit&#224; di darti ragione o torto.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Un asset tokenizzato non ha un indirizzo. Ha un codice, un registro distribuito, un contratto che vive su migliaia di computer contemporaneamente. Non lo puoi assediare, non lo puoi occupare, non lo puoi pignorare bussando a una porta. Si trasferisce in un istante, a chiunque, ovunque, senza che nessuno debba fisicamente spostare niente. La forma di Castelmagno esiste ancora, da qualche parte, in una grotta piemontese. Ma la sua propriet&#224; - quella che conta per chi l&#8217;ha comprata - vive altrove, e si muove a una velocit&#224; che la grotta non ha mai conosciuto.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Anche l&#8217;eredit&#224; funzionava secondo quella logica. Si lasciava una casa, un terreno, un&#8217;attivit&#224; - cose che chi restava poteva vedere, misurare, anche litigarsi guardandosi in faccia. Un patrimonio tokenizzato si eredita con una chiave privata. Se quella chiave si perde, non c&#8217;&#232; muro da scalare n&#233; porta da sfondare: c&#8217;&#232; solo un valore che smette di esistere per chiunque, compreso chi doveva riceverlo.</span></p>
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          </a>
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   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Lo studio professionale che nessuno erediterà]]></title><description><![CDATA[di Mario Alberto Catarozzo]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/lo-studio-professionale-che-nessuno</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/lo-studio-professionale-che-nessuno</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Thu, 30 Jul 2026 06:30:29 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/10472d3f-58cf-461c-a74a-5d633006e050_3161x2472.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>Chi si sieder&#224; alla vostra scrivania il giorno in cui deciderete di fermarvi? Fatevela con calma questa domanda, ma fatela, perch&#233; prima o poi una risposta occorrer&#224; darla. A fine 2025 i dottori commercialisti </span>iscritti alla Cassa dai 56 anni in su erano 29.857: il 40 per cento degli iscritti attivi. <span>Non uno su dieci, bens&#236; quattro su dieci.</span></p><h3><strong><span>Un principato che nessuno erediter&#224;</span></strong></h3><p><span>Pensate al 1513, quando Machiavelli scrive </span><em><span>Il Principe</span></em><span> e apre il libro con una distinzione che ogni titolare di studio dovrebbe leggere almeno una volta: i principati ereditari si mantengono con poca fatica, perch&#233; i sudditi sono abituati a quella famiglia e bastano piccole attenzioni per conservarne l&#8217;ossequio. I principati nuovi, quelli conquistati da zero, sono un&#8217;altra faccenda: l&#236; la fedelt&#224; si costruisce giorno per giorno e nulla &#232; mai scontato.</span></p><p><span>Lo studio professionale sembra ribaltare questo schema: chi eredita uno studio (per discendenza familiare, per anni di collaborazione, o perch&#233; lo ha acquistato) non eredita mai un principato consolidato. Eredita sempre un principato nuovo di zecca, perch&#233; la clientela di un avvocato, di un commercialista, di un consulente del lavoro non passa di mano con un atto notarile. Passa, se passa, con la fiducia che il cliente decide di accordare, o no, a qualcuno che magari conosce appena in quel momento.</span></p><h3><strong><span>Vediamo i numeri</span></strong></h3><p><span>Il Rapporto Censis-Cassa Forense 2026 ci fornisce la fotografia di un&#8217;avvocatura con l&#8217;et&#224; media salita a 49,5 anni, oltre cinque anni in pi&#249; nell&#8217;ultimo decennio e il 30,3 per cento degli avvocati dichiara di considerare seriamente l&#8217;abbandono della professione. Tra i commercialisti, la Fondazione Nazionale ha registrato a fine 2024 119.952 iscritti all&#8217;albo e appena 11.039 praticanti: 668 in meno rispetto all&#8217;anno precedente. La base che dovrebbe garantire il ricambio si assottiglia proprio mentre si assottiglia il tempo per prepararlo. Al Festival del Lavoro di Roma, a maggio di quest&#8217;anno, il presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro Rosario De Luca lo ha detto senza troppi giri di parole, davanti a una platea che rappresenta circa 27.000 iscritti: il ricambio generazionale &#232; la criticit&#224; che la categoria non pu&#242; pi&#249; permettersi di ignorare.</span></p><p><span>Dove si colloca in questo scenario il commercialista che rimanda la scelta del socio successore perch&#233; &#8220;prima deve crescere ancora un po&#8217;?&#8221; Oppure, l&#8217;avvocato che tiene ogni pratica sotto la propria firma perch&#233; delegarla &#8220;richiede troppo tempo per spiegare tutto&#8221;. Allo stesso modo, il consulente del lavoro che ha un collaboratore bravissimo da otto anni in studio e non gli ha mai dato una procura, un potere di firma, o un cliente tutto suo da gestire in totale autonomia che fine faranno?</span></p><h3><strong><span>Quali sono le ragioni?</span></strong></h3><p><span>Le resistenze sono praticamente sempre le stesse. Quasi sempre &#232; l&#8217;identit&#224; che coincide con il ruolo - se non decido pi&#249; io, chi sono? - insieme al controllo, pi&#249; forte di qualunque calcolo economico: meglio un errore fatto da me, che un errore fatto da un altro, anche quando quell&#8217;altro sbaglia meno di quanto pensiate. Sotto sotto aleggia sempre la stessa resistenza culturale: negli studi italiani, quasi sempre piccoli e costruiti attorno a una persona sola, nessuno si &#232; mai seduto a scrivere quando, come e a chi cedere davvero il timone. Il passaggio generazionale funziona come un processo che si prepara, non come un evento che si subisce quando arriva. In questo, studi professionali e aziende non differiscono affatto.</span></p>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/lo-studio-professionale-che-nessuno">
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   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Proroga in vista per la certificazione del TCF]]></title><description><![CDATA[di Chiara Forino]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/proroga-in-vista-per-la-certificazione</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/proroga-in-vista-per-la-certificazione</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Wed, 29 Jul 2026 06:30:24 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/696a5a18-e5b1-4bbd-912f-282e758e3205_1920x1440.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la richiesta del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, potrebbe entrare nel prossimo &#8220;<em>decreto omnibus</em>&#8221; la proroga dal 30 settembre al 31 dicembre del rilascio della certificazione del Tax Control Framework (TCF) per le societ&#224; che hanno presentato istanza di ammissione tra il 2024 e il 2025.</p><p style="text-align: justify;">Si ricorda che l&#8217;obbligo di certificazione del TCF per le societ&#224; che vogliono accedere al Regime di Adempimento Collaborativo &#232; stato introdotto con il D.lgs. 221 del 30 dicembre 2023. I primi certificatori sono stati per&#242; iscritti nell&#8217;apposito elenco a settembre 2025. In questo lasso di tempo si &#232; creato un paradosso: le societ&#224; che avevano presentato istanza di ammissione risultavano, loro malgrado, inadempienti a un esplicito obbligo di legge, mentre l&#8217;Amministrazione finanziaria non poteva procedere all&#8217;ammissione di tali societ&#224;, in assenza di un requisito essenziale. Paradosso che &#232; stato sanato con l&#8217;articolo 14 del Dlgs. 192 del 18 dicembre 2025, che consentiva all&#8217;Agenzia delle entrate di procedere alla lavorazione delle istanze di ammissione ricevute nel biennio appena trascorso anche in assenza della certificazione. Soluzione ex post, che ha posto il termine ultimo per la presentazione dell&#8217;ultimo tassello mancante al 30 settembre 2026, a pena di esclusione dal Regime, in caso di inadempimento.</p><p style="text-align: justify;">Ora che la scadenza si avvicina, anche in considerazione della pausa agostana, il Consiglio nazionale dei commercialisti ed esperti contabili ha richiesto di spostare la scadenza al 31 dicembre, per consentire ai professionisti di &#8220;completare le attivit&#224; istruttorie, approfondire gli aspetti maggiormente articolati e rilasciare certificazioni pi&#249; solide e affidabili anche per l&#8217;Agenzia delle Entrate&#8221;. Nel comunicato della scorsa settimana si evidenzia che tale spostamento &#8220;<em>non riduce gli obblighi previsti n&#233; attenua il rigore della disciplina</em>&#8221;. Al contrario, sarebbe funzionale a consentire lo svolgimento delle attivit&#224; in modo &#8220;pi&#249; accurato, approfondito e coerente con le finalit&#224; della riforma&#8221;.</p><p style="text-align: justify;">Letto cos&#236;, il ragionamento non fa una piega: un lavoro ben fatto richiede tempi adeguati e il massimo livello di accuratezza e, possibilmente, &#8220;<em>criteri il pi&#249; possibile chiari, uniformi e condivisi</em>&#8221;. Il comunicato si chiude con motivazioni che difficilmente possono essere contestate: &#8220;<em>la proposta mira a salvaguardare la qualit&#224;, l&#8217;affidabilit&#224; e la coerenza complessiva del processo di certificazione</em>&#8221;.</p><p style="text-align: justify;">La proroga, quindi, sembra essere essenziale per trovare un equilibrio tra la necessit&#224; di attuare la riforma e la necessit&#224; di rilasciare una certificazione solida e affidabile. Ma presenta, inevitabilmente, alcune criticit&#224;: come valutare le certificazioni gi&#224; rilasciate, sulla base delle indicazioni disponibili sino ad oggi? Un&#8217;ulteriore proroga, magari unita al rilascio di modelli sempre pi&#249; standardizzati, non rischia di svuotare le attivit&#224; di certificazione della sostanza critica e analitica, per renderla l&#8217;ennesimo adempimento formale da perfezionare tramite relazioni tutte uguali e check list ricche di spunte, che per&#242; non creano valore aggiunto all&#8217;impresa e, anzi, sono agli antipodi del ruolo di garanzia sull&#8217;adeguatezza e affidabilit&#224; del TCF che la normativa assegna al professionista indipendente?</p>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/proroga-in-vista-per-la-certificazione">
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          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il ruolo dell’Organismo di Vigilanza nell’era dell’intelligenza artificiale]]></title><description><![CDATA[di Andrea Tordini]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/il-ruolo-dellorganismo-di-vigilanza</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/il-ruolo-dellorganismo-di-vigilanza</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Tue, 28 Jul 2026 14:02:28 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2adca949-06ed-47fd-8c93-616d98e39f97_642x428.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>Dalla selezione dei fornitori alla gestione documentale, dall&#8217;analisi dei dati alle attivit&#224; commerciali, fino alla predisposizione di bozze contrattuali, </span><strong><span>gli strumenti di AI stanno modificando il modo in cui le imprese operano e assumono decisioni</span></strong><span>. &#200; quindi naturale chiedersi quale impatto questa trasformazione possa avere sul sistema delineato dal Dlgs. 231/2001 e, in particolare, sull&#8217;attivit&#224; dell&#8217;Organismo di Vigilanza.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>La domanda, tuttavia, merita una precisazione. </span><strong><span>L&#8217;Organismo di Vigilanza non &#232; chiamato, in quanto tale, a svolgere una supervisione tecnica generale dei sistemi di intelligenza artificiale n&#233; a sostituirsi alle funzioni competenti nella validazione degli algoritmi. Deve tuttavia verificare, nell&#8217;ambito della propria attivit&#224; di vigilanza, se il loro impiego incida sui processi sensibili, sui protocolli di controllo e sull&#8217;effettivit&#224; dei presidi previsti dal Modello 231.</span></strong></p><p style="text-align: justify;"><span>&#200; proprio da questo principio che occorre partire per comprendere il rapporto tra AI e Modello 231.</span></p><h4 style="text-align: justify;"><strong><span>L&#8217;intelligenza artificiale non modifica il ruolo dell&#8217;OdV</span></strong></h4><p style="text-align: justify;"><span>La giurisprudenza della Corte di cassazione ha progressivamente precisato il ruolo della colpa di organizzazione, riconoscendole una funzione centrale nel sistema di imputazione della responsabilit&#224; dell&#8217;ente. Da questa prospettiva discende una conseguenza importante: ai fini del Dlgs. 231/2001, </span><strong><span>la tecnologia assume rilievo nella misura in cui incide sull&#8217;assetto organizzativo, sui processi sensibili e sull&#8217;effettivit&#224; dei controlli predisposti per prevenire la commissione dei reati presupposto rilevanti ai sensi del Dlgs. 231/2001.</span></strong></p>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/il-ruolo-dellorganismo-di-vigilanza">
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          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Coaching aziendale in Italia: scarsa conoscenza, alta soddisfazione]]></title><description><![CDATA[di Francesco Carrubba]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/il-paradosso-del-coaching-aziendale</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/il-paradosso-del-coaching-aziendale</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Mon, 27 Jul 2026 14:01:58 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3243108a-f1b0-4e22-b23d-f03f70de2e6b_1672x941.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il <em>coaching </em>professionale non &#232; ancora conosciuto su larga scala in Italia, ma si sta facendo gradualmente strada anche qui. Le aziende, infatti, possono rivolgersi a un <em>coach</em> certificato per sviluppare e valorizzare le risorse e le competenze di un collaboratore o di un intero <em>team</em>, attraverso un percorso di accrescimento personale e lavorativo, fondato su consapevolezza e responsabilizzazione.</p><p style="text-align: justify;">L&#8217;idea alla base &#232; semplice: il benessere e la soddisfazione individuale contribuiscono alla crescita dell&#8217;impresa. Insomma, in questa maniera, vincono tutti. Il fatto &#232; che quasi un&#8217;impresa italiana su due non conosce il <em>coaching </em>aziendale. Solamente il 19,6 per cento dichiara di sapere bene o abbastanza bene in cosa consista, mentre il 44,4 per cento non ha alcuna familiarit&#224; con questo strumento.</p><p style="text-align: justify;">Qui emerge un paradosso tutto tricolore. Perch&#233; l&#8217;appagamento tra chi ha introdotto all&#8217;interno della propria realt&#224; un<em> coach</em> esterno &#232; parecchio alto. Tra le aziende che hanno deciso di sperimentarlo, il 94,3 per cento si dichiara molto soddisfatto del servizio ricevuto, una percentuale superiore a quella rilevata per consulenti aziendali e specialisti HR.</p><p style="text-align: justify;">Lo dice l<em>&#8217;&#8220;Indagine sul coaching in Italia nell&#8217;opinione e nell&#8217;esperienza delle imprese</em>&#8221;, svolta per conto di ICF Italia in collaborazione con l&#8217;Istituto di Ricerca specializzato Format Research Srl. La ricerca &#232; stata condotta su un campione rappresentativo di 1.095 aziende italiane con almeno dieci addetti, appartenenti ai settori manifatturiero, costruzioni, commercio, turismo e servizi.</p>
      <p>
          <a href="https://www.blastonline.it/p/il-paradosso-del-coaching-aziendale">
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          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il paradosso della produttività]]></title><description><![CDATA[di Diego Zonta]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/il-paradosso-della-produttivita</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/il-paradosso-della-produttivita</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Mon, 27 Jul 2026 12:04:08 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/813ae5ed-3137-43fd-a33b-d18ccec10e57_1672x941.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;&#232; un paradosso che i numeri raccontano meglio di qualsiasi editoriale. Mentre le imprese italiane firmano sempre pi&#249; contratti di secondo livello legati a premi di risultato, la produttivit&#224; del lavoro del Paese continua a scendere. Non &#232; un controsenso statistico: &#232; la fotografia di due Italie che corrono su binari diversi.</p><p style="text-align: justify;">Partiamo dai numeri pi&#249; agg&#8230;</p>
      <p>
          <a href="https://www.blastonline.it/p/il-paradosso-della-produttivita">
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          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Devoluzione del patrimonio degli ETS: le Linee Guida del Ministero del Lavoro]]></title><description><![CDATA[di Pamela Rinci]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/devoluzione-del-patrimonio-degli</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/devoluzione-del-patrimonio-degli</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Thu, 23 Jul 2026 14:03:08 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/97705ccc-1ead-4174-ae9d-14f9050634f1_2240x1488.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>Con la nota </span><strong><span>22.6.2026 n. 9981</span></strong><span>, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato le Linee Guida sulla devoluzione del patrimonio incrementale degli enti del Terzo settore, adottate ai sensi dell&#8217;articolo 50, comma 2, del Dlgs. 117/2017. Il documento &#8211; frutto di un gruppo di lavoro tecnico composto da Ministero, Regioni, Terzo settore e CNDCEC &#8211; </span><strong><span>&#232; concepito come guida applicativa per uniformare la prassi degli uffici del RUNTS su tutto il territorio nazionale</span></strong><span>.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Le Linee Guida muovono dal vincolo di destinazione che presidia il patrimonio degli ETS (art. 8 del Codice) e distinguono due scenari:</span></p><p style="text-align: justify;"><span>- se l&#8217;ente si estingue o si scioglie, l&#8217;intero patrimonio residuo va devoluto, previo parere positivo dell&#8217;ufficio del RUNTS e salva diversa destinazione di legge, ad altri enti del Terzo settore (art. 9);</span></p><p style="text-align: justify;"><span>- Se invece l&#8217;ente viene cancellato dal Registro &#8211; volontariamente o d&#8217;ufficio &#8211; ma prosegue l&#8217;attivit&#224; secondo il diritto comune, l&#8217;obbligo si restringe al solo incremento patrimoniale maturato negli esercizi di iscrizione: il c.d. patrimonio incrementale.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>La stessa regola presidia la perdita della qualifica di ONLUS, tema di stringente attualit&#224; dopo la cessazione dell&#8217;Anagrafe unica dall&#8217;1.1.2026 e la scadenza del 31.3.2026 per l&#8217;istanza di iscrizione al RUNTS.</span></p><p style="text-align: justify;"><strong><span>La ratio &#232; unitaria</span></strong><span>: </span><strong><span>la ricchezza formatasi grazie al regime promozionale del Terzo settore</span></strong><span> &#8211; agevolazioni fiscali, contributi pubblici, cinque per mille, apporto del volontariato &#8211; </span><strong><span>non pu&#242; essere liberata dal vincolo di destinazione per effetto della semplice fuoriuscita dal perimetro della qualifica.</span></strong></p><h1><strong><span>Patrimonio iniziale e finale</span></strong></h1><p style="text-align: justify;"><span>Per comprendere correttamente le modalit&#224; di devoluzione del patrimonio degli enti del Terzo settore, &#232; fondamentale chiarire come si individuano il patrimonio iniziale e quello finale, elementi chiave per il calcolo dell&#8217;incremento patrimoniale soggetto a devoluzione.</span></p><p style="text-align: justify;"><strong><span>Il patrimonio iniziale si riferisce, di norma, alla data di iscrizione al RUNTS</span></strong><span>; per gli enti di diritto transitorio (ODV e APS trasmigrate) retroagisce alla data di iscrizione nei previgenti registri. La consistenza si prova con i bilanci depositati presso Regione, Prefettura, Albi territoriali o RUNTS, ovvero approvati dagli organi deliberanti; in mancanza, con documentazione &#8220;certa&#8221; (rendicontazioni per contributi, estratti conto, visure catastali) idonea a una ricostruzione attendibile. </span><strong><span>Il patrimonio finale si determina da una situazione contabile quanto pi&#249; prossima all&#8217;uscita dal Registro</span></strong><span>, comunque non antecedente di oltre 120 giorni la delibera, da depositare entro 30 giorni presso l&#8217;ufficio del RUNTS. Ne discende, in concreto, la necessit&#224; di predisporre situazioni infrannuali assestate, con rilevazione di ratei, risconti, ammortamenti e accantonamenti di competenza, anche fuori dalle ordinarie scadenze di bilancio.</span></p><h1><strong><span>L&#8217;incremento deve essere &#8220;effettivo&#8221;</span></strong></h1><p style="text-align: justify;"><span>Il passaggio qualificante riguarda il patrimonio incrementale: i</span><strong><span> prospetti contabili sono un punto di partenza, non di approdo, e la differenza tra patrimonio finale e iniziale va depurata delle variazioni non riconducibili alla qualifica di ETS</span></strong><span>.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Cos&#236;, l&#8217;immobile acquisito prima dell&#8217;iscrizione resta estraneo al conteggio, salvo il maggior valore da interventi eseguiti in costanza di qualifica; il bene acquisito durante l&#8217;iscrizione vi concorre per intero, incrementato dei costi migliorativi; in caso di vendita di un cespite preesistente, la plusvalenza va espunta dal patrimonio finale (esempio ministeriale: bene iscritto a 100 e venduto a 140, si eliminano 40); se sul bene preesistente sono stati eseguiti interventi in costanza di qualifica, il corrispettivo riceve un duplice trattamento, espunto per la componente riferibile al costo originario e computato per quella riferibile ai lavori.</span></p><p style="text-align: justify;"><strong><span>Gli incrementi da mere valutazioni al </span></strong><em><strong><span>fair value </span></strong></em><strong><span>non rilevano, perch&#233; non &#8220;</span></strong><em><strong><span>reali</span></strong></em><strong><span>&#8221;.</span></strong><span> I criteri si estendono alle immobilizzazioni finanziarie, mentre le variazioni di rimanenze e circolante concorrono di regola all&#8217;incremento, in quanto frutto dell&#8217;attivit&#224; svolta come ETS.</span></p>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/devoluzione-del-patrimonio-degli">
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          </a>
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   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L'elogio dell'ozio (anche in uno studio professionale)]]></title><description><![CDATA[di Mario Alberto Catarozzo]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/lelogio-dellozio-anche-in-uno-studio</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/lelogio-dellozio-anche-in-uno-studio</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Thu, 23 Jul 2026 06:30:40 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/92565552-88da-4cee-90a8-51f4b6e7f77a_3927x2092.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>Vi siete annoiati mai negli ultimi tre mesi perch&#233; stavate oziando? Non parlo dei cinque minuti morti tra un appuntamento e l&#8217;altro, riempiti subito da un&#8217;occhiata al telefono. Annoiati sul serio: senza schermo, senza scadenze, senza uno scopo preciso da raggiungere. E soprattutto, intenzionalmente: il vero ozio, il dolce far niente. Se la risposta &#232; no, sappiate che non siete pi&#249; produttivi di chi ogni tanto ozia. Se volete saperne di pi&#249;, non serve affidarsi solo alle neuroscienze: c&#8217;&#232; chi l&#8217;ozio l&#8217;ha gi&#224; elogiato, con argomenti solidissimi, molto prima che qualcuno impiantasse un elettrodo nella corteccia di qualcun altro per dimostrarlo.</span></p><h3><strong><span>Chi l&#8217;ha gi&#224; scritto prima di noi</span></strong></h3><p><strong><span>Bertrand Russell</span></strong><span>, nel saggio </span><em><span>Elogio dell&#8217;ozio</span></em><span> (1932), rovescia l&#8217;ammonimento con cui era stato cresciuto &#8212; </span><em><span>&#8220;Satana trova sempre qualche cattiveria da far fare alle mani oziose</span></em><span>&#8221; &#8212; per costruire l&#8217;argomento opposto: non &#232; il tempo libero a corrompere, &#232; il culto del lavoro come virt&#249; in s&#233;.</span></p><p><strong><span>Seneca</span></strong><span>, nel </span><em><span>De brevitate vitae</span></em><span>, scrive che &#8220;s</span><em><span>olo chi si dedica alla sapienza &#232; davvero libero: solo lui vive</span></em><span>&#8221; (soli omnium otiosi sunt qui sapientiae vacant, soli vivunt). Per lui l&#8217;ozio non &#232; il contrario del lavoro: &#232; la condizione che permette al pensiero di allungare lo sguardo oltre l&#8217;urgenza della giornata.</span></p><p><strong><span>Hermann Hesse</span></strong><span> gli ha dedicato un libro intero, </span><em><span>L&#8217;arte dell&#8217;ozio</span></em><span> (</span><em><span>Die Kunst des M&#252;&#223;iggangs</span></em><span>, scritto nel 1904 e pubblicato postumo nel 1973): una raccolta di prose in cui contrappone la contemplazione all&#8217;efficientismo della vita moderna, convinto che senza pause la razionalit&#224; finisca per soffocare la spontaneit&#224;.</span></p><p><span>&#200; un argomento che nello studio professionale nessuno vuole sentire: il tempo vuoto non &#232; tempo sprecato. &#200; una condizione di lavoro, esattamente come lo sono la formazione, l&#8217;aggiornamento normativo, il confronto con un collega. Solo che nessuno lo mette in agenda, perch&#233; non produce nulla di misurabile nell&#8217;immediato e in uno studio tutto ci&#242; che non si fattura viene percepito come una perdita. Badate bene, stiamo parlando di ozio (pausa voluta e goduta) e non di pigrizia, cio&#232; mancanza di voglia, o di lentezza.</span></p><h3><strong><span>Il vuoto che pensava al posto nostro</span></strong></h3><p><span>Blaise Pascal, nei suoi Pensieri, scrive che tutta l&#8217;infelicit&#224; degli uomini deriva da una sola causa: non saper restare tranquilli in una stanza. Lo scriveva nel Seicento, prima ancora che esistesse il concetto di produttivit&#224; cos&#236; come lo intendiamo oggi. Eppure descrive con precisione chirurgica quello che accade in ogni studio professionale italiano: la fuga sistematica da ogni minuto non occupato.</span></p><p><span>C&#8217;&#232; stato un tempo, e non serve tornare troppo indietro, in cui la professione aveva spazi vuoti incorporati. Il treno per raggiungere il tribunale di un&#8217;altra citt&#224;, l&#8217;attesa in cancelleria, la sala d&#8217;aspetto prima di un&#8217;udienza, il tempo tra la chiusura di un bilancio e l&#8217;apertura del successivo. Erano vuoti non cercati, ma reali. Il commercialista pensava mentre aspettava. L&#8217;avvocato preparava l&#8217;arringa camminando, senza notifiche. Quei vuoti esisterebbero anche oggi, solo che lo </span><em><span>smartphone</span></em><span> riempire oramai ogni interstizio libero con messaggi, email, social, telefonate.</span></p><h3><strong><span>Cosa succede nel cervello quando smettiamo di fare</span></strong></h3><p><span>Qui la faccenda smette di essere filosofia e diventa neuroscienza. Un gruppo di ricercatori del Baylor College of Medicine, guidato da Eleonora Bartoli, ha pubblicato nel 2024 sulla rivista Brain uno studio che stimolava direttamente, con elettrodi impiantati, la default mode network: la rete cerebrale che si attiva proprio quando non stiamo facendo nulla di specifico, quando la mente vaga. Il risultato: interrompere quella rete riduce sensibilmente l&#8217;originalit&#224; delle risposte creative dei soggetti, senza intaccare la loro fluidit&#224; di pensiero. Tradotto: la mente che vaga non &#232; una mente inefficiente. &#200; una mente che lavora su un altro registro, quello da cui arrivano le soluzioni che il pensiero concentrato non trova mai.</span></p>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/lelogio-dellozio-anche-in-uno-studio">
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   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il Mondiale che "vale" mezzo punto di PIL: la più bella favola dell'economia (a cui conviene non credere troppo)]]></title><description><![CDATA[di Pietro Al&#242; e Antonello Cassone]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/il-mondiale-che-vale-mezzo-punto</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/il-mondiale-che-vale-mezzo-punto</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Wed, 22 Jul 2026 15:01:37 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/ec07aa88-1416-440b-a480-391924f3076f_5000x2750.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Ogni volta che una nazionale alza la coppa, puntuale come le cicale d&#8217;estate, torna lo studio che promette la crescita. Stavolta tocca alla Spagna campione del mondo 2026, e la tesi che gira sui social &#8212; impacchettata benissimo, va detto &#8212; suona cos&#236;: vincere il Mondiale non regala solo i 50 milioni di dollari del montepremi FIFA, ma un vero e proprio scatto del PIL, stimato in uno +0,48 per cento nei due trimestri successivi alla finale. Fonte citata: uno studio di M. Mello sull&#8217;Oxford Bulletin of Economics and Statistics. </p><p>Numeri seri, rivista seria. E allora perch&#233; un commercialista dovrebbe storcere il naso invece di stappare? Perch&#233; il diavolo, come sempre, sta nei trimestri. Partiamo da ci&#242; che &#232; vero, perch&#233; c&#8217;&#232; del vero. La distinzione pi&#249; intelligente del ragionamento &#232; quella tra ospitare e vincere. Organizzare i Mondiali, contrariamente alla vulgata, spesso non d&#224; spinta al PIL: a volte la toglie. Il caso di USA &#8216;94 &#232; da manuale &#8212; fino a 9,3 miliardi di dollari di perdite per le citt&#224; ospitanti, complice l&#8217;overinvestment in infrastrutture che poi restano vuote. Cattedrali nel deserto con l&#8217;erba sintetica. </p><p>Vincere, invece, sposta qualcosa di reale: pi&#249; visibilit&#224; internazionale, un effetto-traino sui prodotti-simbolo dell&#8217;export &#8212; olio, vino, moda, turismo &#8212; che sull&#8217;onda emotiva della vittoria diventano pi&#249; appetibili sui mercati globali. Fin qui la logica tiene. Il brand-Paese esiste, e una vetrina planetaria da un miliardo di spettatori non &#232; acqua. Ma &#232; proprio qui che scatta il &#8220;<em>gne gne</em>&#8221; necessario, quello che distingue l&#8217;analisi dall&#8217;entusiasmo. Primo: lo studio stesso, onestamente citato anche nel <em>post</em>, mette il timer. L&#8217;effetto dura tendenzialmente due trimestri. Poi svanisce. Tradotto in linguaggio da bilancio: non &#232; crescita strutturale, &#232; una posta straordinaria, un provento una tantum che gonfia il conto economico di un semestre e sparisce dal successivo. Chiunque abbia mai riclassificato un bilancio sa che la componente non ricorrente non si capitalizza e non si proietta. </p><p>Un&#8217;azienda che festeggiasse un incasso straordinario spacciandolo per nuovo fatturato ricorrente meriterebbe un richiamo dal revisore. Uno Stato che facesse lo stesso con mezzo punto di PIL da euforia calcistica meriterebbe lo stesso trattamento. Secondo, e pi&#249; insidioso: lo 0,48 per cento &#232; una correlazione, non una macchina distributrice. L&#8217;emotivit&#224;, dice il post con immagine felice, muove i numeri solo nel breve termine &#8212; esattamente come nei mercati finanziari. Verissimo, e proprio per questo pericoloso. </p>
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   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[PEX e start-up: la commercialità non si misura con il cronometro ]]></title><description><![CDATA[di Pierdante Colapietra]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/pex-e-start-up-la-commercialita-non</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/pex-e-start-up-la-commercialita-non</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Wed, 22 Jul 2026 10:03:19 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/4adf97ee-eec0-4de4-a0c8-6dbd40b7912b_4368x2912.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>La<em> participation exemption</em> non pu&#242; essere riconosciuta sulla base della sola intenzione di iniziare un&#8217;attivit&#224; economica. Tra il progetto imprenditoriale e l&#8217;impresa commerciale deve esistere qualcosa di concreto: un&#8217;organizzazione, investimenti, contratti, rischi assunti e attivit&#224; effettivamente riferibili alla societ&#224; partecipata.</p><p style="text-align: justify;">Il problema nasce quando questa struttura &#232; ancora in formazione. In quel momento, stabilire se l&#8217;impresa esista gi&#224; significa tracciare un confine inevitabilmente incerto tra preparazione e operativit&#224;.</p><p style="text-align: justify;">Su tale confine &#232; intervenuta la Cassazione con la sentenza n. 14530 del 16 maggio scorso, relativa alla cessione delle partecipazioni in una societ&#224; alla quale era stata conferita un&#8217;azienda alberghiera. Dopo il conferimento, per&#242;, l&#8217;azienda era stata concessa gratuitamente alla stessa societ&#224; conferente, che aveva continuato a gestire l&#8217;albergo. Le quote erano state vendute mentre il comodato era ancora in corso; soltanto successivamente la partecipata aveva assunto direttamente la gestione.</p><p style="text-align: justify;">La Corte ha negato la PEX perch&#233;, al momento della cessione, l&#8217;attivit&#224; commerciale non era ancora esercitata dalla partecipata e la fase preparatoria non poteva considerarsi completata. L&#8217;avvio successivo dell&#8217;attivit&#224; non era idoneo a produrre un effetto di &#8220;<em>trascinamento all&#8217;indietro</em>&#8221; della commercialit&#224;.</p><p style="text-align: justify;">Nel caso concreto, la conclusione appare condivisibile. La societ&#224; possedeva l&#8217;azienda, ma non la esercitava. Organizzazione, gestione e produzione dei ricavi restavano in capo alla cedente. La titolarit&#224; del complesso aziendale non bastava quindi a dimostrare che l&#8217;impresa fosse gi&#224; autonomamente riferibile alla partecipata.</p><p style="text-align: justify;">Pi&#249; discutibile &#232; trasformare questa conclusione in una regola prevalentemente cronologica, secondo cui la start-up assumerebbe rilievo ai fini PEX soltanto quando risulti gi&#224; ultimata al momento della vendita.</p><p style="text-align: justify;">La circolare n. 7/E del 2013 distingue la fase meramente preparatoria dall&#8217;esercizio dell&#8217;attivit&#224; commerciale, ma riconosce che alcune attivit&#224; iniziali possono assumere connotazione imprenditoriale, tenuto conto delle caratteristiche del settore e della concreta formazione dell&#8217;apparato organizzativo. La stessa prassi ammette inoltre un effetto di trascinamento della commercialit&#224; quando la preparazione sia seguita dall&#8217;effettivo esercizio dell&#8217;impresa.</p><p style="text-align: justify;">Pretendere, per&#242;, che la fase preparatoria sia sempre conclusa prima della cessione rischia di indebolire la stessa apertura riconosciuta alla start-up. Se l&#8217;impresa pu&#242; essere considerata commerciale soltanto quando ha completato la propria organizzazione ed &#232; ormai pronta a operare, le attivit&#224; preparatorie finiscono per assumere rilievo solo quando sono prossime a cessare di essere tali.</p><p style="text-align: justify;">La difficolt&#224; emerge confrontando la decisione del 2026 con l&#8217;ordinanza n. 14800 del 2025.</p><p style="text-align: justify;">In quel precedente, la societ&#224; partecipata non aveva ancora avviato l&#8217;attivit&#224; ricettiva al momento della cessione. Aveva per&#242; intrapreso la costruzione dell&#8217;immobile destinato a diventare un albergo. La Cassazione aveva riconosciuto la commercialit&#224; anche valorizzando il successivo completamento della struttura e l&#8217;effettivo avvio dell&#8217;attivit&#224;.</p><p style="text-align: justify;">Nel 2025, dunque, il futuro contribuiva a confermare il significato commerciale delle attivit&#224; gi&#224; svolte. Nel 2026, invece, l&#8217;avvio successivo dell&#8217;impresa viene considerato &#8220;<em>incapace di incidere sulla qualificazione della fase precedente</em>&#8221;.</p>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/pex-e-start-up-la-commercialita-non">
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   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L’efficienza può uccidere un’impresa più velocemente della crisi]]></title><description><![CDATA[di Andrea Tordini]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/lefficienza-puo-uccidere-unimpresa</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/lefficienza-puo-uccidere-unimpresa</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Tue, 21 Jul 2026 14:00:17 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/47089337-d87a-437d-a8cf-9e459f88bb2a_642x514.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span>Ci hanno insegnato che l&#8217;efficienza rappresenta il massimo obiettivo di ogni organizzazione. Ridurre gli sprechi, standardizzare i processi, aumentare la produttivit&#224;, comprimere i costi. Tutto corretto. Fino a un certo punto.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Esiste infatti un momento nel quale l&#8217;efficienza smette di essere un vantaggio competitivo e diventa il principale ostacolo alla sopravvivenza dell&#8217;impresa. La letteratura manageriale definisce questo fenomeno </span><em><strong><span>success trap</span></strong></em><span>, la &#8220;</span><em><span>trappola del successo</span></em><span>&#8221;. Le radici teoriche di questo fenomeno risalgono agli studi di James G. March, che nel 1991 formalizz&#242; la tensione tra </span><em><span>exploration</span></em><span> ed </span><em><span>exploitation</span></em><span>: </span><strong><span>le organizzazioni tendono a investire sempre pi&#249; risorse nello sfruttamento delle competenze che le hanno rese vincenti, trascurando l&#8217;esplorazione di nuove opportunit&#224;.</span></strong></p><h4 style="text-align: justify;"><strong><span>Quando il successo diventa una prigione</span></strong></h4><p style="text-align: justify;"><span>Ogni processo ottimizzato produce un beneficio immediato. Se una linea produttiva funziona perfettamente, se un modello commerciale genera margini elevati e se il mercato continua a premiare quell&#8217;offerta, ogni investimento tender&#224; naturalmente a rafforzare quel sistema.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Il problema pu&#242; nascere quando il mercato cambia. In quel momento, proprio l&#8217;organizzazione che ha costruito la propria forza sull&#8217;efficienza scopre di aver perso la capacit&#224; di cambiare. I processi sono troppo rigidi, gli incentivi premiano la continuit&#224;, gli investimenti sono vincolati alle attivit&#224; esistenti e ogni innovazione appare come una minaccia ai risultati economici consolidati.</span></p>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/lefficienza-puo-uccidere-unimpresa">
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   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Redditi record, praticanti in fuga: la professione di commercialista festeggia il portafoglio anche se c’è un evidente problema anagrafico]]></title><description><![CDATA[di Pietro Al&#242; e Antonello Cassone]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/redditi-record-praticanti-in-fuga</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/redditi-record-praticanti-in-fuga</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Mon, 20 Jul 2026 14:01:28 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/805069b5-5dad-4e95-8c52-ff102301dc8b_1672x941.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">C&#8217;&#232; un modo tutto italiano di leggere i numeri: si sceglie quello che sorride e lo si mette in cornice, mentre quello che <em>&#8220;piange&#8221;</em> lo si infila in fondo al comunicato. Il titolo del Rapporto 2026 sulla professione di commercialista, presentato il 16 luglio all&#8217;assemblea dei presidenti degli Ordini, riporta: reddito medio a 87.376 euro, +8,3 per cento, +7,3 per cento reale, per la prima volta sopra i livelli del 2007. Negli ultimi quattro anni il reddito &#232; cresciuto del 28,3 per cento contro un PIL al 19,5 per cento: la categoria corre pi&#249; veloce del Paese. Vero, verissimo, e sacrosanto rivendicarlo. Ma la festa dura giusto il tempo di girare pagina. </p><p style="text-align: justify;">Perch&#233; sotto quei numeri c&#8217;&#232; un dato che nessun brindisi riesce a coprire: la professione guadagna sempre di pi&#249;, per&#242; &#232; sempre meno capace di attrarre chi dovrebbe ereditarla. Guardiamo in faccia il convitato di pietra. Iscritti all&#8217;Albo a fine 2025: 119.050, in calo dello 0,8 per cento. Fin qui poco. Il vero segnale &#232; un altro, ed &#232; brutale: le nuove iscrizioni sono crollate del 27,3 per cento in un anno. Oltre un quarto in meno. Non &#232; un raffreddore, &#232; una tendenza strutturale. <em>Under 40</em> in diminuzione, <em>over 60</em> in aumento: l&#8217;et&#224; media sale, la base si assottiglia, la piramide si rovescia. &#200; l&#8217;immagine di una professione che invecchia mentre incassa, che monetizza il presente e svuota il futuro. E qui casca l&#8217;asino della narrazione ufficiale. Perch&#233; non basta esibire il +4,2 per cento dei praticanti come prova che &#8220;<em>quando la professione viene raccontata nella sua dimensione moderna, torna attrattiva&#8221;.</em> Con tutto il rispetto: si tratta di un uso disinvolto della statistica. Un anno di praticanti in risalita, dopo anni di emorragia, non inverte nulla se contemporaneamente le nuove iscrizioni all&#8217;Albo &#8212; cio&#232; chi il tirocinio lo ha finito e decide se restare &#8212; si dimezzano abbondantemente. Anzi, letti insieme i due dati raccontano una storia pi&#249; inquietante: c&#8217;&#232; ancora chi entra a fare pratica, ma sempre meno gente, alla fine del percorso, sceglie davvero di diventare commercialista. Il problema non &#232; il rubinetto d&#8217;ingresso. &#200; che il tubo perde alla fine.</p>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/redditi-record-praticanti-in-fuga">
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          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il 5% volontario di OpenAI]]></title><description><![CDATA[di Stefano Ricca]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/il-5-volontario-di-openai</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/il-5-volontario-di-openai</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Fri, 17 Jul 2026 14:02:46 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/5a4748a5-0072-44c5-ba94-dc1a5c519fd9_1672x941.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span>Il 2 luglio il Financial Times ha raccontato che OpenAI ha offerto al governo americano il 5 per cento di s&#233; stessa. Circa 42 miliardi di dollari, spontaneamente. Nessuna legge lo chiede, nessun giudice l&#8217;ha ordinato. Nel pacchetto c&#8217;&#232; l&#8217;invito agli altri laboratori, Anthropic, Google, Meta, a fare lo stesso, e un nome rassicurante: fondo sovrano, modello Alaska, dividendi ai cittadini come le </span><em><span>royalties </span></em><span>del petrolio. Sembra generosit&#224;. Sembra.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Per capire cosa sta succedendo bisogna fare un passo indietro di qualche secolo. Prima delle costituzioni, il sovrano prendeva i soldi quando voleva, quanto voleva, a chi voleva. I parlamenti nascono anche per questo: niente prelievi senza una legge votata da chi rappresenta chi paga. La nostra Costituzione lo scrive all&#8217;articolo 23: nessuna prestazione patrimoniale pu&#242; essere imposta se non in base alla legge. Quella americana riserva al Congresso il potere sulle entrate. La formula cambia, il principio no: &#232; la base comune di tutte le costituzioni nate contro il sovrano.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Ma la legge non protegge solo dall&#8217;arbitrio. Fa una cosa pi&#249; grande: parla per categorie, non per nomi. Nessuna norma tributaria dice </span><em><span>&#8220;tu paghi tot&#8221;</span></em><span>. Dice: chi ha questo reddito paga questa aliquota, chi realizza questo presupposto versa questa imposta. Chiunque. &#200; il motivo per cui nessuno pu&#242; negoziarsi un&#8217;aliquota personale, per quanto sia grande, potente o indispensabile. Davanti all&#8217;imposta il forte e il debole sono identici, e non &#232; una conseguenza: &#232; il progetto. L&#8217;obbligazione tributaria nasce dalla legge proprio per rendere irrilevante il rapporto di forza tra il singolo e lo Stato.</span></p>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/il-5-volontario-di-openai">
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          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Non decidere è una buona strategia?]]></title><description><![CDATA[di Mario Alberto Catarozzo]]></description><link>https://www.blastonline.it/p/non-decidere-e-una-buona-strategia</link><guid isPermaLink="false">https://www.blastonline.it/p/non-decidere-e-una-buona-strategia</guid><dc:creator><![CDATA[Blast]]></dc:creator><pubDate>Thu, 16 Jul 2026 15:02:28 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f624ec26-d55c-4f8d-81c0-214bd2b7e527_1672x941.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Dormiamoci su&#8221;, &#8220;ci penso e poi ti dico&#8221;, lasciamo passare un po&#8217; di tempo&#8221;. </em></p><p>Quante volte abbiamo sentito dire queste cose da chi avrebbe dovuto decidere e non lo ha fatto? E se quella persona siamo noi&#8230;allora la situazione ci tocca ancora pi&#249; da vicino. Procrastinare, evitare, ignorare: sono tutte strategie &#8211; che spesso diventano (brutte) abitudini &#8211; che rappresentano il modo di alcuni titolari per non prendere decisioni, n&#233; ora n&#233; mai. Le ragioni sono le pi&#249; disparate: paura, confusione, ansia, convinzione che tutto si risolva da s&#233;. Questo meccanismo, tuttavia, produce comunque un effetto anche quando non ce ne accorgiamo perch&#233; coperto dal silenzio e dall&#8217;inerzia. Anche il non decidere &#232; una decisione e produce conseguenze, &#232; bene ricordarlo. In uno studio professionale quel meccanismo riguarda tutti: titolari e collaboratori, professionisti e <em>staff.</em> Procrastinare, rinunciare, non scegliere: quali sono le reali conseguenze? Non decidere, in alcuni casi, pu&#242; sembrare prudenza ed effettivamente qualche volta lo &#232;. Qualche volta, per&#242;. Non sempre. Come dicevamo, &#232; comunque una decisione, solo che lasciamo che a decidere siano il caso, altri, il destino.</p><p>Le conseguenze spesso non si vedono subito, ma col tempo. Per esempio, il cliente decide di cambiare consulente perch&#233; si &#232; stancato di aspettare una risposta; il collaboratore che, dopo il terzo silenzio su una richiesta, smette di chiedere e comincia a guardarsi intorno; il socio che non sopporta pi&#249; l&#8217;immobilismo e decide di mettersi in proprio.</p><p>Ora provate a guardare cosa succede nel vostro studio: c&#8217;&#232; la risposta su una richiesta di aumento di stipendio rimandata da un trimestre, perch&#233; &#8220;<em>prima chiudiamo agosto&#8221; </em>e ad agosto diventa <em>&#8220;prima chiudiamo il bilancio&#8221;</em>&#8230;con il collaboratore che sta gi&#224; mandando i<em> cv</em> per trovare altro. C&#8217;&#232; il praticante che ha sbagliato un adempimento a marzo e non &#232; mai stato richiamato, n&#233; ripreso, n&#233; rassicurato, semplicemente ignorato, come se il problema si risolvesse da solo; a settembre lo sbaglio, puntuale, si ripete identico. C&#8217;&#232; l&#8217;investimento in un nuovo gestionale, preventivato a gennaio, approvato a voce in riunione, mai firmato: dorme in un cassetto insieme a tre preventivi ormai scaduti, mentre lo studio della porta accanto gi&#224; fattura i vantaggi di processi pi&#249; snelli. E c&#8217;&#232; il cliente che in studio sanno tutti che andrebbe lasciato andare &#8212; quello che paga in ritardo, tratta male chi risponde al telefono, chiama alle venti per un&#8217;urgenza che urgenza non &#232; mai stata &#8212; ma la parola definitiva non gliela dice nessuno, e intanto occupa ore che potrebbero andare a chi paga puntuale.</p><p>Il conto di questo non decidere arriva sempre. Arriva su tre fronti diversi, con un peso diverso ciascuno.</p>
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          <a href="https://www.blastonline.it/p/non-decidere-e-una-buona-strategia">
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          </a>
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   ]]></content:encoded></item></channel></rss>